La Consumer Federation of America ha stimato il 28 luglio 2026 che nel 2025 gli americani abbiano perso 80,7 miliardi di dollari in truffe legate alle criptovalute. La cifra ha fatto il giro delle testate di settore nel giro di poche ore. Ma non e’ una misurazione: e’ il risultato di una moltiplicazione, e la stessa organizzazione che l’ha pubblicata spiega apertamente da dove arriva il fattore usato per ottenerla.
Su BitcoinLive24 abbiamo ricostruito il calcolo partendo dai documenti originali. Il risultato non smonta la stima, ma cambia il modo in cui andrebbe letta.
Come si ottengono 80,7 miliardi partendo da 11,37
Il punto di partenza e’ un dato solido e verificabile: l’Internet Crime Report 2025 dell’FBI, pubblicato dall’Internet Crime Complaint Center (IC3, il centro federale che raccoglie le denunce di crimini informatici). Il rapporto conta 1.008.597 denunce e 20,877 miliardi di dollari di perdite dichiarate nel 2025, con un incremento del 26% sull’anno precedente e una perdita media di 20.699 dollari per denuncia.
Di quei 20,877 miliardi, circa 11,37 miliardi riguardano denunce con un nesso in criptovalute: poco piu’ della meta’ del totale. Anche questo e’ un dato pubblicato dall’FBI, che dedica alla serie “IC3 Complaints with Cryptocurrency Nexus” un grafico con lo storico dal 2017. Su questa base la Consumer Federation of America applica un moltiplicatore di 7,1 e ottiene 80,7 miliardi. Lo stesso fattore, applicato all’intero dato IC3, produce la stima complessiva di 148,2 miliardi di dollari di perdite da truffe online, pari a circa 1.009 dollari per famiglia americana e in crescita del 25,8% sul 2024.
“Questo aggiornamento mostra che la tendenza preoccupante di perdite da truffe in rapida crescita continua, mentre alle aziende tecnologiche viene troppo spesso permesso di sottrarsi alle proprie responsabilita’”, ha dichiarato Ben Winters, Director of AI and Privacy della Consumer Federation of America.
Il moltiplicatore nasce da un sondaggio del 2017
Il numero 7,1 non e’ una stima del settore crypto. Deriva da “Financial Fraud in the United States, 2017”, uno studio del Bureau of Justice Statistics (l’ufficio statistico del Dipartimento di Giustizia americano) pubblicato nell’aprile 2021 e basato su un campione rappresentativo di 51.200 adulti. Il dato chiave: circa il 14% delle vittime di frode finanziaria ha denunciato l’episodio alla polizia. Se solo 14 casi su 100 emergono, il totale reale e’ circa 7,1 volte quello denunciato.
La CFA e’ esplicita su cosa sta assumendo. Nel rapporto metodologico “The Scam Economy” — pubblicato a marzo 2026 sui dati 2024, e di cui il comunicato di luglio e’ l’aggiornamento al 2025 — scrive di applicare “lo stesso tasso di denuncia complessivo del 14 percento (un moltiplicatore di sotto-denuncia di 7,1x) alle perdite in dollari”, precisando che cio’ “assume che il tasso di denuncia degli episodi sia uguale al tasso di denuncia delle perdite in dollari, un’assunzione che vogliamo rendere trasparente”.
Il rapporto stesso aggiunge poi l’avvertenza piu’ rilevante: il 14% misura episodi denunciati, non la quota di dollari denunciati. Chi perde somme molto grandi, scrive la CFA, “potrebbe avere maggiori probabilita’” di denunciare rispetto a chi ne perde poche. Se fosse cosi’, il moltiplicatore corretto sulle cifre sarebbe piu’ basso di 7,1.
Cambiando il moltiplicatore, la stima si muove di un ordine di grandezza
Nel proprio rapporto la CFA mette a confronto diverse ricerche sui tassi di denuncia. Applicando ciascuna agli stessi 11,37 miliardi di perdite crypto dichiarate all’FBI, il risultato cambia radicalmente. I moltiplicatori 7,1x, 8,3-10x e 20-25x sono citati direttamente dalla CFA; la conversione del tasso IPX1031 e tutte le stime nell’ultima colonna sono un calcolo della redazione di BitcoinLive24.
| Fonte del tasso di denuncia | Anno | Tasso | Moltiplicatore | Perdite crypto 2025 stimate |
|---|---|---|---|---|
| Sondaggio IPX1031 (non comparabile: include banche e servizio clienti, non solo la polizia) | 2024 | 43% | 2,3x | ~26 miliardi $ |
| Bureau of Justice Statistics (scelta CFA) | 2017 | 14% | 7,1x | 80,7 miliardi $ |
| Donna Gregory, storica responsabile IC3 | 2018 | 10-12% | 8,3-10x | 94-114 miliardi $ |
| Altre analisi citate nel rapporto CFA | 2018 | 4-5% | 20-25x | 227-284 miliardi $ |
La prima riga va letta con attenzione, ed e’ la CFA stessa a spiegare perche’: il 43% di IPX1031 “riflette probabilmente i primi contatti con varie autorita’ (compresi il servizio clienti, le banche o le agenzie per i consumatori) piuttosto che denunce formali alla polizia”. Misura una cosa diversa, e per questo il rapporto la esclude dalla scelta.
Restringendo il campo agli studi che misurano davvero le denunce alle forze dell’ordine — le altre tre righe — la CFA ha adottato quello con il tasso piu’ alto, e quindi il moltiplicatore piu’ basso. Il rapporto lo dichiara nella nota metodologica sulla scelta della base di calcolo: il suo approccio resta conservativo “nel senso che adottiamo deliberatamente il tasso di denuncia BJS piu’ alto (14%), che produce il moltiplicatore piu’ piccolo”, dove “conservativo” significa “ancorare le assunzioni al limite inferiore della ricerca credibile per evitare di gonfiare i risultati”. Chi rilancia gli 80,7 miliardi come cifra spaventosa e chi la considera gonfiata stanno entrambi leggendo male lo stesso documento: e’ un limite inferiore ragionato, non una misura.
