La Tech Policy Institute della Jeb E. Brooks School of Public Policy della Cornell University ha pubblicato oggi il Cornell Bitcoin Adoption Index, il sondaggio più ampio mai condotto sull’adozione di Bitcoin nel mondo: 25.880 persone intervistate in 25 paesi, con 125 domande a testa, tra dicembre 2024 e marzo 2025. Lo studio, sostenuto dalla Human Rights Foundation, fotografa un Bitcoin che cresce ovunque ma resta poco compreso anche da chi lo possiede.
Chi ha condotto lo studio e con quale metodologia
Il rilevamento sul campo è stato affidato a Morning Consult, che ha costruito campioni nazionalmente rappresentativi in 25 paesi diversi, dai mercati sviluppati alle economie emergenti. Il progetto è nato da una collaborazione tra il Cornell Bitcoin Club, la Tech Policy Institute e la Human Rights Foundation, l’organizzazione no-profit che da anni promuove Bitcoin come strumento di libertà finanziaria nei regimi autoritari.
A differenza dei sondaggi sponsorizzati da singole aziende del settore, i dati grezzi dello studio sono pubblici e scaricabili in formato JSON e CSV, domanda per domanda: un livello di trasparenza raro per una ricerca su questo tema.
I numeri dell’adozione globale
Il 90,1% degli intervistati dichiara di conoscere Bitcoin almeno di nome, ma la quota che lo possiede davvero è molto più bassa: 13,2% a livello globale, mentre il 30,3% del campione lo ha posseduto almeno una volta in passato. La differenza tra le due cifre — quasi 17 punti percentuali — suggerisce un tasso di abbandono significativo tra chi ha provato Bitcoin e poi lo ha rivenduto o smesso di usarlo.
A livello di singoli paesi, l’adozione non segue affatto la ricchezza media nazionale. El Salvador, dove Bitcoin è moneta a corso legale dal 2021, resta il mercato con la penetrazione più alta, ma la classifica riserva sorprese come gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia, davanti a economie molto più grandi.
| Paese | Possesso attuale di Bitcoin |
|---|---|
| El Salvador | 28,6% |
| Emirati Arabi Uniti | 20,9% |
| Turchia | 19,9% |
| Venezuela | 19,8% |
| Brasile | 19,6% |
Il filo conduttore tra i primi cinque paesi è l’instabilità valutaria o normativa: dalla dollarizzazione salvadoregna alla svalutazione cronica della lira turca, fino all’iperinflazione venezuelana. Dove la moneta locale è meno affidabile, Bitcoin trova terreno più fertile.
Il paradosso della conoscenza: pochi capiscono cosa possiedono
Il dato più sorprendente riguarda la comprensione tecnica: solo il 13,0% di chi conosce Bitcoin sa che la sua offerta è limitata per protocollo a 21 milioni di unità, una delle caratteristiche più citate quando si spiega perché Bitcoin sia strutturalmente diverso da una moneta tradizionale, che una banca centrale può stampare senza limiti prestabiliti.
Coerentemente, gli intervistati si autovalutano con un punteggio medio di appena 4,4 su 10 sulla propria conoscenza di Bitcoin, contro il 5,4 su 10 dichiarato per le stablecoin (le criptovalute il cui valore è ancorato a una moneta come il dollaro). Un divario che segnala quanto lavoro di educazione finanziaria resti da fare, anche tra chi già possiede l’asset.
Perché la gente sceglie Bitcoin: le voci dal campo
Tra chi conosce Bitcoin, il 46,7% ritiene che aumenti la libertà finanziaria personale; la quota sale al 79,4% tra chi lo possiede davvero, segno che l’esperienza diretta cambia la percezione più di qualsiasi campagna di marketing. Bitcoin Magazine, che ha raccolto alcune testimonianze dirette dei partecipanti allo studio, riporta il caso di un residente venezuelano per cui Bitcoin è “più veloce, più pulito e molto meno rischioso” rispetto ai canali informali usati finora per procurarsi dollari.
Un intervistato salvadoregno ha sintetizzato così il senso della decentralizzazione: “quando nessuno controlla Bitcoin, significa che lo controlliamo tutti noi”. In Nigeria, dove i controlli sui capitali hanno reso difficile l’accesso alle valute estere, un altro partecipante ha raccontato di sentirsi al sicuro spendendo Bitcoin in sei diversi paesi africani, senza le frizioni tipiche del cambio valuta locale.
Un quadro che conferma altre rilevazioni recenti
I risultati dello studio Cornell arrivano poche settimane dopo il sondaggio del Bitcoin Policy Institute sull’opinione pubblica statunitense, che aveva già evidenziato un divario simile tra interesse crescente e comprensione tecnica limitata. Anche sul fronte istituzionale il quadro è coerente: BitcoinLive24 ha raccontato come gli ETF Bitcoin abbiano attratto oltre 3 miliardi di dollari solo ad agosto, a conferma che l’adozione corre in parallelo su più binari: retail nei mercati emergenti, istituzionale in quelli sviluppati.
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Domande Frequenti
Cos’è il Cornell Bitcoin Adoption Index?
È un sondaggio internazionale condotto dalla Tech Policy Institute della Cornell University su 25.880 persone in 25 paesi tra dicembre 2024 e marzo 2025, con il supporto della Human Rights Foundation, per misurare consapevolezza, possesso e percezione di Bitcoin nel mondo.
Quante persone possiedono davvero Bitcoin secondo lo studio?
Il 13,2% del campione globale possiede Bitcoin al momento del sondaggio, mentre il 30,3% lo ha posseduto almeno una volta; il 90,1% ne ha sentito parlare.
Qual è il paese con la maggiore adozione di Bitcoin?
El Salvador guida la classifica con il 28,6% di possessori attuali, seguito da Emirati Arabi Uniti (20,9%), Turchia (19,9%), Venezuela (19,8%) e Brasile (19,6%).
Chi possiede Bitcoin ne comprende davvero il funzionamento?
Solo il 13,0% di chi conosce Bitcoin sa che la sua offerta massima è fissata a 21 milioni di unità; il campione si autovaluta con un punteggio medio di 4,4 su 10 sulla propria conoscenza dell’asset.
Possedere Bitcoin cambia la percezione di libertà finanziaria?
Sì: il 79,4% di chi possiede Bitcoin ritiene che aumenti la propria libertà finanziaria, contro il 46,7% tra chi lo conosce soltanto senza possederlo.
