Satoshi Nakamoto Previde la Difesa Quantum di Bitcoin nel 2010

Satoshi Nakamoto e la difesa quantum di Bitcoin: il thread Bitcointalk 2010 su SHA-256

Il 16 luglio 2010 Satoshi Nakamoto rispose su Bitcointalk a un utente che dubitava della sicurezza del doppio SHA-256 di Bitcoin. Delineò lo stesso piano — un soft fork verso una nuova funzione hash — che oggi la comunità discute per difendersi dal quantum computing.

La risposta, riemersa questa settimana a sedici anni quasi esatti dalla pubblicazione originale, arriva mentre il protocollo BIP-360 introduce i primi indirizzi Bitcoin resistenti al calcolo quantistico. Il dibattito non è accademico: milioni di bitcoin restano oggi in formati che espongono la chiave pubblica sulla blockchain.

Il Dubbio di bdonlan sul Doppio SHA-256

Il 14 luglio 2010, alle 22:37 UTC, un utente del forum Bitcointalk con lo pseudonimo bdonlan aprì un thread intitolato “Hash() function not secure”. Sosteneva che la doppia applicazione di SHA-256 nella funzione Hash() di Bitcoin — invece di rafforzare la sicurezza come si potrebbe pensare — la indebolisse, esponendo l’attaccante solo allo strato esterno dell’hash.

Era un’obiezione tecnica legittima, posta appena un anno e mezzo dopo il lancio della rete, quando il protocollo era ancora nella sua forma più sperimentale. Il thread originale è tuttora consultabile nell’archivio del Satoshi Nakamoto Institute, che raccoglie e conserva i post storici di Nakamoto sul forum.

📱 Ricevi tutte le notizie Bitcoin direttamente sul tuo iPhone

Scarica BitcoinLive24 Gratis

La Risposta di Satoshi: Nessuna Fretta, ma un Piano Pronto

Satoshi Nakamoto rispose due giorni dopo, il 16 luglio 2010 alle 16:13 UTC, con una precisione ancora oggi citata negli ambienti tecnici Bitcoin. Secondo l’archivio del Satoshi Nakamoto Institute, scrisse testualmente: “SHA256 is not going to be broken by Moore’s law computational improvements in our lifetimes. If it’s going to get broken, it’ll be by some breakthrough cracking method.”

In italiano: “SHA-256 non verrà rotto dai miglioramenti computazionali previsti dalla legge di Moore nel corso della nostra vita. Se verrà rotto, sarà per via di un qualche metodo di attacco rivoluzionario”. Per rendere l’idea, paragonò la robustezza di SHA-256 al passaggio storico dagli spazi di indirizzamento a 32-bit a quelli a 64-bit: i computer esaurirono i 4 gigabyte disponibili a 32-bit, ma nessuno si aspetta di esaurire lo spazio a 64-bit in tempi brevi.

Nakamoto non si limitò a rassicurare: propose già allora la via d’uscita in caso di problemi futuri. Ancora dall’archivio del Satoshi Nakamoto Institute: “If we see a weakness in SHA256 coming gradually, we can transition to a new hash function after a certain block number. Everyone would have to upgrade their software by that block number.” (“Se vedessimo emergere gradualmente una debolezza in SHA-256, potremmo passare a una nuova funzione hash dopo un certo numero di blocco. Tutti dovrebbero aggiornare il proprio software entro quel blocco”).

In altre parole: un soft fork coordinato, con una scadenza precisa espressa in altezza di blocco. È esattamente l’impalcatura concettuale — aggiornamento collettivo del software entro una soglia definita — su cui poggia oggi il piano di migrazione post-quantum di Bitcoin.

Perché Quella Risposta Torna Attuale nel 2026

Il quantum computing minaccia Bitcoin su due fronti tecnicamente distinti. L’algoritmo di Shor attacca la crittografia a curva ellittica (ECDSA) usata per le firme digitali, non l’hashing: secondo quanto riportato da The Block, servirebbero diversi milioni di qubit fisici stabili per violare ECDSA.

