È l’8 marzo 2023. Il consiglio di Silvergate Bank annuncia la liquidazione volontaria dell’istituto che per anni ha fatto da ponte tra Wall Street e Bitcoin. Nessuna insolvenza dichiarata, nessun crac tecnico: solo la scelta, racconterà tre anni dopo il suo fondatore, di arrendersi a una pressione arrivata direttamente da Washington.
La Banca che Resse un Bank Run da Manuale
Prima del collasso, Silvergate era diventata l’infrastruttura bancaria di riferimento per exchange, fondi e desk istituzionali che negoziavano Bitcoin. Il suo Silvergate Exchange Network (SEN) era il sistema di regolamento usato da gran parte del settore per muovere dollari tra conti crypto 24 ore su 24, weekend inclusi — una funzione che le banche tradizionali, con i loro orari bancari, non offrivano.
Nel 2022 i depositi della banca avevano superato i 14 miliardi di dollari, secondo quanto scrive l’ex CEO Alan Lane sul suo Substack.
Poi, nell’ultimo trimestre del 2022, il crollo dell’exchange FTX travolge l’intero settore crypto e Silvergate viene investita da un ritiro di depositi senza precedenti. “Nessuna banca nella storia degli Stati Uniti aveva mai retto un prelievo del 70% dei depositi a vista”, scrive Lane, sottolineando che l’istituto onorò comunque ogni richiesta di prelievo e rimborsò tutti i depositanti per intero, senza che questo costasse un dollaro al fondo di garanzia federale FDIC (l’ente che assicura i depositi bancari negli Stati Uniti).
Per un settore ancora scottato dal collasso di FTX, la tenuta di Silvergate durante quelle settimane sembrava, a molti osservatori, la prova che il modello bancario costruito attorno a Bitcoin potesse reggere anche sotto stress estremo. È proprio per questo che la successiva decisione di liquidare volontariamente l’istituto, appena pochi mesi dopo aver superato il momento più difficile, ha sorpreso una parte del mercato.
L’Attacco Coordinato: le Accuse di Alan Lane
Nel suo resoconto pubblicato il 9 settembre, Alan Lane non usa mezzi termini: parla di “attacco coordinato” da parte dell’amministrazione Biden, definendo l’episodio “un abuso di potere a sfondo politico, senza precedenti, non etico e probabilmente illegale”, rivolto tanto a Silvergate quanto al più ampio settore crypto.
Secondo la ricostruzione dell’ex CEO, mentre la banca lottava per onorare i prelievi, diverse agenzie federali avviarono indagini parallele e i principali regolatori bancari statunitensi pubblicarono delle “Joint Statements” — comunicati congiunti pensati per scoraggiare le banche dall’offrire servizi al settore crypto. Quelle stesse direttive, riportate anche da CoinTelegraph, sarebbero state ritirate solo nel 2025, due anni dopo la chiusura di Silvergate.
La versione di Lane si inserisce in una narrazione più ampia, diffusa da tempo tra gli operatori del settore, secondo cui banche e regolatori avrebbero coordinato un giro di vite informale contro le aziende legate a Bitcoin e alle criptovalute tra il 2022 e il 2023 — un episodio a cui la stampa di settore ha dato spesso il nome informale di “Chokepoint 2.0”, ripreso dall’operazione Choke Point condotta dal governo USA contro settori considerati a rischio più di un decennio prima.
Silvergate tra SEC, Bancarotta e una Rinascita Inattesa
La versione di Lane non è però l’unica sul tavolo. Una revisione della Federal Reserve (l’autorità di vigilanza sulle banche USA) pubblicata a settembre 2023 attribuì la liquidazione alla dipendenza eccessiva di Silvergate dai depositi crypto, a rischi di finanziamento mal gestiti e a debolezze nella governance interna — non a pressioni politiche.
Il quadro si complica ulteriormente nel luglio 2024, quando la SEC (l’ente USA di vigilanza sui mercati finanziari) accusa Silvergate di gravi carenze nei suoi sistemi antiriciclaggio, colpevoli di non aver monitorato oltre 1.000 miliardi di dollari di transazioni e di non aver rilevato 9 miliardi di dollari in trasferimenti sospetti legati proprio a FTX.
Poche settimane dopo, l’istituto riconsegna formalmente la propria licenza bancaria e avvia una procedura di bancarotta secondo il Chapter 11, da cui uscirà solo il 31 marzo 2026, con l’equity degli azionisti reintegrata.
