Le transazioni in Bitcoin e criptovalute in Medio Oriente (regione MENA, Medio Oriente e Nord Africa) sono triplicate a circa 350 miliardi di dollari nel periodo 2025-2026, dai 100 miliardi del 2022, secondo un report del Bitcoin Policy Institute pubblicato il 4 settembre 2026.
La crescita si concentra nei mesi successivi alla guerra dei dodici giorni tra Israele e Iran del giugno 2025 e alle tensioni che sono seguite nello Stretto di Hormuz, che hanno spinto cittadini e imprese della regione a usare Bitcoin e stablecoin per proteggere il proprio capitale.
Il dato conferma che l’adozione di Bitcoin accelera proprio dove valute locali e sistema bancario sono più fragili, con Turchia ed Emirati Arabi Uniti in testa per volumi e l’Arabia Saudita come mercato a crescita più rapida.
Cosa è Successo
Il Bitcoin Policy Institute (BPI), think tank statunitense dedicato all’analisi delle politiche pubbliche legate a Bitcoin, ha pubblicato il 4 settembre 2026 un’analisi a firma di Zaid M. Belbagi dal titolo “How Conflict Is Reshaping the Use of Digital Assets in the Middle East”.
Il report stima che il volume annuo delle transazioni on-chain nella regione MENA sia passato da circa 100 miliardi di dollari nel 2022 a circa 350 miliardi nel periodo 2025-2026, quasi triplicando in tre anni. Il documento non specifica la metodologia di calcolo né elenca in dettaglio le fonti dei dati on-chain, ma si concentra sull’analisi dei driver macroeconomici e geopolitici dietro la crescita, distinguendo il ruolo di Bitcoin da quello delle stablecoin ancorate al dollaro.
Il Contesto Geopolitico
Il riferimento è alla guerra dei dodici giorni tra Israele e Iran, iniziata il 13 giugno 2025 con gli attacchi israeliani ai siti nucleari iraniani e conclusa con un cessate il fuoco il 24 giugno 2025 dopo l’intervento militare statunitense contro gli impianti di Fordow, Natanz ed Esfahan. Da allora la regione ha attraversato episodi di tensione persistente, comprese le frizioni nello Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia da cui transita gran parte del petrolio mondiale.
Secondo il BPI, questo clima di instabilità ha spinto una quota crescente del capitale regionale verso gli asset digitali. In parallelo, diversi governi hanno inasprito i controlli: gli Stati Uniti, tramite l’OFAC hanno sanzionato wallet legati al settore crypto iraniano, mentre l’Iran stesso ha usato in passato asset digitali per aggirare le restrizioni finanziarie internazionali.
La svalutazione delle valute locali è un secondo motore della crescita. In Egitto, dove la sterlina egiziana ha perso potere d’acquisto, i volumi P2P (peer-to-peer, scambi diretti tra utenti senza intermediari) di Bitcoin sono aumentati del 300%. Dinamiche simili, per il BPI, riguardano anche Libano e Iran, dove Bitcoin e stablecoin funzionano come riserva di valore quando il sistema bancario locale è inaffidabile o inaccessibile.
Le Conseguenze per Bitcoin in Medio Oriente
La Turchia resta il mercato più grande della regione, con circa 200 miliardi di dollari di transazioni annue, spinta da un’inflazione della lira che dura da anni. Gli Emirati Arabi Uniti hanno processato circa 150 miliardi di dollari in transazioni crypto nel 2025, con Bitcoin al 38% del volume di trading, Ethereum al 22% e le stablecoin (USDT/USDC) al 30%: un mix che conferma Bitcoin come asset singolo dominante nel paese, davanti a qualsiasi altcoin.
| Paese | Dato 2025-2026 | Dettaglio |
|---|---|---|
| Turchia | ~$200 miliardi/anno | Maggior mercato crypto della regione MENA |
| Emirati Arabi Uniti | ~$150 miliardi (2025) | Bitcoin 38%, Ethereum 22%, stablecoin 30% del trading |
| Arabia Saudita | +154% su base annua | Crescita più rapida della regione |
| Qatar | +120% su base annua | Seconda crescita più rapida |
| Egitto | +300% volumi P2P Bitcoin | Dopo la svalutazione della sterlina egiziana |
Arabia Saudita (+154% anno su anno) e Qatar (+120%) mostrano la crescita percentuale più rapida, anche se partono da una base di transazioni più piccola rispetto a Turchia ed Emirati. Il BPI non fornisce numeri assoluti per Iran e Libano, ma descrive in entrambi i paesi un uso di Bitcoin orientato quasi esclusivamente alla preservazione della ricchezza piuttosto che al trading speculativo.
