Liquidità Bitcoin un Anno dopo il Crash da 19 Miliardi

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La liquidità Bitcoin è tornata sopra i livelli del 10 ottobre 2025, il giorno del crollo da 19 miliardi di dollari di liquidazioni. Secondo l’analisi di CoinDesk Research pubblicata il 10 ottobre 2026, il 7 ottobre erano disponibili circa 11,7 milioni di dollari di ordini entro l’1% dal prezzo, circa il 75% in più rispetto al giorno del crash. BitcoinLive24 ricostruisce cosa è cambiato in un anno e quali rischi, secondo gli analisti, restano.

A fare la differenza non è il prezzo: Bitcoin costa circa un terzo in meno rispetto a prima del crollo, quindi una profondità maggiore in dollari indica, scrive CoinDesk, più capitale messo a disposizione dai market maker (gli operatori che quotano continuamente prezzi di acquisto e vendita).

Il crash del 10 ottobre 2025: 19 miliardi di liquidazioni in un giorno

Pochi giorni dopo un massimo storico sopra i 126.000 dollari, la mattina del 10 ottobre 2025 Bitcoin si era riportato a circa 122.600 dollari. Poche ore dopo era sceso sotto i 105.000, con gran parte del calo concentrato in pochi minuti, nelle ore di scambi sottili del venerdì sera americano, dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di dazi del 100% sulle importazioni dalla Cina, secondo CoinDesk Research.

Furono liquidate posizioni a leva per oltre 19 miliardi di dollari in un solo giorno. Anche Business Today, citando un rapporto Bloomberg basato sui dati Coinglass, parlò di oltre 19 miliardi di dollari cancellati e di circa 1,6 milioni di trader colpiti da liquidazioni forzate.

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Una liquidazione forzata avviene quando il prezzo si muove contro una posizione a leva e l’exchange chiude la posizione per evitare perdite superiori al margine versato. Le chiusure forzate aggiungono altra pressione di vendita e possono innescare un effetto domino.

Liquidità Bitcoin oggi: il book è più profondo del giorno del crollo

Per misurare la ripresa, CoinDesk Research ha confrontato la profondità del mercato sugli exchange centralizzati in quattro date: 1° gennaio 2025, 10 ottobre 2025, 1° gennaio 2026 e questa settimana. La profondità è il valore degli ordini di acquisto e vendita fermi vicino al prezzo corrente: più il book è profondo, più un ordine grande può essere assorbito senza spostare il mercato.

I valori per Bitcoin, entro l’1% dal prezzo, sono questi:

DataProfondità BTC entro l’1% dal prezzo
1° gennaio 2025circa 6,9 milioni di dollari
1° gennaio 2026circa 9 milioni di dollari
7 ottobre 2026circa 11,7 milioni di dollari

Il dato del 7 ottobre 2026 è circa il 75% sopra quello del giorno del crash, secondo CoinDesk. Il miglioramento è concentrato vicino al prezzo, dove i market maker quotano di più: a una distanza del 5% la profondità, intorno ai 24 milioni di dollari, è più o meno quella di gennaio 2025.

Il book ha già subito un primo test: con le vendite di questa settimana la profondità di Bitcoin entro l’1% è scesa di circa il 12% tra il 7 e l’8 ottobre, riferisce la stessa analisi. Per approfondire il quadro di fondo, leggi anche la nostra analisi su quanto capitale fresco è entrato in Bitcoin.

Ether, altcoin e volumi spot: la ripresa non è uniforme

Per Ether il recupero è in alcuni aspetti più netto. Secondo CoinDesk Research, la profondità entro lo 0,5% dal prezzo è più che raddoppiata rispetto al giorno del crollo, a circa 4,2 milioni di dollari, mentre entro l’1% è salita di circa tre quarti, a circa 5,3 milioni.

Per le altcoin il quadro è opposto. Nel paniere analizzato da CoinDesk Research, la profondità in dollari era massima il 1° gennaio 2025 ed è stata più bassa in ogni data successiva: a una distanza del 5% dal prezzo si attesta intorno ai 2 milioni di dollari, circa un terzo in meno rispetto a inizio 2025. Entro l’1% il calo è di circa un sesto.

Anche i volumi spot non si sono ripresi. Nelle quattro settimane fino al 27 settembre il volume settimanale sugli exchange centralizzati è stato in media di circa 279 miliardi di dollari, quasi due terzi in meno rispetto agli 801 miliardi della settimana del crash, scrive CoinDesk. Il minimo è arrivato ad agosto, a circa 135 miliardi settimanali; da allora il volume è circa raddoppiato.

