Il Bitcoin Policy Institute (BPI) ha depositato formalmente un atto di intervento nella causa “Noah Doe” — la controversia legale che punta a rivendicare la proprietà sui Bitcoin di Satoshi Nakamoto — chiedendone il rigetto per assenza di fondamento giuridico. La mossa, resa nota l’11 luglio 2026, segna un nuovo capitolo nel tentativo di proteggere i circa 1,1 milioni di BTC rimasti nei wallet del creatore di Bitcoin da quasi diciassette anni.
Cos’è la Causa Noah Doe sui Bitcoin di Satoshi
La causa prende il nome dall’anonimo attore — identificato come “Noah Doe” — che sostiene di avere diritto legale sui Bitcoin presenti nei 39.069 wallet dormienti attribuiti a Satoshi Nakamoto. La tesi è che i Bitcoin inattivi per così tanto tempo possano essere classificati come “proprietà abbandonata” ai sensi del diritto statunitense, aprendo la strada a una rivendicazione di terzi.
La causa ha già attirato l’attenzione di diversi attori del settore: in precedenza, come riportato da BitcoinLive24, la Digital Chamber of Commerce aveva depositato un amicus curiae brief presso la Corte Suprema per difendere i Bitcoin di Satoshi. Ora è il BPI a scendere in campo con un intervento formale.
Gli Argomenti del Bitcoin Policy Institute
Il BPI ha articolato la propria richiesta di rigetto su più fronti. In primo luogo, l’istituto sostiene che la causa non abbia merito giuridico: la semplice inattività di un wallet Bitcoin non costituisce “abbandono” ai sensi della legge, poiché il protocollo Bitcoin non prevede la scadenza della proprietà privata delle chiavi crittografiche.
In secondo luogo, il BPI argomenta che riconoscere simili rivendicazioni creerebbe un precedente pericoloso per l’intero ecosistema Bitcoin. Se i Bitcoin dormienti potessero essere rivendicati da terzi, milioni di proprietari di Bitcoin inattivi si troverebbero esposti a contenziosi analoghi, minando la certezza dei diritti di proprietà.
Infine, l’istituto sottolinea che l’identità di Satoshi Nakamoto è sconosciuta, rendendo impossibile determinare con certezza se il creatore di Bitcoin sia vivo o semplicemente intenzionato a non movimentare i propri fondi.
I Numeri in Gioco: 1,1 Milioni di BTC
Le analisi on-chain più accreditate attribuiscono a Satoshi Nakamoto fra 750.000 e 1,1 milioni di BTC, distribuiti in decine di migliaia di wallet mai movimentati. Ai prezzi correnti (intorno ai 64.000 dollari per BTC al momento della stesura), il valore complessivo supererebbe i 70 miliardi di dollari.
| Dato | Valore |
|---|---|
| BTC attribuiti a Satoshi | 750.000 – 1.100.000 BTC |
| Wallet dormienti (stimati) | 39.069 |
| Anni di inattività | Dal 2009-2010 (15+ anni) |
| Valore stimato (luglio 2026) | > 70 miliardi di dollari |
| Quota del circolante totale | ~5,2% dei 21 milioni massimi |
Perché Questo Caso Conta per Tutti i Possessori di Bitcoin
Il principio che “un asset digitale non movimentato per anni può essere rivendicato da terzi” — se accettato da un tribunale — potrebbe essere applicato a qualsiasi wallet Bitcoin inattivo. Chi custodisce Bitcoin a lungo termine in cold wallet o come eredità potrebbe trovarsi esposto a contestazioni legali future.
Su BitcoinLive24 abbiamo approfondito perché i Bitcoin di Satoshi siano considerati il “cavallo di Troia” del protocollo: la loro presenza nei wallet originari è una caratteristica del design di Bitcoin, non un difetto.
Il BPI: Chi Sono e Perché Intervengono
Il Bitcoin Policy Institute è un think tank non-profit americano fondato nel 2021 per promuovere politiche favorevoli a Bitcoin. Composto da economisti, giuristi ed esperti di politica pubblica, ha già partecipato a diversi procedimenti normativi e giudiziari rilevanti per il settore. L’intervento come “defendant-intervenor” consente al BPI di presentare argomentazioni proprie e indipendenti da quelle delle parti originarie.
Cosa Succede Ora
Con l’atto depositato dal BPI, il tribunale dovrà valutare sia la richiesta di rigetto sia l’ammissibilità dell’intervento dell’istituto. I tempi processuali americani sono difficili da prevedere, ma l’ingresso del BPI rafforza la posizione difensiva e aumenta la visibilità del caso a livello internazionale. Qualsiasi precedente che tocchi la natura della proprietà dei Bitcoin potrebbe avere ripercussioni su tutta la comunità.
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FAQ: Causa Noah Doe e Bitcoin di Satoshi
- Chi è Noah Doe nella causa sui Bitcoin di Satoshi?
- “Noah Doe” è lo pseudonimo dell’attore anonimo che ha intentato la causa rivendicando diritti legali sui Bitcoin nei wallet inattivi attribuiti a Satoshi Nakamoto.
- Quanti Bitcoin possiede Satoshi Nakamoto?
- Le analisi on-chain stimano fra 750.000 e 1,1 milioni di BTC minati tra il 2009 e il 2010, tutti nei wallet originali e mai movimentati.
- Cosa chiede il Bitcoin Policy Institute?
- Il BPI ha chiesto il rigetto della causa Noah Doe, sostenendo che l’inattività di un wallet non costituisce abbandono legale e che accettare tale tesi creerebbe un precedente pericoloso per Bitcoin.
- I Bitcoin di Satoshi potrebbero essere sequestrati?
- No, con le attuali tecnologie. Solo chi possiede le chiavi private originali può muovere quei Bitcoin. Una sentenza potrebbe riconoscere una rivendicazione legale, ma nessun tribunale può trasferire Bitcoin senza le chiavi crittografiche.
- Quando si concluderà la causa Noah Doe?
- Non ci sono date certe. Con l’intervento del BPI il procedimento entra in una nuova fase; i tempi potrebbero essere di diversi mesi o anni prima di una decisione definitiva.
