Difficulty Bitcoin -5%: Armstrong Frena i Timori sul Mining AI

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Il 20 luglio 2026 il CEO di Coinbase Brian Armstrong ha risposto su X ai timori secondo cui i miner in fuga verso i contratti di intelligenza artificiale (AI) minaccerebbero il prezzo di Bitcoin. Armstrong ha ricordato che il protocollo Bitcoin adegua automaticamente la difficulty (la difficoltà di mining) ogni 2.016 blocchi, circa due settimane, per mantenere costante il ritmo di produzione dei blocchi indipendentemente da quanta potenza di calcolo (hash power) resta collegata alla rete. La replica arriva lo stesso giorno in cui BitcoinLive24 ha raccontato le preoccupazioni opposte sollevate dall’investitore Chamath Palihapitiya su liquidità ed energia.

Il contesto: il botta e risposta tra Armstrong e Palihapitiya

Chamath Palihapitiya, investitore miliardario ed ex dirigente Facebook, aveva indicato due problemi per i rialzisti di Bitcoin: il deflusso di liquidità speculativa e la migrazione dell’energia mineraria verso i data center di intelligenza artificiale. Brian Armstrong ha risposto pubblicamente su X, definendo il primo punto «temporaneo» (temporary) e il secondo «più duraturo» (more durable), prima di respingere però la conclusione complessiva. Nel suo post su X, Armstrong ha scritto che «l’hash power o l’energia destinata al mining di Bitcoin non ne determina il prezzo», perché «la difficulty della rete si adegua se i miner vanno offline, per mantenere lo stesso ritmo di produzione dei blocchi». Il botta e risposta riflette un dibattito più ampio nel settore: con i margini del mining Bitcoin compressi in alcune fasi di mercato, diversi operatori negli Stati Uniti hanno già riconvertito parte dei propri data center verso contratti di elaborazione per l’intelligenza artificiale, ritenuti più redditizi nel breve periodo.

Come funziona il difficulty adjustment di Bitcoin

Il protocollo Bitcoin ricalcola automaticamente la difficulty ogni 2.016 blocchi, un intervallo che corrisponde in media a circa due settimane. L’obiettivo del meccanismo è mantenere un tempo medio di circa 10 minuti tra un blocco e l’altro, indipendentemente dal numero di ASIC (i computer specializzati per il mining) attivi in un dato momento. Se molti miner abbandonano la rete e l’hash power complessivo scende, la difficulty si abbassa al ricalcolo successivo, rendendo più semplice trovare un blocco valido per chi resta collegato.

È proprio questo meccanismo di autoregolazione a cui fa riferimento Armstrong per sostenere che la sicurezza e il funzionamento di Bitcoin non dipendono da un livello costante di hash power, ma si adattano a chi effettivamente partecipa al mining in un determinato momento.

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I numeri del calo: difficulty, hashrate e hashprice

L’11 luglio 2026 la difficulty di Bitcoin è scesa del 5% a 127,17 trilioni, dopo che l’hashrate (la potenza di calcolo complessiva della rete) era calato del 7,9% in dieci giorni fino a 908 EH/s (exahash al secondo), secondo quanto riportato da Bitcoin.com News. Il ricalcolo ha fatto salire l’hashprice — una misura dei ricavi dei miner per unità di potenza di calcolo, indicatore tracciato tra gli altri da piattaforme come Hashrate Index — del 12,5% a 31,1$ per PH/s (petahash al secondo), un livello comunque ancora del 37,2% sotto il picco toccato a ottobre 2025.

MetricaValore (11 luglio 2026)Variazione
Difficulty127,17 trilioni-5%
Hashrate908 EH/s-7,9% in 10 giorni
Hashprice31,1$ per PH/s+12,5% (-37,2% da ottobre 2025)

Il sondaggio di Armstrong: la community divisa sul bottom

Lo stesso Armstrong aveva lanciato un sondaggio sul suo profilo X il 14 luglio 2026, chiedendo alla community se il mercato avesse già toccato il fondo del ciclo ribassista. Su circa 27.000 risposte, il 56,3% ha negato che il bottom fosse già stato raggiunto, secondo i dati riportati da Bitcoin.com News. Il risultato mostra un sentiment ancora diviso, in un momento in cui l’attenzione della community si sposta dal prezzo di Bitcoin alla tenuta strutturale della rete di mining, un tema che si intreccia anche con il dibattito parallelo sul soft fork BIP-110.

Cosa significa per gli investitori

Il confronto tra Armstrong e Palihapitiya mette a fuoco due letture diverse dello stesso fenomeno: da un lato l’impatto della migrazione dei miner verso l’intelligenza artificiale sulla percezione di sicurezza di Bitcoin, dall’altro la capacità del protocollo di autoregolarsi tramite il difficulty adjustment. I dati su hashrate e hashprice confermano che il calo di potenza di calcolo è reale, ma la rete ha continuato a produrre blocchi al ritmo previsto grazie al ricalcolo della difficulty. Per chi segue BitcoinLive24, il tema resta più strutturale che di breve periodo: non riguarda un singolo movimento di prezzo, ma l’equilibrio economico tra mining Bitcoin e calcolo per l’intelligenza artificiale nei prossimi mesi. Un ulteriore calo di hashrate, se non compensato da nuovi ricalcoli di difficulty, potrebbe tradursi in tempi di conferma dei blocchi più lunghi nel breve periodo, anche se storicamente il protocollo ha sempre riportato l’intervallo medio vicino ai 10 minuti entro un paio di cicli di ricalcolo.

Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria: ogni valutazione va fatta autonomamente o con un professionista, considerando l’elevata volatilità di Bitcoin. Per restare aggiornati in tempo reale su prezzi e notizie, è possibile scaricare l’app di BitcoinLive24.

Domande frequenti

L’hash power di Bitcoin influenza il prezzo?

Secondo Brian Armstrong, no: il difficulty adjustment del protocollo compensa automaticamente le variazioni di hash power, per cui un calo della potenza di calcolo non implica di per sé un calo del prezzo di Bitcoin.

Cos’è il difficulty adjustment di Bitcoin?

È il meccanismo con cui il protocollo Bitcoin ricalcola ogni 2.016 blocchi, circa due settimane, la difficoltà di mining, per mantenere costante a circa 10 minuti il tempo medio tra un blocco e l’altro indipendentemente da quanta potenza di calcolo è collegata alla rete.

Perché alcuni miner Bitcoin stanno passando all’intelligenza artificiale?

Perché i contratti di elaborazione per l’intelligenza artificiale possono offrire ricavi più stabili rispetto al mining di Bitcoin in alcune fasi di mercato, spingendo gli operatori a riconvertire l’infrastruttura energetica e di raffreddamento verso i data center AI.

Cos’è l’hashprice?

È una metrica che misura i ricavi dei miner Bitcoin per unità di potenza di calcolo, in genere espressa per petahash al secondo: sale quando il rapporto tra ricompense di mining e difficulty migliora per chi resta collegato alla rete.

Bitcoin ha toccato il fondo del mercato ribassista?

Non c’è consenso: il sondaggio lanciato da Brian Armstrong il 14 luglio 2026 mostra che il 56,3% di circa 27.000 rispondenti ritiene che il bottom non sia stato ancora raggiunto, segno di un sentiment di mercato ancora diviso.

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Trevis

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