IndicatoreDato CoinDesk Research
Volume spot settimanale, settimana del crash801 miliardi di dollari
Volume spot settimanale, minimo di agosto 2026circa 135 miliardi di dollari
Volume spot settimanale, media 4 settimane al 27 settembrecirca 279 miliardi di dollari
Ether, profondità entro lo 0,5% dal prezzocirca 4,2 milioni di dollari
Altcoin, profondità a distanza del 5%circa 2 milioni di dollari

Joshua de Vos, responsabile ricerca di CoinDesk, sintetizza così: un anno fa si chiedeva dove sarebbe tornato il capitale dopo il crollo, e la risposta è Bitcoin ed Ether. I market maker sono rientrati sui titoli maggiori, con liquidità sopra i livelli pre-crash, mentre quella delle altcoin continua a calare. De Vos si aspetta che questa divergenza persista, a parte poche altcoin selezionate, anche l’anno prossimo, perché le major continuano a dominare l’interesse e i volumi istituzionali.

I rischi di leva e posizionamento restano, dicono gli analisti

Una maggiore profondità non elimina il problema che innescò il crollo. Secondo un altro articolo di CoinDesk dello stesso giorno, alla vigilia del 10 ottobre 2025 l’open interest (il valore dei contratti derivati aperti) era vicino ai massimi storici e molti trader erano posizionati al rialzo, convinti che il ciclo dei quattro anni portasse a nuovi record.

Mark Connors di Risk Dimensions, intervistato da CoinDesk e già responsabile di un prodotto di posizionamento degli hedge fund a Credit Suisse, ricorda che il movimento fu guidato dai derivati e non dai dati on-chain: il «Bitcoin di carta», dice, governa ancora il breve termine. I future perpetui, contratti che permettono di scommettere sul prezzo senza possedere Bitcoin, restano una parte rilevante degli scambi. Connors non esclude un nuovo evento simile: «Può ancora esserci un 10 ottobre».

Chris Sullivan di Hyperion Decimus indica, sempre nell’analisi di CoinDesk, tre indicatori da seguire: open interest, funding rate (il costo di mantenere una posizione su un perpetuo) e sentiment. Sul rischio nelle giornate di movimento estremo leggi anche la nostra analisi sulla volatilità di Bitcoin nel 2026.

Connors invita anche a ripensare il ciclo di quattro anni legato al halving: «Non è morto, ma è cambiato», e non si può più contare su di esso come in passato. Resta, nelle sue parole, una differenza rispetto a un anno fa: oggi il mercato è più attento alla struttura. E, come osserva lo stesso articolo, il mercato «ha piegato, non si è spezzato».

Cosa significa per chi investe in Bitcoin

Per chi investe, la lettura dei dati è doppia. Un book più profondo su Bitcoin significa, nella definizione di CoinDesk, che il mercato assorbe più volume prima di spostarsi, rispetto al giorno del crash. Allo stesso tempo, il calo della profondità di circa il 12% in un solo giorno mostra che la liquidità può ritirarsi in fretta quando il mercato scende.

Chi usa la leva, secondo Sullivan, farebbe bene a evitarla; per chi detiene Bitcoin a lungo termine l’analista suggerisce di spostarlo fuori dagli exchange e custodirlo in autonomia. Sono opinioni degli esperti citati, non indicazioni operative.

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria: Bitcoin è un asset ad alto rischio e le decisioni di investimento restano personali.

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Domande frequenti sulla liquidità di Bitcoin dopo il crash di ottobre 2025

Che cosa è successo a Bitcoin il 10 ottobre 2025?

Dopo un massimo sopra i 126.000 dollari, Bitcoin è passato da circa 122.600 a meno di 105.000 dollari in poche ore, con oltre 19 miliardi di liquidazioni, secondo CoinDesk Research.

La liquidità di Bitcoin è migliorata in un anno?

Sì: il 7 ottobre 2026 circa 11,7 milioni di dollari di ordini erano entro l’1% dal prezzo, circa il 75% in più rispetto al giorno del crash, riferisce CoinDesk.

E la liquidità delle altcoin?

È peggiorata: nel paniere di CoinDesk Research la profondità in dollari è più bassa a ogni data misurata dopo gennaio 2025, con circa 2 milioni di dollari a distanza del 5% dal prezzo.

Un crollo come quello del 2025 può ripetersi?

Secondo Mark Connors, citato da CoinDesk, è possibile, perché i prodotti a leva non sono scomparsi e il posizionamento resta determinante per il breve termine.

Quali indicatori aiutano a riconoscere il rischio di leva?

Open interest, funding rate e sentiment di mercato, indica Chris Sullivan di Hyperion Decimus nell’analisi di CoinDesk.

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Redazione Bitcoinlive24

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