Intesa Sanpaolo: IBIT -93,7%, Nuovo Short da 16,6 Milioni su Bitcoin

Intesa Sanpaolo ha ridotto la propria posizione diretta sull’iShares Bitcoin Trust (IBIT, l’ETF spot su Bitcoin di BlackRock) del 93,7% nel secondo trimestre 2026, passando da 646.809 a 40.723 quote. Lo rivela il modulo 13F depositato il 31 luglio 2026 presso la SEC (Securities and Exchange Commission, l’autorità di vigilanza sui mercati statunitensi). Lo stesso documento mostra però una posizione più articolata di quanto raccontato finora: le opzioni call sono quasi azzerate, è comparsa una nuova posizione put da 16,6 milioni di dollari, ma la quota più grande in un ETF Bitcoin resta sostanzialmente intatta.

Cosa dice davvero il filing SEC del secondo trimestre

Il 13F-HR (accession number 0001374384-26-000007) fotografa il portafoglio di Intesa Sanpaolo al 30 giugno 2026. Sulla posizione diretta in IBIT, il taglio è netto: da 646.809 quote (24,85 milioni di dollari) nel filing del primo trimestre a 40.723 quote (1,36 milioni di dollari) a fine giugno. Ancora più marcato il crollo delle opzioni call, passate da 2.496.500 a 18.000 quote nozionali — una riduzione del 99,3% che elimina quasi per intero la scommessa rialzista a leva che la banca aveva costruito nel primo trimestre.

La novità del trimestre è una posizione put su 500.000 quote nozionali di IBIT, valorizzata 16,6 milioni di dollari, assente dal filing di marzo. Un’opzione put dà il diritto di vendere l’asset sottostante a un prezzo prefissato, ed è tipicamente usata come copertura contro un calo di prezzo o come scommessa diretta al ribasso. Il modulo 13F non specifica quale delle due motivazioni prevalga, né se Intesa Sanpaolo abbia comprato o scritto i contratti.

La sorpresa che i resoconti finora hanno tralasciato

La lettura più diffusa di questo filing — “Intesa taglia Bitcoin del 94%” — racconta solo una parte della storia. Il taglio riguarda esclusivamente la posizione diretta in IBIT, che a fine marzo valeva 24,85 milioni di dollari. Ma il filing mostra un’altra posizione, quasi tre volte più grande, che è rimasta sostanzialmente ferma: 3.473.584 quote dell’ARK 21Shares Bitcoin ETF (ARKB), contro le 3.607.565 di tre mesi prima — una riduzione di appena il 3,7% in numero di quote.

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Il valore della posizione ARKB è sceso di più (da 81,17 a 67,63 milioni di dollari, -16,7%), ma il divario tra calo delle quote e calo del valore indica che la maggior parte della perdita contabile viene dal prezzo di Bitcoin nel trimestre, non da vendite. In altre parole: la banca ha smontato la scommessa a leva su IBIT (put e call), ma ha lasciato quasi intatta la sua posizione più grande in ETF Bitcoin.

Perché lo staking Ethereum va nella direzione opposta

Mentre la componente Bitcoin si complica, la posizione sull’iShares Staked Ethereum Trust — un ETF che genera un rendimento annuo stimato tra il 3% e il 4% tramite lo staking, non disponibile sui prodotti spot su Bitcoin — è più che triplicata: da 116.200 a 349.600 quote, con il valore che sale da 3,15 a 7,1 milioni di dollari. Il filing include anche una prima, piccola posizione da 17.400 quote (293.190 dollari) sul Morgan Stanley Bitcoin Trust, un ETF spot concorrente lanciato in aprile 2026.

Non è la prima volta che Intesa Sanpaolo cambia rotta

BitcoinLive24 aveva raccontato a maggio come Intesa Sanpaolo avesse più che raddoppiato l’esposizione crypto complessiva nel primo trimestre 2026, da 100 a 235 milioni di dollari, con l’incremento della posizione IBIT e i primi acquisti in Ethereum e XRP. Il filing del secondo trimestre racconta l’esatto opposto sul fronte Bitcoin diretto: dalla scommessa rialzista a leva di marzo a un posizionamento più cauto, se non difensivo, tre mesi dopo.