L’algoritmo di Grover, invece, è quello rilevante per SHA-256 — il tema esatto discusso da bdonlan nel 2010 — e dimezza soltanto la sicurezza effettiva dell’hash (da 256 a circa 128 bit “equivalenti”). Anche in questo caso, secondo The Block, servirebbero centinaia di milioni di qubit, un ordine di grandezza lontanissimo dai processori quantistici reali.

Per contesto sullo stato dell’arte hardware, il chip Google Willow contava appena 105 qubit secondo i dati raccolti da The Block. Secondo le stime più recenti citate da Bitcoin.com News, che ha riportato per prima la riscoperta del thread del 2010, Google Quantum AI stima che servirebbero circa 500.000 qubit fisici per rendere concreta una minaccia reale a Bitcoin.

La finestra temporale di rischio è collocata tra il 2029 e il 2035: un orizzonte che rende il problema non urgente ma nemmeno ignorabile. È la stessa via di mezzo che Satoshi aveva già inquadrato nel 2010 — nessun allarmismo, ma un piano pronto per quando (o se) servirà.

Quanti Bitcoin Sono Davvero a Rischio

Circa 7 milioni di BTC — poco più del 35% della supply in circolazione secondo le stime riportate da Bitcoin.com News — si trovano oggi in indirizzi che hanno esposto pubblicamente la propria chiave pubblica sulla blockchain, la componente che un computer quantistico dovrebbe attaccare via algoritmo di Shor. Il rischio quantistico, quindi, non riguarda l’intera offerta di Bitcoin in modo uniforme, ma dipende dal formato dell’indirizzo.

Un sottoinsieme specifico di questo rischio riguarda direttamente Satoshi Nakamoto: secondo The Block, circa 1,1 milioni di BTC attribuiti al suo indirizzo originale sono ancora fermi in formato Pay-to-Public-Key (P2PK), il tipo di indirizzo più vecchio e più esposto in assoluto, perché mostra la chiave pubblica in chiaro fin dalla creazione.

Non è un caso isolato: già nel 2026 diversi attori del settore hanno iniziato a quantificare e mitigare questo rischio. BitGo (custode istituzionale di asset digitali) ha lanciato un Quantum Risk Score per la custodia Bitcoin proprio per classificare quali wallet istituzionali sono più esposti, mentre startup come Project Eleven (specializzata in crittografia post-quantum) lavorano a soluzioni di prova di proprietà post-quantum pensate per proteggere i fondi anche in scenari estremi.

BIP-360: il Piano di Satoshi, Sedici Anni Dopo

La proposta che oggi traduce in pratica l’idea abbozzata da Satoshi nel 2010 si chiama BIP-360 (“Pay-to-Merkle-Root”, P2MR), pubblicata l’11 febbraio 2026 e integrata nel repository ufficiale dei Bitcoin Improvement Proposal, come si può verificare direttamente nella specifica tecnica su bips.dev.

BIP-360 introduce un nuovo tipo di indirizzo, riconoscibile dal prefisso bc1z, che si comporta in modo simile agli attuali indirizzi Taproot (bc1p) ma con una differenza cruciale: non espone mai la chiave pubblica in fase di spesa diretta, perché si basa sulla radice di un Merkle tree invece che su una chiave ellittica esposta. Le funzioni hash, a differenza delle firme ECDSA, restano molto più resistenti agli attacchi quantistici — esattamente il punto su cui Satoshi aveva rassicurato bdonlan sedici anni fa.

BIP-360 non è ancora attivo sulla mainnet di Bitcoin: la specifica esiste, ma servirà un soft fork approvato dalla rete — con tanto di soglia di attivazione futura, la stessa logica “entro un certo numero di blocco” descritta da Satoshi — prima che gli indirizzi bc1z diventino operativi per gli utenti reali. Chi custodisce bitcoin in formati datati come il P2PK non ha ancora un percorso di migrazione obbligato, ma il tracciato concettuale è, di fatto, quello che Nakamoto aveva già scritto in un post da poche righe nel 2010.

