Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha sequestrato 560.000 dollari in Bitcoin e altre criptovalute destinati a finanziare Hamas, smantellando una rete di raccolta fondi online attiva dal 2019. L’operazione, annunciata il 1° settembre 2026, si inserisce in una strategia più ampia di contrasto al finanziamento del terrorismo tramite asset digitali che coinvolge FBI, National Security Division e procure federali. Per Bitcoin, la vicenda rilancia il dibattito su tracciabilità on-chain e regolamentazione, dimostrando che le forze dell’ordine USA riescono sempre più spesso a colpire reti che si affidano alla pseudonimità delle criptovalute.
Il Dipartimento di Giustizia USA Sequestra $560.000 in Crypto Legati ad Hamas
Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha reso noto il 1° settembre 2026 di aver sequestrato oltre 560.000 dollari in criptovalute, tra cui Bitcoin, riconducibili a una rete di finanziamento gestita dalle Brigate Al-Qassam, il braccio armato di Hamas, secondo il comunicato ufficiale del DOJ. L’operazione ha coinvolto cinque mandati distinti, emessi tra il 25 marzo 2025 e il 18 agosto 2026, e ha portato al sequestro dei domini AlQassam.ps e alaqsaflood.org, oltre ai server ad essi collegati.
Secondo l’FBI, le indagini sono partite dagli uffici di Albuquerque, con il supporto della Counterterrorism Division, della Cyber Division e della sede di New York. Le Brigate Al-Qassam avevano iniziato a testare la raccolta fondi in criptovalute già nel 2019, indirizzando i sostenitori verso pagine web che generavano indirizzi crypto a rotazione per rendere più difficile il tracciamento delle donazioni, come riportato dal blog di Chainalysis.
Il Contesto: la Guerra al Finanziamento Crypto del Terrorismo
L’azione del DOJ si inserisce in un filone di enforcement cresciuto costantemente dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, quando gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione su tutti i canali di finanziamento riconducibili ad Hamas, comprese le criptovalute. Il vice procuratore generale aggiunto John A. Eisenberg ha dichiarato che questi sequestri “privano Hamas delle risorse che utilizza per reclutare e radicalizzare online e per finanziare attacchi barbari come quello del 7 ottobre 2023”.
Non è la prima volta che un’organizzazione o una rete criminale prova a sfruttare Bitcoin eludendo il sistema bancario tradizionale: BitcoinLive24 ha raccontato a inizio settembre come l’FBI abbia smantellato la botnet russa Sality, attiva da otto anni nel furto di Bitcoin. La differenza, in questo caso, è che non si tratta di un furto ma di donazioni volontarie raccolte tramite siti web e canali di messaggistica criptata, il che rende la vicenda ancora più delicata sul piano geopolitico: gli Stati Uniti additano piattaforme crypto e infrastrutture di comunicazione come vettori consapevoli, o quantomeno negligenti, del finanziamento del terrorismo.
Le Conseguenze per Bitcoin: Tracciabilità On-Chain Sotto i Riflettori
Il sequestro dimostra ancora una volta che la trasparenza della blockchain di Bitcoin può giocare a sfavore di chi la utilizza per scopi illeciti: ogni transazione resta visibile pubblicamente, e strumenti di blockchain intelligence come quelli di Chainalysis permettono di ricostruire il percorso dei fondi anche a distanza di anni. Gli investigatori ritengono che i 560.000 dollari sequestrati rappresentino solo una frazione del totale raccolto dalla rete, segno che l’attività di fundraising era più estesa di quanto emerso finora, come sottolineato anche da Fortune nella sua ricostruzione dell’operazione.
