Banca d’Italia: Rimesse Stablecoin dallo 0,3% al 9%, Bitcoin Assente

BTC ETH coins on volume chart - Kanchanara / Unsplash

La Banca d’Italia ha spedito davvero 200 dollari in stablecoin su dieci corridoi internazionali per misurare quanto costano le rimesse stablecoin rispetto ai canali tradizionali. Il paper numero 86 della collana “Mercati, infrastrutture e sistemi di pagamento”, pubblicato il 30 luglio 2026, conclude che il costo totale oscilla dallo 0,30% a quasi il 9% dell’importo trasferito, senza un vantaggio sistematico sui circuiti classici. Per chi segue Bitcoin il dato più interessante è un altro: il passaggio sulla blockchain costa in media lo 0,4%, ed è la voce più economica dell’intero percorso crypto.

Come Banca d’Italia ha misurato le rimesse stablecoin

Banca d’Italia ha eseguito trasferimenti reali da 200 USDC su dieci corridoi che collegano l’Italia ad Argentina, Brasile, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Giappone, cinque coppie percorse in entrambe le direzioni. Lo studio è firmato da Alberto Di Iorio, Enrica Di Stefano, Michele Mascioli e Giorgio Trebeschi ed è disponibile integralmente sul sito dell’istituto.

La metodologia si chiama mystery shopping: i ricercatori si comportano da clienti qualunque ed eseguono transazioni vere, così da rilevare prezzi e tempi effettivi invece che listini dichiarati. È lo stesso approccio che la Banca Mondiale usa per il database Remittance Prices Worldwide (RPW), il riferimento globale sul costo delle rimesse.

Le operazioni sono state svolte il 24 e il 26 marzo 2026, in una fase di bassa congestione della rete Ethereum. L’importo di 200 USDC non è casuale: è lo standard della Banca Mondiale per misurare le rimesse, scelto per rendere i risultati confrontabili con quel benchmark. Cina ed Egitto sono stati esclusi per divieti regolamentari, mentre India e Turchia non sono stati coperti perché gli addetti finanziari con status diplomatico non riuscivano ad aprire conti sugli exchange.

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Ogni trasferimento è stato scomposto in cinque fasi: funding (caricare euro o valuta locale sull’exchange), purchase (comprare USDC), transfer (il passaggio on-chain vero e proprio), sale (rivendere USDC nella valuta di destinazione) e withdrawal (prelevare sul conto bancario). La rete usata è Ethereum in tutti i corridoi, con l’unica eccezione del trasferimento Italia-Giappone, effettuato su Solana. Gli autori riconoscono che Ethereum non è né la più economica né la più veloce, ma era l’unica supportata da tutti gli exchange coinvolti.

Costi dallo 0,30% all’8,96%: il dettaglio corridoio per corridoio

Il costo totale delle rimesse stablecoin varia di quasi trenta volte tra il corridoio più economico e il più caro, secondo la Tabella 1 del paper. La tabella qui sotto riporta il costo complessivo e, accanto, la sola commissione del passaggio on-chain.

CorridoioCosto totale (% di 200 USD)Solo trasferimento on-chain (%)Quota on-chain sul totale (%)
Italia → Argentina0,30%0,30%caso anomalo (vedi sotto)
Argentina → Italia8,96%0,25%2,8%
Italia → Sudafrica4,58%0,29%6,3%
Sudafrica → Italia5,44%0,36%6,6%
Italia → Emirati Arabi7,20%*0,40%5,6%
Emirati Arabi → Italia8,95%1,40%15,6%
Italia → Brasile2,70%0,40%14,8%
Brasile → Italia2,21%0,01%0,45%

Fonte: Banca d’Italia, MISP n. 86, Tabella 1. La quarta colonna e il rapporto di trenta volte tra estremi sono nostri calcoli sui dati della tabella e non compaiono nel paper. (*) Nel corridoio Italia-Emirati 3,40 punti percentuali su 7,20% sono una stima: la fase di prelievo non è stata completata.

Due corridoi vanno letti con cautela, ed è il paper stesso a fornire gli elementi per farlo. Lo 0,30% dell’Italia-Argentina nasce da una fase di vendita con costo negativo (-2,64%): rivendendo USDC a Buenos Aires si ottengono più pesos di quanti ne implichi il cambio ufficiale della banca centrale argentina, e questo guadagno compensa le spese iniziali. Usando il cosiddetto dollaro MEP, più vicino al cambio realmente praticato, il paper stima che il costo salirebbe allo 0,5% e quello inverso scenderebbe all’8,5%.

All’estremo opposto, l’8,95% degli Emirati Arabi non dipende in prevalenza dalla tecnologia: il mittente non aveva accesso a un conto bancario e l’unico metodo di ricarica praticabile era la carta di credito, che ha applicato una maggiorazione del 3,8%. Nella direzione opposta, il 3,40% della fase di prelievo è una stima ricavata dalla documentazione dell’exchange, perché l’operazione non è stata portata a termine: per questo la riga Italia-Emirati è segnalata con un asterisco nella tabella.

