I Bitcoin del 2010 Si Risvegliano Dopo 16 Anni

Il 30 luglio 2010 un indirizzo Bitcoin ricevette 100,02 bitcoin, il frutto di due blocchi estratti pochi giorni prima, quando una moneta valeva circa 6 centesimi di dollaro. Per oltre sedici anni quei coin sono rimasti fermi. Mercoledì 7 ottobre 2026, alle 18:52 UTC, i bitcoin del 2010 si sono mossi: lo registra la transazione confermata nel blocco 970.379, e lo ha raccontato CoinDesk dopo la segnalazione di Galaxy Research.

È una di quelle storie in cui i numeri sono più eloquenti dei commenti. Per questo li abbiamo ricontrollati uno per uno sulla blockchain, a partire dalle transazioni che CoinDesk indica come riferimento. BitcoinLive24 ricostruisce qui cosa è successo, cosa è verificabile e cosa, invece, nessun dato pubblico può dire.

I bitcoin del 2010 si muovono dopo 16 anni: cosa dice la blockchain

La transazione del 7 ottobre 2026 ha una struttura da consolidamento. Secondo i dati di mempool.space, ha riunito sette ingressi (input, cioè le monete spese) provenienti dallo stesso indirizzo: i 100,02 bitcoin del 2010 più sei piccoli depositi successivi, il più piccolo da 546 satoshi (un satoshi è un cento-milionesimo di bitcoin). In uscita ci sono due indirizzi in formato SegWit nativo (bc1q): uno ha ricevuto 10 bitcoin, l’altro circa 90,02 bitcoin. La commissione pagata è stata di 1.467 satoshi, circa 1,2 dollari al prezzo di 82.449 dollari per bitcoin (calcolo nostro).

CoinDesk riporta lo stesso schema: 10 bitcoin verso un indirizzo e circa 90,02 verso un altro, con la precisazione che le due quote non risultavano spese al controllo di giovedì mattina. Lo abbiamo verificato di nuovo al momento della stesura, all’altezza di blocco 970.487: entrambe le uscite della transazione risultano ancora intatte secondo mempool.space.

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Il valore di mercato richiede un chiarimento. Il titolo di CoinDesk parla di circa 8,5 milioni di dollari. Moltiplicando 100,02 bitcoin per il prezzo di 82.449 dollari rilevato su CoinGecko al momento della stesura, otteniamo invece circa 8,25 milioni di dollari. Rispetto ai circa 6 dollari totali di luglio 2010, citati da CoinDesk sulla base dei dati storici di StatMuse, il valore è moltiplicato per oltre un milione di volte (calcolo nostro).

Luglio 2010: i due blocchi da cui nascono quelle monete

La provenienza dei coin si legge direttamente nella catena. La transazione del 30 luglio 2010, inclusa nel blocco 71.217 alle 21:42 UTC, ha un solo output da 100,02 bitcoin verso l’indirizzo 1J3A7HovGXxK1GoCGMJpXGKa5sSwCrNHJ3 e due ingressi. Entrambi spendono l’output di una transazione coinbase, cioè quella con cui un miner incassa la ricompensa di un blocco appena trovato.

Il primo ingresso vale 50,02 bitcoin e arriva da una ricompensa di mining del blocco 70.522, estratto il 26 luglio 2010 alle 20:13 UTC: i 50 bitcoin di sussidio più 0,02 di commissioni. Il secondo vale 50 bitcoin e arriva da una ricompensa del blocco 70.748, del 28 luglio 2010 alle 05:39 UTC. È la conferma on-chain di quanto scrive CoinDesk, che parla di due ricompense da 50 e 50,02 bitcoin create nel luglio 2010.

Secondo CoinDesk, il prezzo di Bitcoin era intorno ai 6 centesimi quando l’indirizzo ricevette le monete. Due ricompense di mining lasciate intatte per sedici anni sono un frammento di preistoria monetaria.

Un indirizzo con una lunga storia: 994 bitcoin in transito

L’indirizzo che custodiva le monete non era dormiente nel senso stretto del termine. CoinDesk lo spiega con la struttura UTXO (unspent transaction output, l’uscita non spesa su cui si basa il saldo di Bitcoin): un indirizzo può spendere un pagamento e lasciare fermo un altro. È ciò che è accaduto qui. Secondo mempool.space, l’indirizzo ha 30 transazioni e ha ricevuto in totale 994,02 bitcoin, a partire dal 13 luglio 2010.

Sommando gli ingressi spesi dall’indirizzo nei dati pubblici, risultano 11 transazioni di spesa tra il giugno 2011 e il marzo 2018, per complessivi 894 bitcoin (calcolo nostro). Quelle citate da CoinDesk sono confermate: 200 bitcoin in due transazioni nell’agosto 2015, 100 a dicembre 2017 e 249 a marzo 2018. Aggiungendo i 100,02 spostati il 7 ottobre 2026 il conto torna esattamente a 994,02: secondo i dati di mempool.space l’indirizzo risulta oggi svuotato.

