Il 18 novembre 2020 Coinkite aggiunge una clausola legale al codice open source di Coldcard, uno dei portafogli hardware Bitcoin più diffusi tra chi custodisce da solo i propri fondi. Si chiama Commons Clause e nasce per bloccare un concorrente. Cinque anni dopo, quella scelta apre la porta a uno dei furti più gravi nella storia degli hardware wallet Bitcoin: oltre $114 milioni sottratti in appena 25 minuti nell’agosto 2026.
Non è la storia di un bug qualunque. È la storia di come una decisione sulla licenza open source del software — apparentemente lontana dalla sicurezza tecnica — abbia riscritto, cinque anni dopo, le regole della custodia Bitcoin.
Una Clausola per Fermare la Concorrenza
Fino al 2020, il firmware di Coldcard include codice crittografico derivato da Trezor, distribuito sotto licenza GPLv3 — una licenza open source che chiunque può riutilizzare, anche a fini commerciali. Nel luglio 2020 Foundation Devices, produttore del wallet hardware Passport, annuncia di costruire il proprio firmware proprio su quella base GPLv3, legittimamente.
Secondo la ricostruzione di Zach Herbert, CEO di Foundation, su CoinDesk, il fondatore di Coinkite Rodolfo Novak (noto come NVK) reagisce male anche a una disclosure di sicurezza indipendente arrivata nell’agosto 2020 da Shift Crypto e Nunchuk su una falla multisig (uno schema che richiede più chiavi indipendenti per autorizzare una transazione), definendola pubblicamente “PR terrorism”. Il 18 novembre 2020 Coldcard adotta la Commons Clause: una licenza “source-available” che lascia il codice visibile, ma vieta a chiunque di costruirci sopra un prodotto commerciale concorrente.
La Riscrittura che Ha Aperto la Falla
Per liberarsi dagli obblighi della GPLv3, Coinkite deve sostituire il codice crittografico ereditato da Trezor. Il 1° marzo 2021 arriva il commit “First pass w/ libNgU”: oltre 120 file modificati, tra cui la generazione del seed (la frase di recupero da cui derivano tutte le chiavi private del wallet). Il changelog ufficiale del firmware Coldcard su GitHub conferma che il 17 marzo 2021, con la versione 4.0.0, “il codice GPL rimanente è stato rimosso, quindi la licenza è ora MIT+CC su tutto” — la sigla CC sta proprio per Commons Clause.
È in quella riscrittura frettolosa che nasce il difetto. Come spiega Trezor nella propria analisi tecnica, la nuova libreria crittografica libNgU viene collegata al generatore di numeri casuali software della piattaforma invece che al driver hardware dedicato. Un controllo di sicurezza nel codice avrebbe dovuto bloccare questo scenario, ma verificava uno stato “undefined” invece che “disabled” — e quindi non si attivava mai. Il risultato: l’entropia del seed crolla da 2^128 combinazioni possibili a poche migliaia di miliardi, verificabili con giorni di calcolo invece che con l’età dell’universo.
Cinque Anni nell’Ombra, Poi il Furto
Il difetto resta nel codice pubblico di Coldcard per cinque anni, dal marzo 2021 all’estate 2026, senza che nessuno lo segnali. Nell’agosto 2026 qualcuno lo sfrutta: secondo l’analisi di Herbert su CoinDesk, 500 wallet vengono svuotati in appena 25 minuti, per un totale di oltre $114 milioni sottratti da 709 indirizzi. Nei giorni successivi Trezor aggiorna la stima a 1.367 BTC (circa 4.585 indirizzi coinvolti), un numero probabilmente più aggiornato mano a mano che l’analisi on-chain procede.
Come raccontato da BitcoinLive24 nei giorni immediatamente successivi, il bug costringe l’intero settore della custodia hardware a rivedere i propri standard, spingendo verso schemi multisig multi-vendor (dove servono più chiavi indipendenti, custodite su dispositivi di marche diverse, per autorizzare una transazione) invece che un singolo dispositivo. Gli hacker, dal canto loro, hanno impiegato settimane a muovere e riciclare i fondi rubati tramite CoinJoin — una tecnica che mescola più transazioni Bitcoin indipendenti in una sola, rendendo più difficile tracciarne l’origine — in un inseguimento on-chain che BitcoinLive24 ha seguito passo dopo passo.
Open Source Contro Source-Available: la Differenza che Conta
Qui la vicenda Coldcard smette di essere solo una storia di bug e diventa una lezione sul modello open source di Bitcoin. Secondo l’analisi di Juan Galt su Bitcoin Magazine, il codice di Coldcard era tecnicamente pubblico per tutti e cinque gli anni in cui il difetto è rimasto nascosto — chiunque avrebbe potuto leggerlo. Il punto è che quasi nessuno lo ha fatto con l’attenzione necessaria, perché la Commons Clause escludeva proprio le aziende concorrenti, profit e ben finanziate, che avrebbero avuto l’incentivo economico più forte per farlo.
