Un server ospitato su Digital Ocean, una pagina web e un gatto disegnato con i caratteri del testo (ASCII art). Il prezzo: 100 satoshi. Con quella cifra, dieci anni fa, un team di sviluppatori mostrò che un pagamento Lightning poteva funzionare davvero, dalla fattura alla consegna. Il racconto di Rusty Russell su Blockstream è datato 5 ottobre 2016, e Bitcoin Magazine ne scrisse due giorni dopo: è la storia del primo test end-to-end di un pagamento Lightning su testnet, come lo definì Blockstream.
Un gatto in ASCII per 100 satoshi
La scena, secondo Russell, comincia con la dimostrazione della versione 0.5 del prototipo C di Lightning, un sistema di micropagamenti a cui lavoravano lui e Christian Decker, entrambi sviluppatori di Blockstream. Lightning è un protocollo costruito sopra Bitcoin (un cosiddetto secondo livello) per fare molti pagamenti piccoli fuori dalla blockchain principale. Per metterlo alla prova, il team aveva allestito un server web che generava fatture (invoice) per pagamenti in bitcoin di test e, in cambio, offriva «un gatto, o almeno un’immagine ASCII di un gatto».
Decker aprì un canale di pagamento con il server usando 0,01 bitcoin di test. L’apertura fu registrata nel blocco di testnet numero 928335, spiega il blog. Dopo una sola conferma pagò la fattura con un trasferimento da 100 satoshi (un satoshi è un cento-milionesimo di bitcoin), aprì il link e trovò la sorpresa: non un gatto, ma due. Poi avviò un secondo nodo, lo collegò al primo e comprò una seconda copia dell’immagine passando attraverso il nodo precedente.
Cosa succedeva dietro le quinte
Il blog Blockstream descrive anche l’impianto, ed è molto semplice. Un server su Digital Ocean faceva girare Apache (il software del sito web), bitcoind (il nodo Bitcoin) e lightningd (il nodo Lightning). Quando un utente visitava la pagina, uno script CGI chiamava il comando lightning-cli invoice 100000 per creare la fattura e la mostrava a schermo. L’utente apriva un link univoco e, se lightning-cli listinvoice risultava pagata, lo script restituiva l’immagine.
Russell non nasconde la semplicità dell’esperimento: la clip allegata al post è presentata come un breve video la cui «bassa qualità di produzione si abbina all’arte ASCII». Ma il blog rivendica un risultato preciso: questo è il primo test end-to-end di una rete di micropagamenti Lightning, con fattura, pagamento su più salti (multi-hop) e consegna del bene.
Dalla mappa alla strada
Il blog usa un’analogia per distinguere l’esperimento da un altro esperimento recente, la simulazione di ACINQ dell’algoritmo di instradamento Flare. Il lavoro di ACINQ, scrive Russell, mostra come disegnare una mappa stradale per andare da A a B in modo efficiente; il test di Blockstream, invece, fa percorrere davvero quella strada. Bitcoin Magazine riporta che solo la settimana precedente BitFury, Lightning Labs e ACINQ avevano annunciato un test riuscito di Flare, e che uno sviluppatore di Lightning Labs aveva già completato transazioni Lightning verso se stesso.
A Bitcoin Magazine, Decker disse: «È una grande tappa per noi. È la prima volta che abbiamo un canale configurato su una vera blockchain, con latenze e frequenza dei blocchi reali, ed è la prima transazione multi-hop, in cui il pagamento per un bene digitale passa da un nodo a un altro attraverso un terzo nodo». Russell aggiunse che unire i pezzi del protocollo non era la parte difficile, dopo oltre un anno di lavoro: la novità era fare da vero venditore, con un vero acquirente, e con l’infrastruttura per emettere fatture e verificarne il pagamento.
Testnet, SegWit e un cantiere ancora aperto
Il test si svolse su testnet, la rete di prova di Bitcoin dove i bitcoin non hanno valore. Secondo Bitcoin Magazine, su testnet era già attivo SegWit (Segregated Witness, l’aggiornamento che separa le firme dai dati delle transazioni), richiesto perché Lightning funzioni in modo sicuro e senza fiducia. Russell spiegò che il passaggio dalla testnet alla rete vera, a livello di codice, è «banale»; la differenza è che gli errori sulla rete reale costano denaro vero.
Il processo era ancora largamente manuale: gli utenti dovevano aprire a mano le connessioni verso gli indirizzi IP degli altri nodi. Decker aveva scritto una patch per far annunciare ai nodi i propri contatti, e l’instradamento di Blockstream richiedeva di conoscere ogni connessione, soluzione che Russell definì funzionale «per ora», con progetti più ambiziosi come Flare all’orizzonte. Anche il routing a cipolla (onion routing), per più privacy, era in lavorazione. Per arrivare sulla rete principale servivano, secondo i due sviluppatori, l’attivazione di SegWit, la correzione dei bug di lightningd e una maggiore robustezza contro gli errori di configurazione.