Cosa Significa per gli Investitori

Gli indirizzi moderni (SegWit nativo bc1q, Taproot bc1p) espongono la chiave pubblica solo al momento della spesa, non prima: un livello di protezione superiore rispetto ai vecchi indirizzi P2PK o agli indirizzi riutilizzati più volte. Chi possiede bitcoin oggi dovrebbe verificare in che formato sono custoditi i propri fondi.

BitcoinLive24 ricorda che nessuna delle stime citate in questo articolo indica un rischio imminente — la finestra 2029-2035 resta una proiezione, non una scadenza certa. Ma la storia della risposta di Satoshi suggerisce che il momento per pianificare una migrazione ordinata è prima che il problema diventi urgente, non dopo.

ElementoCosa attaccaQubit stimati necessariFonte
Algoritmo di ShorFirme ECDSA (chiave pubblica esposta)Diversi milioniThe Block
Algoritmo di GroverHash SHA-256Centinaia di milioniThe Block
Google Willow (2024)105 qubit fisiciThe Block
Soglia minaccia stimata~500.000 qubit fisiciBitcoin.com News / Google Quantum AI

Conclusione

Il post di bdonlan e la risposta di Satoshi Nakamoto restano, a sedici anni di distanza, uno dei documenti più citati della prima ora di Bitcoin: non tanto per la certezza tecnica quanto per il metodo. Riconoscere un rischio futuro senza allarmismo, e predisporre un meccanismo di aggiornamento collettivo pronto all’uso quando (e se) servirà.

BIP-360 è la prova che quel metodo, non solo l’intuizione tecnica specifica, ha continuato a guidare lo sviluppo del protocollo ben oltre la presenza attiva del suo fondatore sul forum.

Per restare aggiornato su Bitcoin e sulle novità tecniche del protocollo, scarica l’app BitcoinLive24.

FAQ

Cosa chiese esattamente bdonlan a Satoshi Nakamoto nel 2010?
Bdonlan sostenne, in un thread su Bitcointalk del 14 luglio 2010, che il doppio hashing SHA-256 usato da Bitcoin indebolisse la sicurezza della rete invece di rafforzarla, esponendo un attaccante solo allo strato esterno dell’hash.

Cosa rispose Satoshi Nakamoto sulla sicurezza di SHA-256?
Il 16 luglio 2010 Satoshi rispose che SHA-256 non sarebbe stato rotto dai normali progressi computazionali, ma solo da un eventuale “metodo di attacco rivoluzionario” — e propose già allora un soft fork verso una nuova funzione hash come piano di riserva.

Il quantum computing può rompere Bitcoin oggi?
No. Servirebbero centinaia di milioni di qubit fisici stabili per attaccare SHA-256 tramite l’algoritmo di Grover, mentre i processori quantistici più avanzati disponibili nel 2026 restano nell’ordine delle centinaia di qubit.

Cos’è il BIP-360 e come si collega alla risposta di Satoshi del 2010?
Il BIP-360 è la proposta tecnica, pubblicata l’11 febbraio 2026, che introduce indirizzi Bitcoin (bc1z) capaci di nascondere la chiave pubblica: applica in pratica la stessa logica di soft fork con soglia di blocco che Satoshi aveva delineato sedici anni prima.

Quanti bitcoin sono oggi in formati vulnerabili al quantum computing?
Circa 7 milioni di BTC, pari a poco più del 35% della supply in circolazione, si trovano in indirizzi con chiave pubblica esposta, di cui circa 1,1 milioni riconducibili al portafoglio originale di Satoshi Nakamoto in formato P2PK.

📱 Segui Bitcoin in tempo reale con l'app gratuita BitcoinLive24

App Store · Google Play
Avatar photo

Redazione Bitcoinlive24

Contenuti prodotti dalla redazione di BitcoinLive24 con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale su fonti selezionate, con supervisione editoriale. Come lavoriamo: bitcoinlive24.com/news/politica-editoriale/

Lascia un commento

BitcoinLive24
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.