Le due ricostruzioni — quella politica di Lane e quella tecnico-regolatoria di Fed e SEC — non si escludono necessariamente a vicenda: una banca può aver accumulato reali debolezze di gestione del rischio e, allo stesso tempo, essere finita sotto una pressione regolatoria superiore alla media riservata al settore crypto in quella fase. È proprio in questa zona grigia che si gioca gran parte del dibattito ancora oggi.
| Data | Evento |
|---|---|
| Q4 2022 | Ritiro del 70% dei depositi a vista dopo il crollo di FTX |
| 8 marzo 2023 | Silvergate annuncia la liquidazione volontaria |
| Settembre 2023 | La Fed attribuisce il crollo a rischio di concentrazione crypto e gestione interna |
| Luglio 2024 | La SEC accusa Silvergate di lacune antiriciclaggio legate a FTX |
| Luglio 2024 | La banca riconsegna la licenza e avvia il Chapter 11 |
| 2025 | Le “Joint Statements” restrittive sul banking crypto vengono ritirate |
| 31 marzo 2026 | Silvergate Capital esce dal Chapter 11, equity reintegrata |
| 9 settembre 2026 | Alan Lane pubblica il suo resoconto e accusa Washington |
Cosa Ci Insegna Questa Storia
Al di là di chi abbia ragione tra Lane e i regolatori, la vicenda Silvergate racconta qualcosa che riguarda ancora oggi chiunque lavori con Bitcoin: l’accesso al sistema bancario tradizionale resta il punto più fragile dell’intera industria. Un exchange o un fondo può avere riserve solide e conformità impeccabile, ma senza una banca disposta a muovere i suoi dollari, l’attività semplicemente si ferma.
Il ritiro delle Joint Statements nel 2025, due anni dopo la chiusura di Silvergate, è forse il dettaglio più eloquente: che si trattasse di un’indicazione politica esplicita o solo di un cambio di sensibilità regolatoria, quelle stesse restrizioni che il settore denunciava come ostili non sono più in vigore oggi.
Non è un caso che, dalla chiusura di Silvergate in poi, un numero crescente di aziende legate a Bitcoin abbia iniziato a inseguire direttamente una licenza bancaria federale invece di appoggiarsi a un singolo istituto partner: farsi banca, anziché dipendere da una banca, è diventata una forma di autotutela contro il rischio di restare tagliati fuori dal sistema dei pagamenti in dollari da un giorno all’altro.
Il Quadro Più Ampio: Bitcoin Bussa Ancora alle Porte delle Banche USA
Tre anni dopo la caduta di Silvergate, il rapporto tra Bitcoin e sistema bancario americano è tutt’altro che risolto. Proprio in queste ore BitcoinLive24 racconta come Block, l’azienda di Jack Dorsey, abbia chiesto all’OCC una licenza bancaria federale proprio per custodire Bitcoin — lo stesso tipo di autorizzazione che, secondo la versione di Lane, i regolatori usarono in senso opposto per soffocare Silvergate.
Nel frattempo, altri istituti tradizionali stanno percorrendo la strada inversa rispetto a quella del 2023: SoFi e Kraken hanno da poco integrato Bitcoin e stablecoin direttamente nei servizi bancari USA, un segnale di come il clima regolatorio nei confronti del settore si sia spostato rispetto agli anni della presunta “guerra alle banche crypto”. La storia di Silvergate resta però il promemoria più concreto di quanto quell’equilibrio possa ancora rivelarsi fragile. Per seguire come evolve questa tensione tra Bitcoin e Washington, scarica l’app BitcoinLive24 e ricevi le notifiche in tempo reale.
Domande Frequenti
Perché Silvergate Bank ha chiuso nel 2023?
Silvergate ha annunciato la liquidazione volontaria l’8 marzo 2023 dopo un ritiro del 70% dei depositi a vista, innescato dal crollo di FTX. La Fed ha attribuito la causa a rischio di concentrazione crypto e debolezze di governance; l’ex CEO Alan Lane sostiene invece che sia stata una scelta forzata da pressioni politiche.
Cosa significa “attacco coordinato” secondo Alan Lane?
Lane si riferisce a indagini federali parallele e a “Joint Statements” pubblicate dai regolatori bancari USA per scoraggiare le banche dal servire il settore crypto, direttive poi ritirate nel 2025.
La SEC ha accusato Silvergate di qualcosa?
Sì. Nel luglio 2024 la SEC ha contestato a Silvergate carenze nei sistemi antiriciclaggio, per non aver monitorato oltre 1.000 miliardi di dollari di transazioni né rilevato 9 miliardi di dollari in trasferimenti sospetti collegati a FTX.
Silvergate esiste ancora oggi?
Come banca operativa no: ha riconsegnato la licenza nel luglio 2024. La holding, Silvergate Capital, è invece uscita dalla procedura di bancarotta Chapter 11 il 31 marzo 2026, con l’equity degli azionisti reintegrata.
Cosa aveva a che fare Silvergate con Bitcoin?
Silvergate gestiva il Silvergate Exchange Network (SEN), l’infrastruttura di regolamento in dollari usata da gran parte degli exchange e dei fondi istituzionali per operare su Bitcoin, rendendola per anni una delle banche più rilevanti dell’intero ecosistema.
