Nel febbraio 2014 un exchange di Tokyo dichiarò di aver perso circa 850.000 bitcoin. Dodici anni dopo, chi amministra ciò che ne resta continua a spostare più in là la data in cui chiudere i conti. L’ultimo capitolo è un avviso di due pagine datato venerdì 16 ottobre 2026 e firmato dal curatore Nobuaki Kobayashi: i rimborsi di Mt. Gox slittano al 31 ottobre 2027, un anno dopo il termine previsto, con il permesso del tribunale, come si legge nel documento ufficiale. BitcoinLive24 ricostruisce la vicenda dai documenti pubblicati dal curatore.
Febbraio 2014: l’exchange che dichiarò 850.000 bitcoin scomparsi
Il 28 febbraio 2014 Mt. Gox, che Decrypt definisce «un tempo il più grande exchange di Bitcoin al mondo», chiese al tribunale distrettuale di Tokyo l’avvio di una procedura di riabilitazione civile. Nel comunicato di quel giorno la società scrisse di aver scoperto la scomparsa di circa 750.000 bitcoin depositati dai clienti e di circa 100.000 bitcoin di sua proprietà, probabilmente sottratti sfruttando un bug del sistema.
In totale, dunque, circa 850.000 bitcoin. Nel comunicato la società ammetteva anche che i suoi debiti superavano il valore dei suoi beni. Da allora Mt. Gox è rimasto il caso di scuola su un rischio che ogni detentore di Bitcoin conosce: lasciare le chiavi a un intermediario significa doversi fidare di lui.
Marzo 2014: duecentomila bitcoin in un vecchio wallet che si credeva vuoto
La storia ebbe subito un colpo di scena. Il 20 marzo 2014 Mt. Gox annunciò che, ripassando i vecchi wallet usati prima del giugno 2011, aveva trovato un saldo di 199.999,99 BTC che si pensava vuoto. Con circa 2.000 bitcoin già noti, la società ne aveva così circa 202.000 e stimava la perdita in circa 650.000 BTC, cifra ancora soggetta a indagine.
Il 16 aprile 2014 il tribunale respinse la richiesta di riabilitazione e nominò un amministratore provvisorio: l’avvocato Nobuaki Kobayashi, come risulta dall’annuncio dello stesso giorno. È lo stesso nome che compare in calce all’avviso del 2026: il legale che segue il caso fin dai primi mesi firma oggi la quarta proroga annuale consecutiva dal settembre 2023.
Dal 2021 al 2024: il piano di rimborso e i bitcoin che si muovono
Secondo Decrypt, nel 2021 il tribunale di Tokyo ha approvato un piano di riabilitazione che prevede la restituzione di bitcoin e Bitcoin Cash a circa 24.000 creditori tramite exchange registrati.
Nel novembre 2023, con un avviso del 22 novembre, il curatore ha comunicato di aver ricevuto dal fondo fiduciario costituito durante la procedura fallimentare 7.073.684.082 yen, necessari a finanziare il rimborso base di alcune categorie di crediti, e di avere ancora nel fondo 8.812.899.304 yen.
Il 24 giugno 2024 il curatore ha annunciato che i rimborsi in Bitcoin e Bitcoin Cash sarebbero iniziati «dall’inizio di luglio». Il 5 luglio 2024 ha effettuato rimborsi a una parte dei creditori, tramite alcuni exchange designati.
Secondo Decrypt, quando a giugno 2024 arrivò la notizia delle distribuzioni imminenti Bitcoin scese fino a 61.060 dollari, circa il 6,5% in un giorno, perché gli operatori temevano le vendite dei creditori. Le proroghe successive, riporta Decrypt, hanno invece avuto poca reazione, e quella di ottobre 2024 ha fatto salire brevemente il prezzo.
Quattro proroghe in fila: la cronologia ufficiale
I documenti pubblicati sul sito del curatore permettono di ricostruire la sequenza senza ambiguità. Ogni avviso sposta di un anno esatto il termine per il rimborso base, per quello anticipato in un’unica soluzione e per quello intermedio.
| Data dell’avviso | Scadenza precedente | Nuova scadenza |
|---|---|---|
| 21 settembre 2023 | 31 ottobre 2023 | 31 ottobre 2024 |
| 10 ottobre 2024 | 31 ottobre 2024 | 31 ottobre 2025 |
| 27 ottobre 2025 | 31 ottobre 2025 | 31 ottobre 2026 |
| 16 ottobre 2026 | 31 ottobre 2026 | 31 ottobre 2027 |
Nel 2023 il rinvio era dovuto ai tempi necessari per raccogliere e verificare le informazioni dei creditori, quando i rimborsi non erano ancora partiti. Dal 2024 la motivazione è sempre la stessa: il curatore sostiene di aver «in gran parte completato» i rimborsi (salvo alcune tipologie) per i creditori che hanno concluso le procedure e non hanno avuto problemi, ma molti non hanno ancora completato le pratiche necessarie e un «numero considerevole» non è stato pagato per difficoltà emerse durante il processo.