Bitcoin Core, il software di riferimento della rete Bitcoin, segue un modello diverso: licenza MIT, senza restrizioni commerciali, con un processo di revisione pubblico dove chiunque — inclusi concorrenti diretti e aziende rivali — può proporre modifiche e trovare falle. Non è una garanzia assoluta, ma toglie l’alibi della invisibilità: nessuno può dire “non potevo controllare”. Nei giorni successivi al bug, un progetto chiamato Bitcoin Red Team ha usato modelli AI per scansionare 390 repository open source legati a Bitcoin, trovando 85 falle critiche aggiuntive — la prova che la sola disponibilità del codice non produce automaticamente la revisione che serve.
Il Quadro Più Ampio: la Risposta dell’Industria
Trezor ha risposto pubblicando cinque principi che ora guidano il proprio sviluppo: verifica esterna dell’entropia del seed, nessun percorso di fallback verso generatori software, revisione obbligatoria di terze parti per ogni modifica, un programma di bug bounty continuativo indipendente dall’affiliazione dei ricercatori, e un principio di design riassunto così: “La sicurezza più forte non è quella che esegui tu. È quella che non puoi sbagliare.”
La vicenda Coldcard non riguarda solo un’azienda. Riguarda il modo in cui l’intero ecosistema Bitcoin decide a chi affidare la custodia dei propri fondi — e ricorda che la parola “open source”, in un settore che vale centinaia di miliardi di dollari, ha bisogno di essere verificata riga per riga, non solo dichiarata.
Il settore della custodia hardware ne ha già tratto conseguenze concrete. Diversi produttori hanno accelerato l’adozione di schemi multisig che dividono la fiducia tra più dispositivi e più fornitori indipendenti, così che il difetto di un singolo firmware — per quanto grave — non basti più da solo a svuotare un wallet. Alcuni custodi hanno persino iniziato ad assicurare i fondi contro rischi di questo tipo, segno che l’industria considera ormai il rischio-firmware un rischio operativo da gestire, non un’eccezione remota.
| Progetto | Modello di licenza | Chi può revisionare commercialmente | Esito noto |
|---|---|---|---|
| Bitcoin Core | MIT (open source pieno) | Chiunque, incluse aziende concorrenti | Revisione pubblica continua, nessun incidente equivalente |
| Coldcard (pre-2020) | GPLv3 (ereditata da Trezor) | Chiunque, con obbligo di redistribuzione aperta | Base crittografica testata da anni |
| Coldcard (post-2020) | Commons Clause + libNgU proprietaria | Escluse le aziende concorrenti profit | Bug di entropia invisibile per 5 anni, furto da oltre $114M |
Domande Frequenti
Cos’è la Commons Clause e perché Coldcard l’ha adottata?
La Commons Clause è una licenza “source-available” aggiunta da Coinkite al codice di Coldcard il 18 novembre 2020 per impedire ad aziende concorrenti di costruire prodotti commerciali sulla base del suo firmware, dopo che Foundation Devices aveva annunciato un wallet basato sulla stessa base di codice GPLv3.
Quanti fondi Bitcoin sono stati rubati con il bug Coldcard?
Secondo CoinDesk, il furto dell’agosto 2026 ha coinvolto oltre $114 milioni sottratti da 709 indirizzi, con 500 wallet svuotati in 25 minuti; Trezor ha successivamente stimato 1.367 BTC coinvolti su circa 4.585 indirizzi.
Qual è la differenza tra open source e source-available per la sicurezza di Bitcoin?
Open source (come la licenza MIT di Bitcoin Core) permette a chiunque, incluse aziende concorrenti, di riutilizzare e revisionare il codice a fini commerciali; source-available (come la Commons Clause di Coldcard) mostra il codice ma esclude proprio chi avrebbe più incentivo economico a scovarne le falle.
Cosa ha cambiato Trezor dopo l’incidente Coldcard?
Trezor ha pubblicato cinque principi di sviluppo: verifica esterna dell’entropia del seed, nessun fallback verso generatori casuali software, revisione obbligatoria di terze parti per ogni modifica al codice, un programma di bug bounty continuativo aperto anche a ricercatori esterni indipendentemente dalla loro affiliazione, e un principio guida sulla sicurezza “per design” invece che affidata alla disciplina dell’utente.
Storie come quella di Coldcard mostrano perché BitcoinLive24 dedica spazio non solo al prezzo di Bitcoin, ma anche ai meccanismi — a volte invisibili — che ne determinano la sicurezza reale. Per restare aggiornato su ogni sviluppo della custodia Bitcoin in tempo reale, scarica l’app BitcoinLive24.