Data (UTC)Evento sulla blockchainImporto
26 luglio 2010Ricompensa del blocco 70.52250,02 BTC
28 luglio 2010Ricompensa del blocco 70.74850 BTC
30 luglio 2010Consolidamento nel blocco 71.217 sull’indirizzo 1J3A7100,02 BTC
Giugno 2011 – marzo 201811 transazioni di spesa dallo stesso indirizzo894 BTC
7 ottobre 2026Blocco 970.379: 100,02 BTC più 6 piccoli depositi10 BTC e 90,02 BTC

Un dettaglio curioso: i sei piccoli depositi uniti ai 100,02 bitcoin arrivano da transazioni distribuite tra il 2014 e il 2025, con importi tra 546 e 50.000 satoshi, come si ricava dalla transazione stessa. Chiunque può mandare polvere (dust) a un indirizzo pubblico; il fatto che finisca spesa insieme alle monete vecchie dice solo che il portafoglio che le ha mosse è stato in grado di firmare per tutti gli ingressi.

Cosa non sappiamo: Satoshi, venditori e chiavi

La tentazione, con una data così lontana, è chiamare in causa Satoshi Nakamoto. CoinDesk lo esclude come conclusione: le monete risalgono all’«era Satoshi», ma la loro età non stabilisce alcun legame con il creatore di Bitcoin. Per i dati disponibili non possiamo aggiungere altro: non sappiamo chi controlli i due nuovi indirizzi, né se i coin saranno venduti. CoinDesk precisa che il registro pubblico non rivela se chi ha firmato sia il proprietario originale e che i dati non stabiliscono una vendita.

Galaxy Research ha segnalato per prima il movimento, sempre secondo CoinDesk, precisando che l’indirizzo è stato in qualche misura attivo in passato, ma che quelle monete specifiche non si muovevano dal 2010: «Noi tracciamo le monete», ha scritto su X. La precisazione ha un senso tecnico: l’indirizzo mostra attività, quei coin no.

Cosa ci insegna questa storia

Secondo CoinDesk, un trasferimento riuscito mostra che qualcuno ha ancora accesso per spendere quelle monete, cioè possiede le chiavi private (la credenziale crittografica che autorizza la spesa). Le monete ferme da anni, aggiunge la testata, possono essere state considerate perdute e tornare disponibili alla vendita quando si muovono.

Un precedente di dimensioni molto diverse è ricordato da CoinDesk: nel luglio 2025 Galaxy confermò di aver venduto oltre 80.000 BTC per conto di un investitore della prima ora, nell’ambito di una strategia di pianificazione patrimoniale. Il movimento di questa settimana è una frazione di quel volume e, ripetiamo, non risulta alcuna vendita: l’interesse è narrativo prima che di mercato.

Per chi legge da fuori, l’episodio è anche una lezione di metodo. I dati on-chain citati qui sono consultabili da chiunque con un browser, senza bisogno di fidarsi di una redazione: è la caratteristica che rende queste storie raccontabili.

Il quadro più ampio

Il 2010 è un anno che continua a tornare nelle cronache di Bitcoin. Su BitcoinLive24 abbiamo raccontato Il Messaggio di Satoshi che Prevedeva Tutto: «Niente con cui Confrontarlo» e la storia dei bitcoin dell’era Satoshi in Il Cavallo di Troia di Satoshi: 1,1 Milioni di BTC che Wall Street Non Tocca. Un altro anniversario recente è quello del primo pagamento Lightning con il gatto ASCII, dieci anni fa.

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Domande frequenti sui bitcoin del 2010 spostati

Quando si sono mossi i bitcoin del 2010?

I 100,02 bitcoin si sono mossi mercoledì 7 ottobre 2026, con una transazione confermata alle 18:52 UTC nel blocco 970.379, secondo mempool.space.

Sono i bitcoin di Satoshi Nakamoto?

Non ci sono prove in tal senso. CoinDesk precisa che le monete risalgono all’era Satoshi, ma la loro età non stabilisce alcun legame con il creatore di Bitcoin.

Quanto valgono oggi quei bitcoin?

Circa 8,25 milioni di dollari al prezzo di 82.449 dollari per bitcoin rilevato su CoinGecko al momento della stesura; CoinDesk indica circa 8,5 milioni nel titolo. Nel 2010 valevano circa 6 dollari in tutto, secondo StatMuse citata da CoinDesk.

Quei bitcoin sono stati venduti?

Non risulta. Al momento della stesura entrambe le uscite della transazione, da 10 e da circa 90,02 bitcoin, risultano ancora non spese secondo mempool.space, e il registro pubblico non indica chi le controlli né cosa intenda farne.

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Redazione Bitcoinlive24

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