Le Reazioni Internazionali
Gli Emirati Arabi Uniti puntano a consolidare il proprio ruolo di hub regionale attraverso la VARA (Virtual Assets Regulatory Authority) di Dubai, l’autorità che regolamenta exchange e società crypto operative nell’emirato. Anche il Bahrain sta costruendo un proprio quadro normativo per attrarre exchange e investitori istituzionali, in competizione diretta con Dubai per il ruolo di piazza finanziaria crypto del Golfo.
Il tema della regolamentazione della custodia degli asset digitali non riguarda solo il Golfo: anche negli Stati Uniti la SEC sta riscrivendo le regole di custodia crypto che coinvolgono i fondi ETF su Bitcoin, segno di una corsa globale a normare un settore che, secondo i dati del BPI, si è ormai spostato in modo strutturale in nuove aree geografiche.
Prospettive e Scenari
Tre scenari sono plausibili nei prossimi mesi. Primo: se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero riaccendersi, l’uso di Bitcoin come riserva di valore nei paesi più esposti al conflitto potrebbe accelerare ulteriormente, replicando la dinamica osservata dopo giugno 2025.
Secondo: se Dubai e Bahrain continuano a consolidare i propri quadri regolatori, la regione MENA potrebbe attrarre capitali istituzionali globali cercando un contesto normativo più permissivo rispetto a Stati Uniti ed Europa, rafforzando il ruolo di Bitcoin come asset di riserva regionale.
Terzo: se la stabilizzazione valutaria in corso in Egitto dovesse proseguire, la domanda P2P di Bitcoin legata alla pura preservazione del potere d’acquisto potrebbe rallentare, pur restando strutturalmente più alta rispetto al periodo pre-2022.
Per la redazione di BitcoinLive24, il dato più rilevante resta la conferma di un pattern già osservato altrove: l’adozione di Bitcoin cresce più velocemente non dove i mercati finanziari sono più sviluppati, ma dove sono più fragili. Per restare aggiornati su queste dinamiche e su tutte le notizie Bitcoin in tempo reale, scarica l’app BitcoinLive24.
Domande Frequenti
Cosa dice il report del Bitcoin Policy Institute sul Medio Oriente?
Il report, pubblicato il 4 settembre 2026, stima che le transazioni crypto annue nella regione MENA siano triplicate a circa 350 miliardi di dollari nel periodo 2025-2026, dai 100 miliardi del 2022.
Perché l’uso di Bitcoin cresce in Medio Oriente?
La crescita è legata soprattutto alla guerra Israele-Iran del giugno 2025 e alle tensioni successive, oltre alla svalutazione di valute locali come la lira turca e la sterlina egiziana, che spingono cittadini e imprese a usare Bitcoin per preservare il potere d’acquisto.
Quali paesi guidano la crescita crypto nella regione MENA?
La Turchia resta il mercato più grande con circa 200 miliardi di dollari annui, seguita dagli Emirati Arabi Uniti con circa 150 miliardi nel 2025. Arabia Saudita e Qatar mostrano invece i tassi di crescita percentuale più alti, rispettivamente +154% e +120% su base annua.
Bitcoin è legale negli Emirati Arabi Uniti?
Sì, gli Emirati Arabi Uniti regolamentano le attività in criptovalute attraverso la VARA (Virtual Assets Regulatory Authority) di Dubai, che autorizza e supervisiona gli exchange operativi nell’emirato.
Che peso ha Bitcoin nel mix crypto degli Emirati Arabi Uniti?
Secondo il Bitcoin Policy Institute, Bitcoin rappresenta il 38% del volume di trading crypto negli Emirati Arabi Uniti nel 2025, davanti a Ethereum (22%) e alle stablecoin USDT/USDC (30%).
Fonti: Bitcoin Policy Institute, Decrypt.
