Il consumo energetico del mining di Bitcoin è salito del 38% tra giugno 2024 e dicembre 2025, raggiungendo circa 190 TWh su base annualizzata. Il dato preliminare, presentato da Alexander Neumueller del Cambridge Centre for Alternative Finance all’Energy Investors Forum di Dallas nel luglio 2026, segnala anche un sorpasso storico: per la prima volta l’energia idroelettrica ha superato il gas naturale come fonte primaria per i miner di Bitcoin (BTC).
Il Consumo Energetico del Mining Bitcoin Sale del 38%
Secondo i dati preliminari di Cambridge, il consumo elettrico stimato del network Bitcoin è passato da 138 TWh (giugno 2024) a circa 190 TWh (dicembre 2025), un incremento assoluto di 52 TWh in diciotto mesi. La ricerca, condotta dal Cambridge Centre for Alternative Finance (CCAF), si basa su un sondaggio che copre poco più del 50% dell’hashrate globale di Bitcoin — la potenza di calcolo complessiva dedicata alla convalida delle transazioni sulla rete.
Il dato aggiorna il Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI) di Cambridge, lo strumento di riferimento più citato a livello globale per stimare l’impronta energetica della rete Bitcoin, e conferma una traiettoria di crescita costante legata all’aumento dell’hashrate dopo l’halving del 2024.
L’Idroelettrico Diventa la Fonte Primaria, Supera il Gas Naturale
Il cambiamento più rilevante riguarda il mix energetico. Secondo il Cambridge Digital Mining Industry Report relativo a giugno 2024, il gas naturale rappresentava il 38,2% dell’energia usata dai miner, davanti alle rinnovabili nel loro complesso (42,6% se sommate, ma frammentate tra idroelettrico, eolico e solare), al nucleare (9,8%) e al carbone (8,9%, in forte calo dal 36,6% del 2022). Nei dati preliminari di dicembre 2025, invece, l’energia a basso impatto di carbonio è salita al 59,4% (dal 52,4% del periodo precedente) e l’idroelettrico da solo ha scavalcato il gas naturale come singola fonte più utilizzata.
Secondo Neumueller, buona parte dello spostamento è legata a una copertura più ampia del sondaggio in mercati ricchi di energia idroelettrica come l’Etiopia, dove la diga del Rinascimento (Grand Ethiopian Renaissance Dam) genera un surplus stagionale che il mining Bitcoin sfrutta come acquirente flessibile, pronto a ridurre il carico quando la domanda della rete elettrica nazionale sale. Non si tratta quindi solo di nuova capacità mineraria, ma anche di una fotografia più precisa di operazioni idroelettriche già esistenti che in passato sfuggivano al campione Cambridge.
Le Emissioni di CO₂ Crescono Meno del Consumo Energetico
Secondo le stime del CBECI di Cambridge, le emissioni legate al mining sono passate da circa 40 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (giugno 2024) a circa 48 milioni di tonnellate (dicembre 2025): una crescita del 20%, quindi molto inferiore al +38% dei consumi energetici. Il disallineamento tra i due tassi di crescita è la prova numerica più diretta dello spostamento verso fonti a basso carbonio: si consuma più energia, ma cresce meno l’impatto climatico per unità di hashrate.
Bitcoin Mining: i Numeri a Confronto (Giugno 2024 vs Dicembre 2025)
| Indicatore | Giugno 2024 | Dicembre 2025 (preliminare) |
|---|---|---|
| Consumo energetico annualizzato | 138 TWh | 190 TWh (+38%) |
| Energia a basso carbonio | 52,4% | 59,4% |
| Gas naturale | 38,2% | superato dall’idroelettrico |
| Carbone | 8,9% | in calo (dato non ancora finale) |
| Emissioni CO₂ equivalenti | ~40 milioni t | ~48 milioni t (+20%) |
Perché i Miner Puntano Anche su Intelligenza Artificiale e HPC
La survey di Cambridge segnala un altro dato interessante per il settore: solo il 10% dei miner intervistati ha già allocato parte della propria capacità elettrica verso carichi di intelligenza artificiale o HPC (High Performance Computing, calcolo ad alte prestazioni), ma oltre il 40% dei restanti dichiara di essere in fase di esplorazione. Come riportato anche da TheEnergyMag, i grandi operatori di mining guardano sempre più ai data center AI come diversificazione dei ricavi, sfruttando le stesse infrastrutture elettriche costruite per il mining.
Cosa Significa per gli Investitori
Per chi segue Bitcoin come asset, il dato Cambridge non incide direttamente sul prezzo, ma rafforza la narrativa ESG a favore della rete: un mix energetico più verde riduce le critiche legate all’impatto ambientale, un tema che in passato ha pesato sulle decisioni di alcuni grandi investitori istituzionali. Resta però un mining sempre più energivoro in termini assoluti, il che mantiene alta l’attenzione sui costi elettrici dei miner quotati in borsa, alcuni dei quali — come dimostra il caso Poolin — faticano a reggere la pressione dei costi operativi nonostante detengano riserve di BTC in bilancio, alla pari delle grandi aziende con Bitcoin in treasury.
Conclusione
I dati preliminari del Cambridge Centre for Alternative Finance disegnano un settore del mining Bitcoin che cresce nei consumi ma migliora nella composizione energetica, con l’idroelettrico che per la prima volta supera il gas naturale come fonte primaria. Il report definitivo, atteso nei prossimi mesi, dovrebbe confermare le percentuali esatte del mix energetico di dicembre 2025 e offrire una fotografia più completa dell’espansione dei miner verso l’intelligenza artificiale.
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FAQ
Quanta energia consuma oggi il mining di Bitcoin?
Secondo i dati preliminari Cambridge di dicembre 2025, il consumo annualizzato è di circa 190 TWh, il 38% in più rispetto ai 138 TWh di giugno 2024.
L’idroelettrico è la fonte di energia più usata per il mining Bitcoin?
Sì, secondo i dati preliminari presentati da Cambridge nel luglio 2026 l’idroelettrico ha superato il gas naturale, diventando la fonte singola più utilizzata dai miner di Bitcoin.
Il mining Bitcoin inquina di più rispetto al 2024?
Le emissioni di CO₂ equivalente sono cresciute di circa il 20% tra giugno 2024 e dicembre 2025, un ritmo inferiore al +38% dei consumi energetici, segno di un mix energetico più pulito.
Chi ha raccolto questi dati sul consumo energetico di Bitcoin?
Il Cambridge Centre for Alternative Finance, tramite il Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI) e una survey che copre oltre il 50% dell’hashrate globale della rete.
I miner Bitcoin stanno diversificando verso l’intelligenza artificiale?
Sì: circa il 10% dei miner intervistati da Cambridge ha già allocato capacità elettrica a carichi di intelligenza artificiale o HPC, e oltre il 40% dei restanti sta valutando questa strada.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
Fonte: Crypto.news, dati Cambridge Centre for Alternative Finance.
