Whitehat o Bandito? La Notte del Patto da 4.000 BTC su Liquid Network

Rete tecnologica astratta che rappresenta la negoziazione on-chain tra Blockstream e l'hacker di Liquid Network

Domenica sera, mentre gran parte del mondo Bitcoin è a cena, sull’account X di Blockstream inizia a comparire qualcosa che nessun ingegnere vuole mai vedere: un wallet che si svuota da solo. In mezz’ora, quasi quattromila bitcoin lasciano la riserva che sostiene Liquid Network, il sidechain federato costruito proprio da Blockstream. Poi, nel registro pubblico e immutabile della blockchain, compare una frase scritta da chi ha appena portato via 320 milioni di dollari: “we are whitehats”.

Quattromila Bitcoin in Trenta Minuti: la Falla di Liquid Network

Liquid Network è un sidechain — una blockchain parallela, ancorata a Bitcoin ma con regole proprie — pensato per trasferimenti più veloci e riservati tra exchange e trading desk professionali. Ogni L-BTC (il bitcoin “sintetico” che circola su Liquid) è garantito uno a uno da un bitcoin reale, custodito in un portafoglio controllato da un gruppo di firmatari chiamato Federazione Liquid.

Domenica, tra le 14:01 e le 14:28 UTC, quella garanzia si è quasi rotta. Un attore ancora anonimo ha sfruttato un bug d’inflazione nel software Elements che regge Liquid, creando L-BTC che di fatto non esistevano. Il meccanismo usato è tanto elegante quanto inquietante: l’exploit è passato attraverso SideSwap, uno dei membri della Federazione, usando la sua “Peg-out Authorization Key” — la chiave che autorizza il prelievo di bitcoin reali in cambio di L-BTC bruciati. Ai firmatari hardware (HSM) della Federazione, la richiesta è apparsa perfettamente valida. L’hanno firmata. In totale sono usciti 3.998,50 BTC, circa 320 milioni di dollari al cambio di quel momento.

Due Parole in un Registro Che Non Mente

La reazione di Blockstream è stata immediata: nodi bridge disabilitati, sidechain messo in pausa, exchange istruiti a sospendere depositi e prelievi di L-BTC. Per ore, chi teneva fondi su Liquid non ha potuto muoverli. Ma la parte più insolita della vicenda non è la falla in sé — i bug di inflazione, per quanto rari, non sono una novità nella storia delle blockchain — quanto il modo in cui l’attaccante ha scelto di comunicare: non un forum, non Twitter, ma messaggi firmati PGP incisi direttamente nelle transazioni on-chain, leggibili da chiunque, per sempre.

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“We are whitehats”, ha scritto l’attaccante nella transazione che ha svuotato il wallet. Un whitehat, nel gergo della sicurezza informatica, è chi sfrutta una falla non per arricchirsi ma per dimostrarla e poi restituire tutto, di solito in cambio di una ricompensa concordata (bug bounty) con il team colpito. Il problema è che qui nessuna ricompensa era stata concordata prima. L’etichetta “whitehat” era un’autodichiarazione, non un fatto verificato — e su BitcoinLive24 lo avevamo raccontato nelle prime ore, quando l’unica certezza era che 4.000 BTC erano spariti.

La Trattativa Scritta sulla Blockchain

Nelle ore successive, tra Blockstream e l’attaccante è iniziato un negoziato pubblico, tracciabile blocco per blocco. Blockstream ha posto una condizione chiara: prima il bug va corretto su ogni nodo, poi si può parlare di restituzione. Lunedì alle 02:20 UTC, l’attaccante ha risposto scrivendo on-chain l’indirizzo a cui intendeva rimandare “la maggior parte” dei fondi, chiedendo conferma con una domanda quasi surreale nella sua semplicità: “is that ok”.

Blockstream ha risposto con un laconico “Yes, thank you”. Alle 11:46 UTC di lunedì è arrivato il via libera definitivo: “Bridge nodes are patched, safe to return the funds” — l’intero scambio, con i messaggi esatti, è documentato da The Defiant, che ha ricostruito la negoziazione blocco per blocco. Poco dopo, sulla rete Bitcoin è comparsa la transazione di ritorno: 3.400 BTC verso il wallet della Federazione, 598,49955894 BTC — circa 47 milioni di dollari, il 15% del bottino, confermati anche da The Block — verso un indirizzo che l’attaccante ha tenuto per sé. Lo avevamo anticipato quando gli hacker avevano offerto di restituire il maltolto: la promessa, questa volta, si è tradotta in una transazione reale, anche se al momento della stesura risulta ancora non confermata e contrassegnata come sostituibile (RBF) in mempool, con una fee minima di appena 0,77 satoshi per vbyte.