Sul piano regolatorio, casi come questo alimentano le richieste di controlli più stringenti su exchange e wallet provider, in particolare per quanto riguarda le regole di Travel Rule e Know Your Customer (KYC). Ecco il riepilogo cronologico dei mandati che hanno portato all’operazione:
| Data mandato | Azione |
|---|---|
| 25 marzo 2025 | Primo mandato di sequestro emesso dal tribunale federale |
| 25 giugno 2025 | Secondo mandato, ampliamento delle indagini sui wallet collegati |
| 10 ottobre 2025 | Terzo mandato, identificazione di ulteriori indirizzi crypto |
| 29 luglio 2026 | Mandato per il sequestro del dominio alaqsaflood.org |
| 18 agosto 2026 | Mandato su AlQassam.ps e sui server collegati |
Le Reazioni Internazionali: dal DOJ a Chainalysis
La procuratrice USA per il Distretto di Columbia, Jeanine Ferris Pirro, ha commentato con toni netti l’operazione: “Le vostre reti non sono sicure, le vostre criptovalute sono vulnerabili e non ci fermeremo finché la vostra capacità di fare guerra non sarà annientata”. Il vicedirettore dell’FBI Brett Leatherman ha precisato che l’agenzia “ha sequestrato infrastrutture online e 560.000 dollari in criptovalute, intercettando le donazioni destinate all’organizzazione”.
Chainalysis, la società di analisi blockchain che ha fornito strumenti di tracciamento on-chain alle indagini, descrive il caso come un esempio di come le tecniche di data analytics possano smascherare reti di finanziamento che si credevano anonime. A livello internazionale, l’azione rientra nello sforzo coordinato tra FBI, National Security Division e procure federali contro il finanziamento del terrorismo tramite asset digitali, un fronte su cui negli ultimi due anni è cresciuta la convergenza tra agenzie antiterrorismo e regolatori finanziari.
Prospettive: Cosa Aspettarsi nei Prossimi Mesi
Tre scenari appaiono plausibili nel breve-medio termine. Il primo, il più probabile, prevede un’intensificazione dei controlli su exchange e servizi di custodia non regolamentati, con nuove linee guida attese da FinCEN sul monitoraggio delle transazioni legate a wallet ad alto rischio. Il secondo scenario riguarda una possibile evoluzione delle tecniche di raccolta fondi da parte di gruppi come Hamas, che potrebbero spostarsi verso stablecoin o privacy coin più difficili da tracciare rispetto a Bitcoin. Il terzo scenario, meno immediato ma rilevante per il settore, è un ulteriore irrigidimento normativo globale sulle piattaforme crypto, con il rischio di frizioni tra l’esigenza di sicurezza nazionale e quella di preservare la neutralità e l’accessibilità di Bitcoin come rete aperta.
Per il settore, il messaggio è duplice: da un lato la tracciabilità di Bitcoin resta uno strumento efficace nelle mani delle forze dell’ordine, dall’altro ogni nuovo caso di finanziamento del terrorismo tramite crypto rischia di alimentare narrative negative che complicano il percorso di adozione istituzionale, proprio mentre ETF e banche tradizionali aprono sempre più spazio a Bitcoin.
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Domande Frequenti
Quanti soldi ha sequestrato il DOJ ad Hamas in criptovalute?
Il Dipartimento di Giustizia USA ha sequestrato oltre 560.000 dollari in criptovalute, incluso Bitcoin, secondo il comunicato ufficiale del 1° settembre 2026. Gli investigatori ritengono che la cifra reale raccolta dalla rete possa essere superiore.
Da quando Hamas raccoglie fondi in Bitcoin?
Le Brigate Al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno iniziato a sperimentare la raccolta fondi in criptovalute a partire dal 2019, utilizzando siti web che generavano indirizzi wallet a rotazione per ostacolare il tracciamento.
Quali siti web sono stati sequestrati nell’operazione?
Le autorità USA hanno preso il controllo dei domini AlQassam.ps e alaqsaflood.org, oltre a due server collegati, disattivando i canali usati per fundraising e reclutamento online.
Bitcoin è davvero tracciabile dalle forze dell’ordine?
Sì: ogni transazione Bitcoin è registrata pubblicamente sulla blockchain, e società di blockchain intelligence come Chainalysis collaborano regolarmente con FBI e altre agenzie per ricostruire i flussi di fondi anche a distanza di anni.
Questo caso cambierà la regolamentazione crypto negli Stati Uniti?
È probabile un irrigidimento dei controlli su exchange e wallet provider, in particolare sulle regole di Travel Rule e KYC, anche se al momento della stesura non sono state annunciate nuove normative specifiche legate a questo caso.