Nel blog, Russell racconta che il test aveva fatto emergere alcuni bug in casi limite e qualche vecchia annotazione FIXME da sistemare, oltre a rendere lightningd più robusto contro le configurazioni sbagliate. Restavano da limare alcuni spigoli e scrivere documentazione prima della versione 0.5, per poi costruire librerie che permettessero agli sviluppatori web di «giocare» con i propri negozi di immagini di gatti.
Una settimana che racchiude un’epoca
Il contesto ricostruito da Bitcoin Magazine mostra un ecosistema ancora in fase di nascita. Lo stesso articolo cita anche Blockchain (la società) e la sua rete Thunder, che aveva eseguito transazioni in stile Lightning su una versione alpha, che però, riferisce Bitcoin Magazine, non erano ancora trustless né sicure. Nel fine settimana successivo, a Milano, il workshop Scaling Bitcoin avrebbe riunito gli sviluppatori e, nei giorni seguenti, le squadre dei vari progetti Lightning si sarebbero incontrate per discutere la compatibilità tra le implementazioni.
Russell si aspettava che quasi tutti gli implementatori partecipassero, con l’eccezione di Mats Jerratsch di Thunder, e prevedeva di dover rivedere parte del protocollo di Blockstream in base alle decisioni comuni, per arrivare a una specifica interoperabile. Decker chiuse con l’obiettivo di costruire «un piccolo ecosistema su testnet» e dare agli sviluppatori un po’ di esperienza pratica prima della rete principale.
La tabella riassume le date citate nelle fonti.
| Quando | Cosa | Fonte |
|---|---|---|
| Settimana precedente al 7 ottobre 2016 | Test di Flare di BitFury, Lightning Labs e ACINQ | Bitcoin Magazine |
| 5 ottobre 2016 | Post di Russell: Decker compra il gatto con 100 satoshi | Blog Blockstream |
| 7 ottobre 2016 | Bitcoin Magazine racconta la prima transazione su testnet | Bitcoin Magazine |
| Weekend successivo | Scaling Bitcoin a Milano, poi incontro sull’interoperabilità | Bitcoin Magazine |
Cosa ci insegna questa storia
Dieci anni dopo, i numeri sono di un altro ordine di grandezza. Secondo le statistiche pubbliche di mempool.space, il dato più recente disponibile, datato 30 agosto 2026, contava oltre 16.000 nodi e oltre 32.600 canali Lightning, per una capacità complessiva di circa 3.790 bitcoin. Sono valori arrotondati: mempool.space li ricalcola nel tempo e il link può mostrare cifre leggermente diverse.
La lezione, più che nei numeri, sta nel metodo. A nostro avviso il primo test ha scelto un oggetto banale, un’immagine, per mettere alla prova la catena completa: fattura, canale, instradamento, consegna. Lo spiegò Russell a Bitcoin Magazine: «Non stiamo solo mandando denaro da punto a punto», perché servivano fatture, un venditore e la verifica del pagamento. Era una prova di utilizzo reale, non solo di trasmissione di valore.
Il quadro più ampio
Lightning continua a essere un terreno di lavoro attivo, anche sul fronte della sicurezza. Ne abbiamo scritto in Core Lightning Avverte: Attacchi ai Nodi Non Aggiornati, nel racconto delle due falle DoS corrette in Eclair e in USDT Torna su Bitcoin: Utexo Punta al Lancio a Ottobre, dove il supporto a Lightning è atteso dopo il lancio iniziale.
Dal gatto in ASCII del 2016, la rete oggi è un pezzo di infrastruttura che continua a richiedere aggiornamenti, test e responsabilità degli operatori. Scarica l’app BitcoinLive24 per seguire le notizie su Bitcoin in tempo reale: bitcoinlive24.com.
Domande frequenti sul primo pagamento Lightning
Cosa fu il primo test end-to-end di Lightning su testnet?
Secondo Blockstream fu l’acquisto di un’immagine ASCII di un gatto da parte di Christian Decker, pagata 100 satoshi di test su un server Blockstream, secondo il post di Rusty Russell del 5 ottobre 2016.
Chi lo realizzò?
Lo realizzarono gli sviluppatori di Blockstream Rusty Russell e Christian Decker, con la versione 0.5 del loro prototipo lightningd, come riportato da Bitcoin Magazine il 7 ottobre 2016.
Perché fu fatto su testnet e non su Bitcoin?
Perché la testnet è una rete di prova dove gli errori non costano denaro reale, e secondo Bitcoin Magazine aveva già SegWit, necessario per far funzionare Lightning in modo sicuro.
Quanto è grande oggi la rete Lightning?
Al 30 agosto 2026, ultimo dato disponibile su mempool.space, contava oltre 16.000 nodi, oltre 32.600 canali e circa 3.790 bitcoin di capacità.
