La difficoltà di mining di Bitcoin è scesa a 126,23 trilioni, il 14% sotto il picco di 146,47 trilioni toccato l’8 gennaio 2026, secondo i dati on-chain di mempool.space. Il calo riflette la compressione dei margini dei miner, con il prezzo di Bitcoin fermo a 62.610$ al momento della stesura (-0,93% nelle 24 ore, secondo CoinGecko) e una parte crescente di capitale e capacità elettrica dirottata verso i data center per l’intelligenza artificiale. Secondo CoinDesk, i mercati forward sui ricavi di mining non prezzano un recupero significativo prima della fine del 2026.
La Difficoltà di Mining Bitcoin Scende a 126,23 Trilioni
La difficoltà di mining (il parametro che misura quanto sia complesso trovare un nuovo blocco valido; si aggiusta automaticamente ogni 2.016 blocchi, circa due settimane, per mantenere il tempo medio di 10 minuti a blocco) è scesa a 126,23 trilioni con il retarget del 25 luglio 2026 al blocco 959.616, secondo i dati pubblici di mempool.space.
Il dato più alto degli ultimi due anni resta però quello del 29 ottobre 2025 (blocco 921.312), quando la difficoltà toccò 155,97 trilioni, un livello rimasto in vigore fino a metà novembre 2025. Rispetto a quel record, il calo attuale è del 19,07% (CoinDesk arrotonda a “19,1%”). Rispetto al picco più recente dell’8 gennaio 2026, invece, lo scarto è del 13,82%, la base del “-14%” citato da CoinDesk. Entrambe le percentuali sono un ricalcolo della redazione sui dati storici pubblici di mempool.space, riportati anche nella tabella seguente.
| Data retarget | Blocco | Difficoltà | Variazione da oggi |
|---|---|---|---|
| 29 ottobre 2025 (record 2 anni) | 921.312 | 155,97 trilioni | -19,07% |
| 8 gennaio 2026 (picco 2026) | 931.392 | 146,47 trilioni | -13,82% |
| 25 luglio 2026 (attuale) | 959.616 | 126,23 trilioni | — |
Fonte dati: mempool.space, serie storica difficoltà di rete.
CoinDesk riporta inoltre che la difficoltà attuale è dell’1,1% sotto i 127,62 trilioni misurati un anno fa: un calo anno su anno che, secondo la testata, si era verificato prima solo nel 2021, quando il divieto cinese al mining eliminò da un giorno all’altro circa metà della potenza di calcolo globale della rete.
Perché il Calo è Importante: i Ricavi dei Miner sotto Pressione
L’hashprice (il ricavo giornaliero stimato per ogni petahash al secondo di potenza di calcolo dedicata al mining) segnala la stessa pressione. Secondo i dati di Luxor’s Hashrate Index citati da CoinDesk, l’hashprice è passato da 27,66$ per petahash/giorno a fine giugno 2026 a 31,70$ per petahash/giorno attuali — un recupero parziale, ma i mercati forward non vedono ulteriori miglioramenti: la stima per dicembre 2026 è di 31,85$, sostanzialmente piatta.
Una difficoltà in calo significa meno concorrenza tra i miner rimasti attivi, ma è anche il sintomo di operatori che spengono impianti o li riconvertono. BitcoinLive24 ha già raccontato come alcuni operatori stiano dirottando capacità elettrica verso l’intelligenza artificiale: Hyperscale ha venduto 100 Bitcoin del proprio tesoro per finanziare la conversione dei megawatt dal mining ai contratti AI, che secondo i nostri calcoli rendono circa 5 volte in più per megawatt rispetto al mining Bitcoin ai prezzi attuali (range stimato 3,8-6,4 volte a seconda dell’efficienza della flotta). Il tema non è nuovo: già a maggio 2026 avevamo documentato un calo dei ricavi dei miner del 9,44%, segno che la pressione sui margini dura da mesi.
Cosa Significa per gli Investitori
Il calo della difficoltà non è di per sé un segnale di rischio per la sicurezza della rete Bitcoin: la potenza di calcolo resta ordini di grandezza sopra i minimi storici, e il protocollo è progettato per adattarsi automaticamente. Per chi segue il settore mining, però, il dato conferma un ambiente competitivo più duro: i miner con costi energetici più alti o hardware meno efficiente sono i primi a uscire dal mercato o a convertire la capacità verso l’AI, mentre gli operatori più efficienti guadagnano quota senza dover aumentare gli investimenti.
Non si tratta di un consiglio ad acquistare azioni di società minerarie o Bitcoin: BitcoinLive24 riporta i dati, le valutazioni sulle singole aziende restano a chi investe. Per seguire l’evoluzione di prezzo e rete in tempo reale, l’app di BitcoinLive24 è disponibile su bitcoinlive24.com — scarica l’app.
Prospettive: i Mercati Forward Restano Piatti
I mercati forward sull’hashprice, secondo CoinDesk, non prezzano un miglioramento sostanziale nei prossimi mesi: da 31,70$ attuali a 31,85$ stimati per dicembre 2026, una variazione di appena lo 0,5%. Se il prezzo di Bitcoin dovesse salire in modo deciso, l’hashprice migliorerebbe insieme ai ricavi dei miner, rallentando le uscite dal mercato; in uno scenario di prezzo stabile o in calo, invece, è plausibile che la difficoltà continui a scendere nei prossimi retarget, con altri operatori marginali che escono o si convertono. Al momento del prossimo aggiustamento, mempool.space stima una variazione di +0,68% rispetto al livello attuale (dato calcolato sui blocchi minati finora nell’epoca in corso, soggetto a cambiare fino al retarget effettivo).
Domande Frequenti
Cos’è la difficoltà di mining di Bitcoin?
È il parametro che regola quanto sia complesso trovare matematicamente un nuovo blocco valido sulla rete Bitcoin. Si ricalcola automaticamente ogni 2.016 blocchi (circa due settimane) per mantenere il tempo medio di produzione di un blocco vicino a 10 minuti, indipendentemente da quanta potenza di calcolo totale sia collegata alla rete.
Perché la difficoltà di mining Bitcoin sta scendendo?
Perché meno potenza di calcolo complessiva è dedicata al mining rispetto al picco di gennaio 2026. Secondo CoinDesk, la causa principale è la compressione dei ricavi dei miner (hashprice), che spinge gli operatori con costi più alti a spegnere gli impianti o a convertirli verso usi più redditizi come i data center AI.
Un calo della difficoltà mette a rischio la sicurezza di Bitcoin?
No, non nell’immediato. Nonostante il calo del 19% dal record di ottobre 2025, la difficoltà attuale (126,23 trilioni) resta circa il 15% sopra il record pre-2025 di 109,78 trilioni del 29 dicembre 2024, secondo i dati storici di mempool.space. Un rischio concreto per la sicurezza richiederebbe un crollo molto più drastico e prolungato della potenza di calcolo totale, come avvenuto solo nel 2021 con il divieto cinese al mining.
Cosa succede ai miner quando la difficoltà scende?
Chi resta attivo deve competere con meno concorrenti per lo stesso numero di blocchi (e quindi di ricompense), il che tende a migliorare leggermente i margini dei superstiti. È tipicamente un segnale che gli operatori meno efficienti stanno uscendo dal mercato o riconvertendo la capacità, come descritto da BitcoinLive24 nel caso Hyperscale.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