La blockchain costa in media lo 0,4%, le rampe tutto il resto

La fase di trasferimento on-chain è costantemente la componente più economica del percorso crypto, con una media dello 0,4% su tutti i corridoi e un minimo dello 0,01% sulla tratta Brasile-Italia, scrivono gli autori. Rapportata al costo complessivo, secondo i nostri calcoli sulla Tabella 1, vale tra lo 0,45% e il 15,6% della spesa, con un valore mediano del 6,3% nei sette corridoi al netto dell’anomalia argentina.

Tutto il resto se ne va in conversioni valutarie, commissioni degli exchange, bonifici e prelievi. Gli autori lo scrivono già nell’abstract: le frizioni di on-ramp e off-ramp sono la principale fonte sia di costo sia di durata del trasferimento (“On and off-ramp frictions are the main source of cost and transfer duration”, nell’originale).

La struttura che descrivono ha un nome tecnico ormai diffuso, stablecoin sandwich: il segmento crypto (acquisto, trasferimento, vendita) sta in mezzo, mentre le due estremità restano ancorate al sistema bancario tradizionale. Secondo Du, Huang e Scharfstein (2026), citati nel paper, gli exchange finiscono per svolgere la stessa funzione delle banche corrispondenti, e la competitività dipende dalla loro governance e dai loro prezzi almeno quanto dalle proprietà tecniche della catena.

Lo stesso vale per la velocità. Dove esistono sistemi di pagamento istantaneo il regolamento completo si chiude in meno di 20 minuti; dove servono bonifici ordinari il processo si allunga a uno o due giorni lavorativi. Il tempo di conferma della blockchain, in entrambi i casi, non è la variabile che decide.

Bitcoin compare una volta sola, in bibliografia

Nelle 28 pagine del paper la parola “Bitcoin” ricorre una volta soltanto, e non nel testo dell’analisi: sta in bibliografia, nel titolo di un working paper della Banca dei Regolamenti Internazionali di Auer, Lewrick e Paulick sui flussi transfrontalieri di Bitcoin, Ether e stablecoin. “Lightning” non compare mai. Le reti effettivamente usate o discusse sono Ethereum, Tron e Solana.

Va detto con chiarezza: lo studio non testa Bitcoin e non trae alcuna conclusione su Bitcoin. Sarebbe scorretto attribuirgli un giudizio che non ha espresso. Quello che offre a chi segue Bitcoin è invece una misura pulita di dove si annidano i costi in un trasferimento internazionale con criptovaluta — e quel punto non dipende da quale catena si usi.

La rilevanza è concreta. Le rimesse sono da sempre il caso d’uso più citato per i pagamenti in Bitcoin, e il muro contro cui quel caso d’uso ha sbattuto è esattamente lo stesso: la conversione tra criptovaluta e valuta locale. Su BitcoinLive24 abbiamo raccontato la chiusura del wallet Chivo in El Salvador: secondo la Banca Centrale di Riserva, nel primo semestre 2026 le rimesse ricevute tramite wallet di criptovalute valgono 35,4 milioni di dollari, lo 0,7% dei 5,06 miliardi complessivi, pur crescendo del 39,1% su base annua. Un progetto come Vida, che paga gli stipendi in Bitcoin su Lightning, affronta la stessa frizione dal lato opposto.

Il caso Giappone: la regola pesa più della tecnologia

Il corridoio giapponese è stato trattato separatamente perché il quadro normativo ha reso impossibile replicare la procedura standard. La regolamentazione riserva l’accesso retail alle stablecoin in dollari a un unico operatore domestico, che non consente trasferimenti diretti verso exchange esteri.

Sulla tratta Giappone-Italia il costo totale è stato dell’1,6%, in apparenza competitivo. Ma per completarla i ricercatori hanno dovuto passare da un wallet non custodito e frammentare l’importo a causa di limiti quantitativi stringenti, al punto che i tempi complessivi non sono misurabili in modo confrontabile: una complessità operativa che il paper definisce incompatibile con l’uso retail ordinario. Nella direzione opposta, Italia-Giappone, il costo rilevato è stato dell’1,3% di cui appena lo 0,15% on-chain, ma senza completare l’intera fase di off-ramp, che nel paper comprende sia la rivendita degli USDC in valuta locale sia il prelievo sul conto: le due voci in cui si concentra la spesa.

La chiosa degli autori è la parte più affilata del paper: una regolamentazione che spinge gli utenti verso wallet non custoditi e frammenta i trasferimenti non riduce la domanda di stablecoin, la sposta verso piattaforme offshore e finanza decentralizzata — cioè verso l’esito che quelle regole vorrebbero evitare.

Cosa significano le rimesse stablecoin per gli investitori italiani

Il confronto con i canali tradizionali dà risultati contrastanti, non un verdetto secco. Nella Tabella 2 del paper le stablecoin battono la media della Banca Mondiale in tre paesi su quattro, ma perdono negli Emirati Arabi.