Il quadro è diverso da quello di un’altra grande banca europea nello stesso trimestre: Banco Santander ha aperto la sua prima posizione IBIT proprio nel secondo trimestre 2026, con 129.615 quote per 4,3 milioni di dollari — un ingresso, non un’uscita. I due filing, depositati a poche settimane di distanza, mostrano approcci opposti tra le banche europee che si affacciano su Bitcoin tramite ETF regolamentati.

Il confronto tra i due trimestri in tabella

PosizioneQ1 2026 (31 marzo)Q2 2026 (30 giugno)Variazione quote
IBIT diretto646.809 quote ($24,85M)40.723 quote ($1,36M)-93,7%
IBIT call (rialzista)2.496.500 quote ($95,92M)18.000 quote ($0,60M)-99,3%
IBIT put (ribassista)assente500.000 quote ($16,65M)nuova posizione
ARK 21Shares Bitcoin ETF (ARKB)3.607.565 quote ($81,17M)3.473.584 quote ($67,63M)-3,7%
iShares Staked Ethereum Trust116.200 quote ($3,15M)349.600 quote ($7,10M)+200,9%
Morgan Stanley Bitcoin Trustassente17.400 quote ($0,29M)nuova posizione

Cosa significa per gli investitori

I filing 13F fotografano il portafoglio con oltre un mese di ritardo (il termine per depositarli è 45 giorni dopo la chiusura del trimestre) e non spiegano le motivazioni delle scelte di trading. Non è possibile stabilire con certezza se il posizionamento di Intesa Sanpaolo rifletta una view macro sul breve termine, una gestione del rischio su una posizione a leva diventata troppo esposta, o una semplice rotazione verso i rendimenti da staking su Ethereum. Il dato più solido è che la posizione più grande in ETF Bitcoin del gruppo è rimasta quasi invariata, mentre a cambiare drasticamente è stata soprattutto la componente a leva.

Per chi segue il posizionamento istituzionale come indicatore di sentiment, la lezione è che guardare un solo prodotto — in questo caso IBIT — può dare un’immagine distorta se la stessa banca detiene posizioni comparabili o maggiori su ETF concorrenti come ARKB. Il prossimo filing 13F, atteso a metà novembre 2026 per il terzo trimestre, dirà se il posizionamento più cauto su IBIT si conferma o se la banca torna ad aumentare l’esposizione diretta.

Domande Frequenti

Cos’è un modulo 13F e perché è pubblico?

Il modulo 13F è un documento trimestrale che la SEC richiede a ogni gestore istituzionale con oltre 100 milioni di dollari in asset negli Stati Uniti, incluse le posizioni in ETF quotati come IBIT o ARKB. Va depositato entro 45 giorni dalla chiusura del trimestre ed è consultabile pubblicamente sul sito della SEC.

Intesa Sanpaolo ha davvero venduto il 94% del suo Bitcoin?

No, non del tutto: il taglio del 93,7% riguarda solo la posizione diretta in IBIT. La banca detiene ancora 3,47 milioni di quote dell’ETF ARK 21Shares Bitcoin (ARKB), pari a 67,6 milioni di dollari, praticamente invariata rispetto al trimestre precedente.

Cosa segnala l’apertura di una posizione put su Bitcoin?

Una posizione put segnala tipicamente una copertura contro un calo di prezzo o una scommessa diretta al ribasso. Il filing 13F non specifica quale delle due motivazioni prevalga nel caso di Intesa Sanpaolo, né la scadenza o il prezzo di esercizio dei contratti.

Perché la posizione in Ethereum in staking è triplicata?

L’iShares Staked Ethereum Trust genera un rendimento aggiuntivo stimato tra il 3% e il 4% annuo tramite lo staking, un meccanismo non disponibile sui prodotti spot su Bitcoin attualmente quotati negli Stati Uniti. L’aumento della posizione, da 116.200 a 349.600 quote, coincide con un calo del prezzo di Ethereum nel trimestre che potrebbe aver reso l’ingresso più conveniente.

Quando uscirà il prossimo filing di Intesa Sanpaolo?

Il prossimo modulo 13F, relativo al terzo trimestre 2026, è atteso entro la metà di novembre 2026, 45 giorni dopo la chiusura del trimestre al 30 settembre.

Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. I dati riportati provengono dai moduli 13F pubblici depositati presso la SEC e da Bitcoin.com News. Per restare aggiornato sui movimenti istituzionali su Bitcoin, scarica l’app di BitcoinLive24.

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