Banco Santander ha dichiarato alla SEC (Securities and Exchange Commission, l’autorità di vigilanza sui mercati statunitensi) di detenere 129.615 quote dell’iShares Bitcoin Trust di BlackRock, valorizzate 4.314.883 dollari al 30 giugno 2026. È la prima volta che l’ETF Bitcoin compare nel modulo trimestrale del gruppo spagnolo, assente ancora tre mesi prima. Ma lo stesso documento contiene una seconda posizione — un ETF su Ethereum — e una terza, nove volte più grande di quella su Bitcoin, che punta su uno dei maggiori miner Bitcoin quotati.
Il filing: 129.615 quote di IBIT su un portafoglio da 16 miliardi
Il Form 13F-HR depositato il 29 luglio 2026 fotografa le posizioni di Banco Santander al 30 giugno 2026: 929 righe di portafoglio — 511 titoli distinti, perché lo stesso titolo può comparire più volte se gestito da entità diverse del gruppo — per un controvalore complessivo di 16.078.007.699 dollari. Dentro quel perimetro, la riga dell’iShares Bitcoin Trust (IBIT) vale 4.314.883 dollari su 129.615 quote, cioè 33,29 dollari per quota alla data di riferimento.
Il peso relativo aiuta a mettere la cifra in scala: la posizione in ETF Bitcoin rappresenta lo 0,027% del portafoglio dichiarato. Un dollaro ogni 3.726 investiti in azioni e fondi quotati negli Stati Uniti.
Va ricordato che il 13F è una fotografia al 30 giugno, non una posizione aggiornata a oggi: la valorizzazione riflette i prezzi di fine trimestre, quando Bitcoin chiudeva la giornata attorno ai 58.600 dollari secondo i dati di mercato di Binance, contro i circa 64.400 dollari del 31 luglio 2026. Cosa sia successo a quelle quote nelle cinque settimane successive, il documento non lo dice.
La riga dell’ETF Bitcoin è a discrezionalità condivisa, come il 78% del portafoglio
Il dato più interessante sta nella colonna della discrezionalità di investimento. Non è un’eccezione riservata a Bitcoin: su 929 righe, 706 riportano discrezionalità condivisa, il 78% del valore dichiarato. Altre 390 righe rimandano allo stesso gestore numero 3, pari al 53,7% del valore. La riga dell’ETF Bitcoin è una di queste: riporta il codice DFND, cioè discrezionalità condivisa e “definita” — esercitata insieme a un altro gestore indicato nel filing — e quel gestore, il numero 3 dell’elenco di copertina, è SAM Investment Holdings, S.L., il veicolo dell’asset management del gruppo. Stessa impostazione per l’ETF su Ethereum.
Le posizioni in IREN e MARA Holdings riportano invece il codice SOLE: discrezionalità esclusiva del soggetto che deposita il modulo. Complessivamente il filing distingue 223 righe a discrezionalità esclusiva e 706 condivise, e nomina cinque gestori inclusi, fra cui Banco Santander International, Grupo Empresarial Santander e Banco Santander México.
Il punto vale però per l’intero modulo, non solo per questa riga: il 13F non dice di chi siano i soldi. Come chiarisce la documentazione della SEC sul Form 13F, l’obbligo di deposito riguarda chi esercita discrezionalità di investimento su almeno 100 milioni di dollari di titoli, e comprende esplicitamente chi la esercita sul conto di terzi: gestioni patrimoniali, fondi comuni, fondi pensione. Un 13F certifica quindi il controllo sulle decisioni di investimento, non la proprietà dell’attivo — vale per le 706 righe condivise come per le 223 esclusive. Riassumere il documento con “la banca ha comprato Bitcoin” è una semplificazione che il modulo non autorizza.
L’esposizione più grande del gruppo non è Bitcoin: IREN vale 9,4 volte l’ETF
La partecipazione più consistente legata al settore è IREN Limited: 888.246 azioni per 40.619.490 dollari, pari a 9,41 volte la posizione in ETF Bitcoin. IREN è una società quotata al Nasdaq che mina Bitcoin su larga scala e sta destinando una parte crescente della propria capacità al calcolo per l’intelligenza artificiale, una traiettoria che avevamo raccontato analizzando il fabbisogno di capitale dei miner nella corsa all’AI.
Rispetto al 31 marzo la posizione è cresciuta su due fronti: le azioni sono passate da 600.300 a 888.246 (+47,97%), mentre il valore dichiarato è quasi raddoppiato (+97,39%) perché nello stesso trimestre il prezzo implicito per azione è salito da 34,28 a 45,73 dollari (+33,4%). Non è quindi solo effetto prezzo: il gruppo ha comprato altre azioni mentre il titolo saliva.
È la stessa logica economica che sta spostando l’intero comparto: un megawatt affittato all’AI rende molto più dello stesso megawatt impiegato a minare, come mostra il caso di Hyperscale Data, che ha venduto 100 bitcoin per finanziare un campus AI. Chi si espone oggi ai miner quotati, in buona parte, si sta esponendo anche a data center.