Il secondo problema: “crypto” non significa Bitcoin
C’e’ una seconda imprecisione che riguarda da vicino i lettori di questo sito. La categoria usata dall’FBI e’ “cryptocurrency” come tipo di transazione, elencata accanto a bonifico, carta di debito o credito, trasferimento peer-to-peer, carta prepagata o regalo, assegno e contanti. Non e’ una categoria “Bitcoin”: comprende indistintamente stablecoin, altcoin e trasferimenti su qualunque rete, e il rapporto non disaggrega per singolo asset. Attribuire l’intera cifra a Bitcoin e’ quindi un errore di lettura, per quanto frequente nei titoli.
Il dato IC3 che descrive meglio il fenomeno e’ un altro: la frode agli investimenti e’ la prima categoria per perdite nel 2025, con 8,65 miliardi di dollari. Sono gli schemi in cui la vittima viene convinta a versare denaro su una piattaforma di trading inesistente, spesso dopo settimane di contatto su social e app di messaggistica. Il ruolo delle criptovalute li’ e’ quello del binario di pagamento, non quello della causa.
Chi paga davvero: gli over 60
Un dato del rapporto FBI regge senza bisogno di moltiplicatori, perche’ e’ un conteggio diretto di denunce. Limitandosi alle sole denunce con nesso in criptovalute, le vittime dai 60 anni in su hanno dichiarato 4,43 miliardi di dollari di perdite su 44.555 denunce. Sono circa 9,3 i miliardi complessivamente attribuiti a una fascia d’eta’ precisa: gli over 60 da soli ne rappresentano quasi la meta’.
Il divario diventa piu’ netto guardando la perdita media per denuncia, un calcolo diretto sui dati IC3: circa 99.500 dollari per gli over 60, contro i circa 16.000 della fascia 20-29 anni. Gli over 60 guidano entrambe le classifiche: fra le denunce in cui l’eta’ e’ rilevata sono la fascia piu’ numerosa, e quella che, quando denuncia, dichiara in media una perdita sei volte superiore a quella dei ventenni.
E’ lo stesso profilo emerso dai dati sugli sportelli automatici per criptovalute, che abbiamo analizzato nell’articolo sulle truffe da 389 milioni di dollari agli ATM Bitcoin e nel confronto con le rilevazioni Elliptic sul 2025. Quando la stima aggregata resta discutibile, i conteggi disaggregati per fascia d’eta’ restano il segnale piu’ affidabile.
Cosa significa per chi possiede Bitcoin
La conclusione operativa non e’ che le truffe siano meno gravi di quanto si legge. E’ che l’ordine di grandezza reale non lo conosce nessuno, e chi possiede Bitcoin dovrebbe abituarsi a chiedere tre cose davanti a ogni cifra di questo tipo: qual e’ il numero denunciato di partenza, quale moltiplicatore e’ stato applicato, e da quale anno e da quale popolazione arriva quel moltiplicatore.
Nel caso specifico: 11,37 miliardi denunciati, fattore 7,1, ricavato da un sondaggio su frodi finanziarie generiche condotto nel 2017 — prima che l’industria delle truffe agli investimenti in criptovalute assumesse la forma attuale. Tutto dichiarato, nulla di nascosto. Ma un titolo che riporta solo “80,7 miliardi” trasmette una precisione che il documento sottostante non rivendica.
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Domande frequenti
Gli americani hanno davvero perso 80,7 miliardi di dollari in truffe crypto nel 2025?
Non e’ un dato misurato. Le perdite effettivamente denunciate all’FBI sono 11,37 miliardi di dollari. Gli 80,7 miliardi sono una stima ottenuta dalla Consumer Federation of America moltiplicando quella cifra per 7,1, per tenere conto delle truffe mai denunciate.
Da dove viene il moltiplicatore 7,1?
Da uno studio del Bureau of Justice Statistics sulle frodi finanziarie negli Stati Uniti nel 2017, pubblicato nel 2021 su un campione di 51.200 adulti, secondo cui solo il 14% delle vittime denuncia l’episodio alla polizia. Il rapporto inverso di quel 14% e’ appunto 7,1.
La stima e’ gonfiata?
Semmai il contrario. Fra gli studi che misurano le denunce alle forze dell’ordine, la CFA dichiara di aver scelto volutamente quello con il tasso di denuncia piu’ alto, che produce il moltiplicatore piu’ basso. Altre ricerche citate nello stesso rapporto porterebbero a stime fra 94 e 114 miliardi di dollari, o addirittura fra 227 e 284.
Quanta parte di queste truffe riguarda specificamente Bitcoin?
Il rapporto FBI non lo distingue: usa la categoria generale “cryptocurrency” come tipo di transazione, che include stablecoin e altre criptovalute. Non esiste quindi un dato ufficiale sulla quota attribuibile al solo Bitcoin.
Qual e’ la fascia d’eta’ piu’ colpita?
Gli over 60. Limitandosi alle denunce con nesso in criptovalute, nel 2025 hanno dichiarato 4,43 miliardi di dollari di perdite su 44.555 denunce, con una perdita media di circa 99.500 dollari. E’ un conteggio diretto dell’FBI, non una stima.
Fonti: FBI Internet Crime Report 2025, Consumer Federation of America, Bureau of Justice Statistics. La notizia e’ stata segnalata da Decrypt.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
