Un quotidiano economico cinese ha denunciato pubblicamente che alcuni truffatori si stanno spacciando per i suoi giornalisti, chiedendo pagamenti in Bitcoin alle aziende in cambio della mancata pubblicazione di presunte inchieste. Il China Business Journal ha precisato di non aver mai autorizzato quelle e-mail, inviate da un indirizzo ospitato su Proton Mail, e di aver avviato la raccolta delle prove riservandosi azioni civili e penali. Il caso e’ interessante meno per la cifra richiesta — che non e’ stata resa nota — e piu’ per cio’ che rivela sulle assunzioni sbagliate di chi organizza un’estorsione in Bitcoin.
Cosa ha denunciato il China Business Journal
Secondo la ricostruzione di crypto.news, i truffatori contattavano le imprese sostenendo di aver condotto indagini sotto copertura e di essere in possesso di informazioni dannose. La richiesta era sempre la stessa: un trasferimento in Bitcoin in cambio del silenzio. Il giornale ha replicato che le proprie attivita’ di cronaca non passano da canali non ufficiali e che i messaggi non provenivano ne’ dalla redazione ne’ dalla struttura commerciale.
Su un punto le fonti non concordano, ed e’ bene dirlo: crypto.news data il comunicato al 30 luglio, mentre Crypto Briefing lo colloca al 29 luglio. Il sito della testata, cb.com.cn, al momento della stesura non risponde dall’Europa (errore 521), quindi non e’ stato possibile leggere il testo originale del comunicato e sciogliere la discrepanza. Crypto Briefing aggiunge che il giornale nasce nel 1985 ed e’ pubblicato dall’Istituto di Economia Industriale dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali.
Nessuna delle fonti riporta un indirizzo Bitcoin, un importo richiesto o una vittima che abbia effettivamente pagato. Non risulta inoltre alcun arresto o procedimento penale collegato a queste e-mail. Siamo quindi davanti al racconto di una parte sola: la testata che si dichiara vittima di usurpazione d’identita’.
Proton Mail non e’ un buco nero: i numeri del transparency report
Il dettaglio piu’ istruttivo e’ la scelta del provider. Va detto subito che, come sottolinea crypto.news, l’uso di Proton Mail non stabilisce di per se’ chi abbia inviato quelle e-mail. Proton viene pero’ percepito come sinonimo di irrintracciabilita’, e l’azienda svizzera pubblica un transparency report aggiornato al 6 gennaio 2026 che racconta una storia diversa. Nel 2025 Proton ha ricevuto 9.301 ordini legali relativi a Proton Mail, ne ha contestati 988 e ne ha eseguiti 8.313: rielaborando i dati grezzi, significa che l’89,4% degli ordini e’ stato eseguito, con una media di circa 25 richieste al giorno.
| Anno | Ordini legali ricevuti | Ordini contestati | Ordini eseguiti | Quota eseguita |
|---|---|---|---|---|
| 2025 | 9.301 | 988 | 8.313 | 89,4% |
| 2024 | 11.023 | 655 | 10.368 | 94,1% |
| 2023 | 6.378 | 407 | 5.971 | 93,6% |
| 2022 | 6.995 | 1.038 | 5.957 | 85,2% |
| 2021 | 6.243 | 1.323 | 4.920 | 78,8% |
| 2020 | 3.767 | 750 | 3.017 | 80,1% |
Quote calcolate da BitcoinLive24 sui valori assoluti pubblicati da Proton. Il 2025 segna un calo del 15,6% negli ordini ricevuti rispetto al 2024, ma la quota contestata sale dal 5,9% al 10,6%.
Qui servono pero’ due precisazioni che cambiano il significato dei numeri. La prima: si tratta esclusivamente di ordini provenienti da autorita’ svizzere. Proton scrive testualmente che, ai sensi dell’articolo 271 del codice penale svizzero, non puo’ trasmettere dati direttamente ad autorita’ estere e respinge tutte le richieste straniere; un’autorita’ straniera deve passare dalle procedure di assistenza giudiziaria internazionale e ottenere il vaglio di Berna. La seconda: le e-mail sono cifrate e Proton dichiara di non avere modo di decifrarle, quindi cio’ che puo’ essere consegnato sono i metadati previsti dalla privacy policy, non il contenuto dei messaggi.
Il quadro e’ diverso per la VPN: nel 2025 Proton VPN ha ricevuto 59 ordini e li ha respinti tutti, perche’ una politica no-log rende materialmente impossibile rispondere a domande su chi fosse connesso a un server in un dato momento. La stessa azienda, quindi, offre due livelli di esposizione molto diversi — un dettaglio che chi progetta un ricatto tende a ignorare.
Estorsione in Bitcoin: il paradosso della tracciabilita’
Chi chiede un riscatto in Bitcoin scommette sul fatto che la criptovaluta sia anonima. Non lo e’: ogni transazione resta scritta in modo permanente su un registro pubblico consultabile da chiunque. Nel momento in cui una vittima paga, l’indirizzo di destinazione diventa un punto di partenza per l’analisi, e ogni movimento successivo verso un exchange che applica procedure di identificazione del cliente rappresenta un potenziale punto di rottura dell’anonimato.
Questa dinamica non e’ teorica. Su BitcoinLive24 abbiamo raccontato il caso Ryuk, con 1.610 Bitcoin estorti a imprese statunitensi, dove l’analisi della blockchain ha contribuito a ricostruire i flussi e l’hacker armeno si e’ poi dichiarato colpevole, e la vicenda del negoziatore di ransomware a cui il Bitcoin e’ stato sequestrato dopo che aveva tradito i propri clienti. In entrambi i casi la valuta scelta per garantire l’impunita’ e’ diventata l’elemento probatorio principale.