Trimestre su trimestre: come è cambiata l’esposizione in ETF Bitcoin e dintorni
Il confronto fra il 13F del primo trimestre e quello del secondo mostra una rotazione, non un semplice acquisto. Il gruppo ha aperto tre posizioni nuove, ha dimezzato quella su Coinbase e ha azzerato quella su Riot Platforms.
| Strumento | 31 marzo 2026 | 30 giugno 2026 | Variazione quote |
|---|---|---|---|
| iShares Bitcoin Trust (IBIT) | — | 129.615 quote — 4.314.883 $ | nuova posizione |
| iShares Ethereum Trust | — | 297.947 quote — 3.542.590 $ | nuova posizione |
| IREN Limited | 600.300 az. — 20.578.284 $ | 888.246 az. — 40.619.490 $ | +47,97% |
| Coinbase Global | 95.545 az. — 16.683.112 $ | 45.834 az. — 6.700.473 $ | −52,03% |
| MARA Holdings | — | 43.362 az. — 602.298 $ | nuova posizione |
| Riot Platforms | 82.004 az. — 1.013.569 $ | — | posizione chiusa |
| Totale portafoglio 13F | 12.401.105.429 $ (901 righe) | 16.078.007.699 $ (929 righe) | +29,65% |
Sommando le sei posizioni — i due ETF, i tre miner e Coinbase — l’esposizione complessiva al settore passa da 38,27 a 55,78 milioni di dollari. In percentuale sul portafoglio il movimento è molto più contenuto di quanto suggerisca il valore assoluto: dallo 0,31% allo 0,35%, perché nel frattempo il portafoglio dichiarato è cresciuto del 29,65%. Il perimetro non include Block Inc, presente in entrambi i trimestri e cresciuta da 2,47 a 4,12 milioni di dollari: è una società di pagamenti con una tesoreria in bitcoin, non un puro veicolo di esposizione al settore.
Cosa significa per gli investitori
Il dato interessante non è la dimensione, è la forma dell’esposizione. Il binomio Santander e Bitcoin, per ora, non passa dalla custodia diretta: la banca non ha comprato bitcoin da custodire, ha comprato un ETF quotato, con la stessa procedura operativa di qualunque altro fondo indicizzato. È la strada che le banche europee stanno privilegiando, dopo che gli ETF spot statunitensi hanno tolto dal tavolo il problema della custodia diretta delle chiavi private.
La scala resta però quella di una posizione esplorativa. Per confronto, il 13F del primo trimestre 2026 di Bank of America dichiarava 972.590 quote di IBIT: 7,5 volte quelle di Santander, pur trattandosi di trimestri diversi. E il quadro generale resta quello che avevamo descritto misurando l’adozione di Bitcoin nel sistema bancario: presenza diffusa, importi ancora marginali sui bilanci.
Su BitcoinLive24 seguiamo questi depositi trimestrali perché sono uno dei pochi dati verificabili sull’esposizione istituzionale: non dichiarazioni d’intenti, ma numeri firmati e depositati presso un’autorità di vigilanza. Con un limite strutturale da tenere presente: arrivano con settimane di ritardo e fotografano un solo giorno.
Prospettive
Il prossimo 13F, riferito al 30 settembre 2026, dirà se la posizione era un test o l’inizio di una costruzione. Tre elementi meritano attenzione: se le quote di IBIT crescono o spariscono, se l’ETF su Ethereum viene mantenuto — indizio di un’allocazione tematica al settore più che di una scelta su Bitcoin — e se la riduzione su Coinbase prosegue.
Nel frattempo vale la pena ricordare che Openbank, la banca digitale del gruppo, ha lanciato nel settembre 2025 un servizio di compravendita di criptovalute: l’esposizione tramite ETF nel portafoglio in gestione è un canale distinto da quello che la banca mette a disposizione della clientela retail.
La notizia è stata riportata da Bitcoin Magazine; i dati citati in questo articolo provengono dalla lettura diretta dei moduli depositati presso la SEC.
Domande frequenti
Quanto Bitcoin ha comprato Banco Santander?
Banco Santander non ha comprato bitcoin direttamente: ha dichiarato 129.615 quote dell’iShares Bitcoin Trust (IBIT), l’ETF di BlackRock che replica il prezzo di Bitcoin, per un valore di 4.314.883 dollari al 30 giugno 2026. L’ETF permette di ottenere esposizione al prezzo senza detenere e custodire direttamente le monete.
Che cos’è un Form 13F e cosa dimostra?
Il Form 13F è la dichiarazione trimestrale che i gestori istituzionali devono depositare presso la SEC quando esercitano discrezionalità di investimento su almeno 100 milioni di dollari di titoli statunitensi. Dimostra il controllo sulle decisioni di investimento, non la proprietà: include anche i titoli gestiti per conto di clienti, fondi comuni e fondi pensione.
Perché la posizione in IREN è più grande di quella in Bitcoin?
La posizione in IREN vale 40.619.490 dollari, 9,41 volte quella nell’ETF Bitcoin. IREN è una società quotata al Nasdaq che mina Bitcoin su larga scala e sta destinando una parte crescente della propria capacità al calcolo per l’intelligenza artificiale, un business con margini per megawatt superiori a quelli del mining. L’esposizione, quindi, è legata sia al mining sia al settore dei data center.
Quando si saprà se Santander ha aumentato la posizione?
Il prossimo Form 13F sarà riferito al 30 settembre 2026 e verrà depositato entro 45 giorni dalla chiusura del trimestre, quindi indicativamente entro metà novembre 2026. Solo allora sarà possibile verificare se le quote di IBIT sono aumentate, invariate o azzerate.
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Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
