Satoshi Nakamoto: un Utente Revolut Brucia 5.000$ in Bitcoin

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Un utente della fintech Revolut ha inviato circa 5.000$ in Bitcoin (BTC) verso gli indirizzi storicamente attribuiti a Satoshi Nakamoto, il creatore pseudonimo di Bitcoin. La transazione, individuata dalla piattaforma di analisi on-chain Arkham Intelligence e riportata il 23 luglio 2026 da U.Today, comprende un invio finale da 0,033 BTC (circa 2.170$) preceduto da alcuni test di pochi centesimi. Poiché le chiavi private di questi indirizzi non risultano mai utilizzate dal 2009, i fondi sono ora tecnicamente irrecuperabili.

Cos’è il Cluster Patoshi Legato a Satoshi Nakamoto

Il “cluster Patoshi” è l’insieme di migliaia di indirizzi Bitcoin riconducibili al mining effettuato da Satoshi Nakamoto nei primissimi mesi della rete, identificati grazie a un pattern ricorrente nel modo in cui questi blocchi furono generati. Secondo i dati compilati da Arkham Intelligence, il cluster custodisce ancora oggi oltre 1,1 milioni di BTC, mai movimentati dal 2009. Tra questi rientra anche il celebre indirizzo del blocco Genesis, 1A1zP1eP5QGefi2DMPTfTL5SLmv7DivfNa, il primo mai creato nella storia di Bitcoin.

Come si è Svolta la Transazione da Revolut

L’operazione è partita da un hot wallet condiviso di Revolut, l’infrastruttura che l’app fintech usa per gestire gli ordini in criptovalute di milioni di clienti. Questo significa che l’identità del singolo utente resta nascosta nella massa, poiché sulla blockchain compare solo l’indirizzo aggregato della piattaforma, non quello del cliente specifico. Su Arkham la sequenza appare pianificata: prima alcuni invii di pochi centesimi, quasi a “testare” l’indirizzo, poi il trasferimento finale da 0,033 BTC.

Non è la Prima Volta: la Storia dei “Tributi” a Satoshi

Ricevere fondi non richiesti non è una novità per i wallet di Satoshi Nakamoto. Episodi simili, con importi anche molto più elevati, si sono già verificati negli anni recenti, come mostra la tabella seguente basata sui dati riportati da Arkham Intelligence e dalla stampa di settore.

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DataImporto inviatoDettaglio
20241,2 milioni $Trasferimento singolo più ingente mai registrato verso il cluster
Febbraio 2026150.000$Secondo invio rilevante in pochi mesi
23 luglio 20265.000$Da hot wallet condiviso Revolut, in tranche successive

Perché Inviare Bitcoin a Questi Indirizzi Equivale a Bruciarli

Chi invia BTC verso un indirizzo di cui nessuno controlla più la chiave privata compie, di fatto, un’operazione irreversibile: quei bitcoin restano visibili sulla blockchain ma non potranno mai più essere spesi. Gli analisti citati da Cryptonews.net descrivono l’accaduto come funzionalmente equivalente a un “burn”, lo stesso meccanismo usato volontariamente da alcuni protocolli per ridurre l’offerta in circolazione. Le ipotesi sul perché qualcuno lo faccia volontariamente restano tre: un errore di battitura nell’indirizzo, un gesto simbolico di omaggio al creatore di Bitcoin, oppure un tentativo di ottenere visibilità mediatica.

Come gli Analisti On-Chain Individuano Questi Movimenti

Piattaforme come Arkham Intelligence assegnano ogni indirizzo Bitcoin a una “entità” (una persona, un’azienda o un servizio) incrociando pattern comportamentali, orari delle transazioni e collegamenti con altri indirizzi già identificati. Il cluster Patoshi viene riconosciuto proprio grazie a una caratteristica tecnica del 2009: il modo in cui il campo “extraNonce” dei blocchi minati veniva incrementato, una firma statistica scoperta dai ricercatori anni dopo e da allora usata per attribuire con alta probabilità quegli indirizzi a Satoshi Nakamoto. Lo stesso tipo di analisi consente di vedere, in tempo quasi reale, quando un wallet come quello condiviso di Revolut invia fondi verso un indirizzo monitorato, anche se l’utente finale resta anonimo.

Cosa Significa per gli Investitori

Dal punto di vista tecnico l’episodio non altera in alcun modo l’offerta circolante utile agli scambi, dato che i bitcoin del cluster Patoshi sono considerati dagli analisti on-chain già “fuori mercato” da anni. Resta però un promemoria pratico su un rischio molto concreto per chiunque utilizzi Bitcoin: un errore nella verifica dell’indirizzo di destinazione, specialmente su wallet condivisi come quelli di alcune app fintech, può costare l’intera somma inviata, senza possibilità di recupero né tramite l’exchange né tramite la rete.

Per chi effettua trasferimenti importanti, la prassi più prudente resta quella adottata — forse non consapevolmente — anche in questo caso: inviare prima una piccola somma di prova e attendere la conferma sulla blockchain prima di trasferire l’importo completo. Verificare ogni singolo carattere dell’indirizzo di destinazione, magari copiandolo tramite QR code invece che a mano, riduce ulteriormente il rischio di errori che, su Bitcoin, non ammettono correzioni successive.

Conclusione

Al momento della stesura non è stato possibile confermare se si sia trattato di un errore umano o di un gesto intenzionale, e Revolut non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’episodio. Ciò che è certo, secondo i dati on-chain, è che il patrimonio dormiente attribuito a Satoshi Nakamoto continua silenziosamente a crescere, un bitcoin alla volta, ogni volta che qualcuno decide — per sbaglio o per tributo — di inviare fondi verso un indirizzo che nessuno potrà mai più sbloccare.

FAQ

Perché i Bitcoin inviati a Satoshi Nakamoto sono persi per sempre?

Perché le chiavi private associate agli indirizzi del cluster Patoshi non risultano mai state utilizzate dal 2009: senza quella chiave nessuno può firmare una transazione in uscita, quindi i fondi restano visibili ma bloccati per sempre.

Chi ha inviato i 5.000$ in Bitcoin a Satoshi Nakamoto?

Un cliente anonimo di Revolut, la cui identità resta nascosta perché la transazione è partita dall’hot wallet condiviso della piattaforma, usato per milioni di utenti contemporaneamente.

Quanti Bitcoin possiede il cluster Patoshi attribuito a Satoshi Nakamoto?

Secondo i dati compilati da Arkham Intelligence il cluster custodisce oltre 1,1 milioni di BTC, fermi dal 2009 e mai più movimentati in uscita.

Era già successo che qualcuno inviasse Bitcoin a Satoshi Nakamoto?

Sì: episodi simili sono stati documentati nel 2024, con un invio da 1,2 milioni di dollari, e a febbraio 2026, con un trasferimento da 150.000$.

Cosa rischia chi sbaglia a digitare un indirizzo Bitcoin?

Rischia di perdere l’intera somma inviata: a differenza di un bonifico bancario, una transazione Bitcoin confermata sulla blockchain non può essere annullata né rimborsata da nessuna autorità centrale.

Per restare aggiornato su queste e altre notizie da BitcoinLive24, leggi anche la storia di James Howells e i bitcoin sepolti in discarica da 12 anni e la battaglia legale in corso per i bitcoin di Satoshi. Scarica l’app di BitcoinLive24 per ricevere le notizie in tempo reale.

Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.

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Redazione Bitcoinlive24

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