Paese di invioMedia Banca Mondiale RPW (%)Stablecoin USDC (%)
Brasile9,96%2,21%
Italia8,45%3,69%
Sudafrica15,23%5,44%
Emirati Arabi Uniti2,65%8,95%

Fonte: Banca d’Italia, MISP n. 86, Tabella 2, su dati World Bank RPW n. 53 (primo trimestre 2025). Il dato italiano per le stablecoin è la media dei quattro corridoi in uscita e include l’Argentina “artificialmente” economica: escludendola sale al 4,83%. Gli autori avvertono che le due misure non sono strettamente comparabili — il dato RPW è una media per paese su tutte le destinazioni, quello stablecoin deriva da una singola transazione — e che il confronto va letto come benchmark indicativo.

L’unico corridoio presente sia nell’esercizio sia nel database della Banca Mondiale è Italia-Brasile, ed è quindi il solo confronto omogeneo disponibile: 2,70% con USDC contro l’8,70% rilevato dal RPW per i servizi di rimessa tradizionali nel primo trimestre 2025.

Il paper aggiunge un confronto con Wise, uno dei maggiori operatori di trasferimento di denaro, usato come limite inferiore conservativo dei costi tradizionali. Qui il quadro si rovescia: gli USDC risultano più economici in tre corridoi e più cari in altri quattro. Sul Brasile-Italia costano 2,21% contro il 4,68-4,89% di Wise, ma sulla direzione opposta Wise vince con il 2,20% contro il 2,70%.

Il quadro generale resta quello descritto dagli autori citando la Banca Mondiale: il costo medio globale delle rimesse è fermo intorno al 6,4%, contro l’obiettivo di scendere sotto il 3% entro il 2030 fissato dall’obiettivo 10.c di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Nessuna tecnologia di regolamento, da sola, sembra in grado di colmare quel divario finché le estremità del percorso restano quelle attuali.

Per l’investitore italiano la lettura pratica è che il confronto va fatto corridoio per corridoio e provider per provider, non in astratto tra “crypto” e “banca”. La scelta dell’exchange e dello strumento di ricarica, scrivono i ricercatori, è un determinante di primo ordine del costo finale.

Conclusione: il problema non è il binario, sono le stazioni

Il contributo più solido dello studio non è la classifica dei corridoi, che dipende dai provider e dai cambi rilevati in due giornate specifiche, ma la scomposizione del costo in cinque fasi distinte. Finché entrare e uscire dalla criptovaluta costerà più del trasferimento stesso, il vantaggio competitivo si giocherà sulle rampe, non sulla catena.

Gli stessi autori invitano alla prudenza sulla portata dei risultati: l’analisi copre un numero limitato di giurisdizioni e una sola stablecoin, quindi le conclusioni non sono facilmente generalizzabili all’intero universo delle rimesse in stablecoin. È comunque un metro di giudizio utile anche per valutare le promesse che circondano i pagamenti in Bitcoin: la domanda giusta non è quanto costa una transazione on-chain, ma quanto costa l’intero percorso dal conto del mittente a quello del destinatario. Su BitcoinLive24 continueremo a seguire i dati ufficiali su questo fronte. Scarica l’app di BitcoinLive24 per ricevere le notifiche sulle prossime pubblicazioni.

Domande frequenti

Quanto costano le rimesse in stablecoin secondo Banca d’Italia?

Tra lo 0,30% e l’8,96% dell’importo trasferito, secondo i dieci corridoi misurati nel paper MISP n. 86 del 30 luglio 2026. La variabilità dipende dal corridoio e dai provider scelti, non dalla tecnologia blockchain in sé.

Le stablecoin costano meno dei canali tradizionali?

Non in modo sistematico. Rispetto alle medie della Banca Mondiale le stablecoin risultano più economiche in Brasile, Italia e Sudafrica, ma più care negli Emirati Arabi Uniti; nel confronto diretto con l’operatore Wise vincono in tre corridoi su sette e perdono negli altri quattro.

Lo studio della Banca d’Italia riguarda anche Bitcoin?

No. L’esercizio usa esclusivamente USDC su Ethereum, con una sola eccezione su Solana per il trasferimento verso il Giappone. Nelle 28 pagine la parola “Bitcoin” compare una sola volta, in bibliografia, e “Lightning” non compare mai.

Quanto pesa la commissione blockchain sul costo di una rimessa?

In media lo 0,4% dell’importo trasferito, con un minimo dello 0,01% sulla tratta Brasile-Italia, secondo il paper. Rapportata al costo totale la quota va dallo 0,45% al 15,6%, con mediana al 6,3% nei sette corridoi al netto dell’anomalia argentina: la spesa maggiore è assorbita dalle conversioni tra criptovaluta e valuta locale, che gli autori chiamano frizioni di on/off-ramp.

Quanto tempo serve per una rimessa in stablecoin?

Meno di 20 minuti dove esistono sistemi di pagamento istantaneo, da uno a due giorni lavorativi dove servono bonifici ordinari. La velocità dipende dalle infrastrutture di pagamento nazionali, non dai tempi di conferma della blockchain.

Fonte primaria: Banca d’Italia, “Are Stablecoins Efficient for Remittances? Evidence from a Mystery Shopping Exercise by Banca d’Italia”, MISP n. 86, luglio 2026. Ripresa della notizia: Cointelegraph.

Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.

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Redazione Bitcoinlive24

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