DatoValore
BTC prelevati dalla Federazione3.998,50 BTC (~320 milioni $)
BTC restituiti3.400 BTC
BTC trattenuti dall’attaccante598,49955894 BTC (~47 milioni $)
Finestra del prelievo inizialeDomenica, 14:01–14:28 UTC
Via libera Blockstream al ritornoLunedì, 11:46 UTC
Stato transazione di ritornoNon confermata, flag replaceable (RBF)

Il Prezzo della Fiducia

C’è un motivo tecnico per cui l’attacco ha funzionato, ed è lo stesso motivo per cui Liquid è comodo per i trading desk: la Federazione è un modello a fiducia condivisa, non trustless come Bitcoin. I firmatari HSM verificano che una transazione sia formalmente corretta, non che il L-BTC che la richiede sia stato creato in modo legittimo. Se un bug permette di generare L-BTC dal nulla, il sistema non ha un modo automatico per accorgersene prima che il danno sia fatto — a differenza della blockchain di Bitcoin, dove ogni nodo verifica autonomamente ogni regola di consenso.

È lo stesso tema, da un’angolazione diversa, che avevamo già affrontato raccontando il bug da 100 milioni di dollari che ha colpito i wallet multisig Coldcard: la sicurezza di Bitcoin come protocollo di base regge, ma ogni livello che aggiungiamo sopra — un hardware wallet, un sidechain federato, un ponte tra sistemi — introduce una superficie di attacco nuova, con presupposti di fiducia diversi da quelli del layer 1.

Cosa Ci Insegna Questa Storia

Chiamarsi “whitehat” dopo aver prelevato 320 milioni di dollari senza autorizzazione, e poi trattenerne 47 come compenso auto-assegnato, è una linea sottile tra etica hacker e estorsione mascherata da cortesia. Un vero programma di bug bounty prevede una ricompensa concordata prima dello sfruttamento della falla, non imposta a cose fatte da chi tiene in ostaggio l’intera riserva. Blockstream, dal canto suo, si è trovata a negoziare da una posizione debole: senza patch, ogni ora in più con il bug attivo era un rischio per l’intero sistema, e recuperare l’85% del bottino era comunque meglio che perderlo tutto.

Per la community Bitcoin, l’episodio riaccende una domanda che torna ogni volta che un sidechain o un bridge finisce nei guai: quanta fiducia siamo disposti a concedere a sistemi che, per essere più veloci o più privati di Bitcoin, rinunciano a una parte della sua sicurezza nativa? Non è un caso isolato — è un pattern che la storia recente di Bitcoin continua a ripetere, ogni volta con un nome diverso: un firmware, una chiave, una federazione.

Il Quadro Più Ampio

Su BitcoinLive24 abbiamo seguito questa vicenda dal primo minuto, dalla scomparsa dei fondi fino a questo tentativo di restituzione parziale, e continueremo a farlo fino alla conferma (o meno) della transazione in mempool. È una storia che si intreccia con un tema più ampio che raccontiamo spesso: la tensione tra l’innovazione che rende Bitcoin più utile nel quotidiano — pagamenti istantanei, privacy, liquidità tra exchange — e i compromessi di sicurezza che questa innovazione a volte comporta. Chi vuole restare aggiornato in tempo reale su sviluppi come questo può scaricare l’app BitcoinLive24 e ricevere una notifica push non appena la situazione si sblocca.

Domande Frequenti

Cos’è successo esattamente a Liquid Network?
Un attaccante ha sfruttato un bug d’inflazione nel software Elements di Liquid per prelevare 3.998,50 BTC (circa 320 milioni di dollari) dal wallet della Federazione, usando le chiavi di peg-out del membro SideSwap.

L’attaccante ha davvero restituito i fondi?
Ha trasmesso una transazione che invia 3.400 BTC alla Federazione trattenendo 598,5 BTC per sé, ma al momento della stesura la transazione risulta ancora non confermata in mempool e contrassegnata come sostituibile (RBF).

Perché l’attaccante si definisce “whitehat” se ha tenuto parte dei fondi?
Non esiste un accordo di bug bounty formale che giustifichi la trattenuta: l’etichetta è un’autodichiarazione dell’attaccante stesso, non riconosciuta ufficialmente da Blockstream.

Cosa rischiano gli utenti che detengono L-BTC?
Finché il sidechain resta in pausa, depositi e prelievi di L-BTC sugli exchange restano sospesi; Blockstream ha dichiarato di aver corretto il bug sui nodi bridge prima di autorizzare qualsiasi movimento di ritorno.

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Redazione Bitcoinlive24

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