Chi aspetta ancora, e quanti bitcoin restano
Un dato ufficiale c’è: il 27 marzo 2025 il curatore dichiarava di aver rimborsato in Bitcoin e Bitcoin Cash oltre 19.500 creditori. L’avviso del 2026, invece, non indica quanti creditori restino da pagare né quanti bitcoin vadano ancora distribuiti, come fa notare anche Cointelegraph.
Per le stime bisogna rivolgersi ai dati on-chain. Secondo la società di analisi Arkham, citata da Decrypt e da Cointelegraph, i wallet riconducibili a Mt. Gox contengono ancora circa 34.400 BTC, intorno a 2,8 miliardi di dollari al prezzo di 81.477 dollari per bitcoin rilevato su CoinGecko il 20 ottobre al momento della stesura. Sempre secondo Arkham, riportata da Decrypt, da giugno, quando sono stati spostati 10.422,65 BTC, non risultano altri trasferimenti dal patrimonio di Mt. Gox.
Quando Decrypt aveva raccolto un commento a giugno, Markus Levin, cofondatore della rete dati XYO, aveva definito la quantità residua «piccola rispetto alla liquidità e ai volumi di scambio» del mercato attuale, ormai «più un titolo ricorrente che una vera fonte di pressione ribassista». È una valutazione di un osservatore, non un dato: l’avviso del curatore non dice quando né come verranno distribuite le monete residue.
Cosa ci insegna questa storia
A oltre un decennio di distanza, il caso Mt. Gox racconta due cose diverse. La prima è che la custodia affidata a terzi può trasformarsi in una vicenda legale lunga più di un decennio: una parte dei creditori sta ancora aspettando che la procedura si chiuda. La seconda è che l’impatto sul mercato si è ridotto: secondo Decrypt le proroghe successive hanno avuto poca reazione sui prezzi.
Nel 2014 la scomparsa di quei bitcoin fu il cuore dello scandalo; oggi i circa 34.400 BTC ancora nei wallet sono, secondo Decrypt, una fonte di rischio ritenuta minore. Per i creditori che non hanno ancora completato la procedura, il nuovo termine significa che i pagamenti possono proseguire fino al 31 ottobre 2027.
Il quadro più ampio
Il rischio di affidare i bitcoin a un exchange non è un ricordo del passato: a fine settembre abbiamo raccontato i prelievi di Bitcoin dopo la riapertura di Bitget, colpita da un hack da 388 milioni di dollari. E ieri il risveglio di un wallet dormiente dal 2013 ci ha ricordato quante monete restino ferme per anni. Per seguire in tempo reale le notizie su Bitcoin, scarica l’app BitcoinLive24.
Domande frequenti su Mt. Gox e la scadenza 2027
Quando scade ora il rimborso dei creditori di Mt. Gox?
Il nuovo termine è il 31 ottobre 2027 (ora giapponese), al posto del 31 ottobre 2026, secondo l’avviso del curatore del 16 ottobre 2026, con il permesso del tribunale.
Perché la scadenza è stata rinviata ancora?
Perché molti creditori non hanno completato le procedure necessarie per ricevere il rimborso e un numero considerevole di loro ha avuto problemi durante il processo, spiega il curatore Nobuaki Kobayashi nell’avviso ufficiale.
Quanti bitcoin restano nei wallet di Mt. Gox?
Circa 34.400 BTC, intorno a 2,8 miliardi di dollari, secondo Arkham riportata da Decrypt e Cointelegraph. Si tratta di una stima on-chain: il curatore non ha pubblicato il numero esatto dei bitcoin ancora da distribuire.
La proroga farà scendere il prezzo di Bitcoin?
L’avviso non indica quando né come saranno distribuite le monete residue. Secondo Decrypt, le proroghe precedenti hanno avuto reazioni limitate sul prezzo. Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria.