C’e’ poi una differenza sostanziale tra questa vicenda e un attacco ransomware: qui non risulta alcuna intrusione informatica. Non e’ stato violato un sistema, non sono stati cifrati dati. E’ stata usata la reputazione di un marchio editoriale come leva. La componente tecnologica si riduce a due elementi: una casella di posta cifrata e un metodo di pagamento difficile da bloccare in tempo reale.
Un pattern gia’ perseguito in Cina
Il ricatto tramite falsa attivita’ giornalistica non nasce con le criptovalute. Sempre crypto.news riferisce che in un caso del 2025 diffuso dall’autorita’ cinese di regolazione dell’editoria tre persone sono state condannate dopo aver usato presunte inchieste ambientali per estorcere denaro a sedici aziende. Non siamo riusciti a reperire il provvedimento sul portale del regolatore, quindi il dato resta attribuito alla testata che lo riporta e non a un atto che abbiamo letto direttamente.
La novita’ nel pattern cinese, semmai, e’ il canale di pagamento — anche se Crypto Briefing osserva che l’usurpazione di identita’ giornalistica per farsi pagare in criptovaluta e’ un fenomeno gia’ in crescita a livello globale. Un bonifico verso un conto cinese e’ contestabile, congelabile su richiesta dell’autorita’ e vincola il beneficiario a un’identita’ verificata; una transazione Bitcoin no. Per chi organizza il ricatto il vantaggio e’ l’irreversibilita’ immediata, non l’invisibilita’ successiva — due proprieta’ che vengono spesso confuse.
Cosa significa per le aziende e per chi investe
I casi di estorsione Bitcoin ai danni delle imprese seguono quasi sempre lo stesso copione, e per un’azienda italiana la lezione operativa e’ semplice e non richiede competenze tecniche. Una redazione che chiede un commento fa domande, anche scomode, e lo fa da un dominio istituzionale riconducibile alla testata. Non propone mai di rinunciare a una pubblicazione dietro pagamento: quella proposta, in qualunque valuta, configura una richiesta estorsiva ed e’ materia da segnalare alle autorita’, non da negoziare.
- Verificare il dominio del mittente: un indirizzo su un provider generalista non appartiene alla redazione di un quotidiano nazionale.
- Non rispondere e non pagare: la risposta conferma che la casella e’ presidiata e che il bersaglio e’ ricettivo.
- Conservare tutto: intestazioni complete del messaggio, eventuale indirizzo Bitcoin indicato, orari. Sono elementi analizzabili.
- Contattare la testata sui canali ufficiali: nel caso cinese e’ proprio la segnalazione delle aziende ad aver innescato il comunicato pubblico.
Per chi investe in Bitcoin, invece, la notizia non ha impatti sul mercato: non c’e’ un volume dichiarato, non c’e’ un indirizzo noto, non c’e’ un flusso misurabile. Ha pero’ un effetto reputazionale ricorrente, perche’ ogni episodio di questo tipo alimenta l’equazione tra criptovaluta e criminalita’. Su questo terreno abbiamo gia’ mostrato quanto le stime circolanti vadano maneggiate con cautela nella nostra analisi sulle truffe crypto da 80,7 miliardi di dollari e su come nasce davvero quel numero.
Prospettive
Il seguito dipende da un elemento che oggi manca: la collaborazione tra giurisdizioni. Perche’ un’indagine cinese arrivi ai metadati di una casella Proton non basta una richiesta diretta, servono le procedure di assistenza giudiziaria internazionale e il filtro dell’autorita’ svizzera. E’ un percorso lento, e nel frattempo la risposta piu’ efficace resta quella gia’ adottata dal giornale: rendere pubblico lo schema, cosi’ che nessuna azienda contattata creda di essere l’unico bersaglio.
Se emergera’ un indirizzo Bitcoin collegato alla campagna, la vicenda cambiera’ natura, perche’ diventera’ quantificabile: si potra’ sapere quanto e’ stato incassato e dove si sono mossi i fondi. Fino ad allora resta un avvertimento senza cifre. Continueremo a seguirla su BitcoinLive24.
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Domande frequenti
Il China Business Journal ha subito un attacco informatico?
No. Dalle ricostruzioni disponibili non risulta alcuna intrusione nei sistemi della testata: i truffatori ne hanno usurpato il nome inviando e-mail da un indirizzo esterno ospitato su Proton Mail.
Quanto Bitcoin e’ stato chiesto alle aziende?
Non e’ stato reso noto. Il comunicato ripreso dalle testate specializzate non indica ne’ l’importo richiesto, ne’ un indirizzo Bitcoin, ne’ vittime che abbiano pagato.
Proton Mail rende davvero irrintracciabili i mittenti?
No. Il transparency report di Proton indica 9.301 ordini legali ricevuti nel 2025 per Proton Mail, di cui 8.313 eseguiti. Si tratta pero’ solo di ordini di autorita’ svizzere: le richieste estere vanno incanalate nell’assistenza giudiziaria internazionale. Il contenuto delle e-mail resta cifrato e non decifrabile dall’azienda.
Perche’ i ricattatori chiedono Bitcoin invece di un bonifico?
Perche’ una transazione Bitcoin non e’ reversibile e non puo’ essere bloccata da un intermediario. Non e’ pero’ anonima: resta registrata su un libro mastro pubblico e consultabile, che in diverse inchieste si e’ rivelato l’elemento decisivo per identificare i responsabili.
Cosa deve fare un’azienda che riceve una richiesta simile?
Non rispondere, non pagare, conservare il messaggio con le intestazioni complete e segnalare l’episodio alle autorita’ competenti, verificando in parallelo con la redazione citata attraverso i suoi recapiti ufficiali.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. I dati citati sono aggiornati al momento della stesura.
