Il Bitcoin Q-Day — il giorno in cui un computer quantistico riuscirà a violare le firme che proteggono la rete — non è ancora arrivato, ma la corsa a blindare Bitcoin prima del suo arrivo è già iniziata. Project Eleven, società di sicurezza post-quantum guidata dal CEO Alex Pruden, ha proposto un metodo per dimostrare la proprietà dei Bitcoin anche dopo un attacco quantistico, senza rivelare la chiave privata. La tecnica, sviluppata con il ricercatore Jim Posen, punta ai 7 milioni di BTC oggi considerati vulnerabili secondo le stime del settore. Se adottata a livello di protocollo, permetterebbe di recuperare l’accesso ai fondi legittimi senza dover attendere il completamento dell’upgrade della rete a firme quantum-resistant.
Il Traguardo: la Proposta per il Q-Day
Project Eleven ha pubblicato una proposta tecnica basata sul “signature lifting”, una tecnica originariamente proposta dai ricercatori Alon Sattath e Robert Wyborski. Il lavoro è stato sviluppato insieme a Jim Posen, lead maintainer del sistema open-source di zero-knowledge proof Binius. Secondo Pruden, il vero problema del cosiddetto “Q-Day” — il momento in cui un computer quantistico sarà in grado di violare la crittografia a curva ellittica che protegge le transazioni Bitcoin — non è solo proteggere i wallet, ma dimostrare chi ne è il legittimo proprietario una volta che le firme possono essere falsificate: “Come fai a dimostrare di possedere ancora un wallet dopo che un computer quantistico può falsificarne le firme?”.
Come Funziona
Il meccanismo sfrutta un’asimmetria informativa: anche un attaccante che, grazie a un computer quantistico, riesce a violare la chiave privata di un wallet non può risalire alla chiave parent (la chiave “madre” da cui derivano indirizzi e chiavi private, tipica dei wallet HD — Hierarchical Deterministic). Il proprietario legittimo, al contrario, può dimostrare di conoscere quella chiave parent senza mai rivelarla pubblicamente, attraverso una prova crittografica a conoscenza zero. È un po’ come dimostrare di conoscere la combinazione di una cassaforte senza mai digitarla davanti a un testimone: chi la conosce davvero supera la verifica, chi l’ha solo forzata dall’esterno no.
Chi ne Beneficia
La proposta si rivolge principalmente ai possessori di Bitcoin più vecchi, spesso custoditi in indirizzi che espongono la chiave pubblica on-chain (tipico di molti indirizzi legacy) e quindi più esposti a un eventuale attacco quantistico. Ne beneficerebbero anche gli exchange e i custodian istituzionali, chiamati a gestire migrazioni di massa verso indirizzi quantum-safe senza bloccare l’operatività. Per gli sviluppatori, la tecnica offre un tassello aggiuntivo — non alternativo — ai lavori in corso sul protocollo, utile soprattutto come rete di sicurezza nella fase di transizione.
Il Quadro Generale
La proposta di Project Eleven si inserisce in un anno di accelerazione sul tema quantum-safe per Bitcoin. A febbraio gli sviluppatori Bitcoin hanno fatto avanzare la BIP-360 — proposta di miglioramento del protocollo firmata dallo sviluppatore Hunter Beast — nella fase di revisione formale: introduce un nuovo tipo di output chiamato Pay-to-Merkle-Root (P2MR), che funziona come Pay-to-Taproot ma elimina lo spend key-path vulnerabile al quantum, sostituendolo con firme post-quantum FALCON o CRYSTALS-Dilithium. A marzo BTQ Technologies ha rilasciato un’implementazione funzionante su una testnet dedicata, Bitcoin Quantum. A giugno il quantum advisory council di Coinbase ha lanciato un avvertimento sui tempi stretti, mentre negli Stati Uniti sono stati firmati ordini esecutivi federali sul tema della sicurezza quantistica.
| Mese 2026 | Sviluppo | Attore |
|---|---|---|
| Gennaio | Chiusura Serie A da $20M (~$26M raccolti in 16 mesi) | Project Eleven / Castle Island Ventures |
| Febbraio | BIP-360 (P2MR) avanza in revisione formale | Hunter Beast / Bitcoin Core devs |
| Marzo | Prima implementazione funzionante su testnet dedicata | BTQ Technologies |
| Giugno | Avvertimento pubblico su tempi di migrazione | Coinbase quantum advisory council |
| Luglio | Proposta di prova di proprietà post-Q-Day (“signature lifting”) | Project Eleven |
Il progetto arriva pochi mesi dopo che BitGo aveva lanciato un proprio Quantum Risk Score per stimare l’esposizione dei wallet Bitcoin, e si affianca al più ampio dibattito sull’adozione istituzionale di Bitcoin da parte di banche e gestori patrimoniali, per i quali la resilienza quantistica è diventata un criterio di due diligence.
Sfide e Prossimi Passi
Project Eleven chiarisce che si tratta al momento di un prototipo non sottoposto ad audit: una prova di concetto che dimostra la fattibilità tecnica dell’approccio, non un prodotto pronto per l’uso. Per diventare operativa su scala, la soluzione richiederebbe un supporto a livello di protocollo Bitcoin, quindi un percorso di standardizzazione simile — e potenzialmente complementare — a quello di BIP-360. Restano aperti anche i tempi: la comunità è divisa tra chi vede il Q-Day come un rischio concreto entro pochi anni e chi lo considera ancora lontano, ma la finestra per far migrare volontariamente milioni di wallet resta la vera incognita operativa.
Conclusioni
La proposta di Project Eleven non risolve da sola il problema della sicurezza quantistica di Bitcoin, ma aggiunge uno strumento pratico per un momento specifico: il giorno dopo un ipotetico attacco, quando bisognerà distinguere i legittimi proprietari dagli attaccanti. Il tema si intreccia sempre più con la crescita dell’adozione istituzionale di Bitcoin, dove sicurezza a lungo termine e fiducia camminano insieme. BitcoinLive24 continuerà a seguire gli sviluppi su BIP-360 e sulle proposte concorrenti man mano che la revisione tecnica procede.
FAQ
Cos’è il “Q-Day” per Bitcoin?
È il momento, ancora ipotetico, in cui un computer quantistico sufficientemente potente riuscirebbe a violare la crittografia a curva ellittica che protegge le firme delle transazioni Bitcoin, permettendo in teoria di forgiare firme senza conoscere la chiave privata originale.
Cos’è il “signature lifting” proposto da Project Eleven?
È una tecnica crittografica a conoscenza zero che permette al vero proprietario di un wallet di dimostrare di conoscere la chiave parent da cui derivano le sue chiavi private, senza mai rivelarla: un attaccante quantistico che ha violato solo la firma non può replicare questa prova.
Quanti Bitcoin sono considerati a rischio quantistico?
Le stime del settore, incluse quelle citate da Project Eleven, parlano di circa 7 milioni di BTC custoditi in indirizzi che espongono la chiave pubblica on-chain e che quindi risulterebbero vulnerabili se i proprietari non migrano verso indirizzi quantum-safe.
Come si relaziona questa proposta a BIP-360?
BIP-360 agisce a livello di protocollo introducendo un nuovo tipo di output (Pay-to-Merkle-Root) con firme post-quantum; la proposta di Project Eleven affronta invece lo scenario successivo a un eventuale attacco, offrendo un modo per dimostrare la proprietà legittima dei fondi. Sono approcci complementari, non alternativi.
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Fonte: Decrypt, Project Eleven
