Bitcoin e Fisco: l’OCSE Lancia il CARF, Stretta Globale nel 2026

Bitcoin e il framework fiscale CARF dell'OCSE per lo scambio automatico dei dati crypto

Il 26 agosto 2026 Chainalysis ha pubblicato la prima stima organica dell’impatto del CARF (Crypto-Asset Reporting Framework, il quadro dell’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per la rendicontazione fiscale di Bitcoin e degli altri asset digitali): solo negli Stati Uniti l’attivita’ on-chain potenzialmente tassabile ha toccato 112,6 miliardi di dollari nel 2025.

La stima arriva proprio mentre negli USA scatta, dal 1° gennaio 2026, l’obbligo per i broker di dichiarare anche il costo base delle transazioni tramite il nuovo modulo IRS 1099-DA. Per chi detiene Bitcoin, la finestra di scarsa tracciabilita’ fiscale con gli exchange regolamentati si sta chiudendo su scala globale.

Cos’e’ il CARF e Perche’ Riguarda Anche Bitcoin

Il CARF e’ uno standard sviluppato dal Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes dell’OCSE: obbliga i fornitori di servizi su asset crypto (Crypto-Asset Service Providers, gli exchange e i broker regolamentati) a raccogliere residenza fiscale e codice identificativo fiscale dei clienti, per poi trasmetterli all’autorita’ del proprio Paese.

Da li’, i dati vengono scambiati automaticamente tra le giurisdizioni aderenti, sullo stesso modello gia’ in uso per i conti bancari esteri. Secondo il report ufficiale del Global Forum OCSE, 75 giurisdizioni hanno gia’ assunto un impegno politico per implementare il CARF, con le prime trasmissioni previste nel 2027 e un secondo gruppo di Paesi che partira’ dal 2028.

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Chainalysis ha analizzato l’attivita’ on-chain su sei blockchain — Bitcoin, Ethereum, Solana, Tron, BNB Smart Chain e Base — proprio perche’ sono le reti su cui il CARF avra’ l’impatto pratico maggiore. Bitcoin resta l’asset con la base di detentori di lungo periodo piu’ ampia e quindi il piu’ esposto alle nuove regole di tracciamento.

Il Modulo IRS 1099-DA: la Stretta Fiscale USA Scatta Ora

Parallelamente al CARF, l’IRS (l’agenzia delle entrate statunitense) ha attivato in proprio un binario di riforma. I broker devono gia’ dichiarare i proventi lordi (gross proceeds) delle transazioni in asset digitali effettuate dal 1° gennaio 2025, con un periodo di transizione senza sanzioni per chi ha agito in buona fede.

Dal 1° gennaio 2026 questa flessibilita’ finisce: i broker sono obbligati a dichiarare anche il costo base (il prezzo di acquisto originale, necessario per calcolare la plusvalenza reale) per gli asset digitali coperti acquistati dopo il 2025 e detenuti in custodia presso l’intermediario. E’ il modulo 1099-DA, pensato specificamente per le transazioni broker su asset digitali.

Per un detentore di Bitcoin che opera su un exchange USA regolamentato, significa che dal 2026 il calcolo di guadagni e perdite non e’ piu’ un esercizio lasciato all’autodichiarazione: arriva gia’ precompilato dall’intermediario direttamente all’IRS.

I Numeri di Chainalysis: 457 Miliardi di Dollari Sotto la Lente

Secondo Chainalysis, nel 2025 l’attivita’ crypto potenzialmente tassabile a livello globale ha superato i 457 miliardi di dollari. La società definisce la cifra “conservativa”, perche’ non include tutta l’attivita’ sugli exchange centralizzati ne’ l’intero perimetro delle blockchain esistenti.

Gli Stati Uniti restano la giurisdizione con il volume piu’ alto in assoluto. La tabella seguente riporta la ripartizione USA per tipo di attivita’ on-chain, cosi’ come pubblicata da Chainalysis:

Categoria (USA, dati 2025)Valore stimato
Reddito on-chain17,9 miliardi $
Plusvalenze (capital gains)30,1 miliardi $
Pagamenti in crypto64,6 miliardi $
Totale USA112,6 miliardi $

Il Limite del CARF: l’86% dell’Attivita’ Resta Fuori Controllo

Il dato piu’ interessante del report riguarda cio’ che il CARF non riesce a coprire. Chainalysis stima che solo il 14% dell’attivita’ tassabile globale rientri nel perimetro pratico del framework, perche’ il CARF si applica ai fornitori di servizi centralizzati (exchange, broker) e non tocca DEX, trasferimenti peer-to-peer diretti tra wallet o flussi di reddito generati direttamente on-chain.

Il restante 86%, secondo l’analisi, resta al di fuori di qualsiasi obbligo di segnalazione automatica. A conferma della difficolta’ di far emergere questi flussi, Chainalysis cita anche uno studio dell’agenzia fiscale svedese sulla mancata dichiarazione dei redditi crypto e i dati del Congressional Joint Committee on Taxation statunitense, secondo cui il “tax gap” (la differenza tra imposte dovute e imposte effettivamente versate) legato alle crypto ha gia’ toccato i 50 miliardi di dollari nel solo 2022.

Cosa Cambia Concretamente per chi Detiene Bitcoin

Nella pratica, chi opera tramite exchange regolamentati vedra’ una tracciabilita’ crescente e automatica: dati fiscali condivisi tra Paesi dal 2027, calcolo del costo base gia’ delegato ai broker USA dal 2026, meno margine per sfruttare le differenze normative tra giurisdizioni.

Il quadro si inserisce in una traiettoria regolatoria piu’ ampia che BitcoinLive24 ha documentato nelle ultime settimane: dalla proposta della SEC sulla custodia crypto inviata alla Casa Bianca alle nuove sanzioni USA che rendono perseguibile l’uso improprio di asset digitali. La direzione e’ la stessa: piu’ regole, piu’ dati condivisi, meno zone grigie.

Cio’ che resta fuori — self-custody, DEX, transazioni peer-to-peer — non e’ toccato da queste regole. Resta pero’ il fatto, certificato dallo stesso report Chainalysis, che l’86% dell’attivita’ tassabile globale e’ oggi fuori da qualsiasi obbligo di segnalazione automatica: un margine che i governi difficilmente lasceranno invariato a lungo.

Verso un 2027 Senza Piu’ Zone Grigie

Tra il modulo 1099-DA gia’ attivo negli Stati Uniti e il debutto del CARF nel 2027 per la maggior parte delle 75 giurisdizioni aderenti, il 2026 si conferma l’anno di passaggio verso un regime fiscale globale per Bitcoin e le altre crypto molto piu’ simile a quello bancario tradizionale. Il ritmo di adozione variera’ da Paese a Paese, ma la direzione — piu’ trasparenza, meno anonimato con gli intermediari regolamentati — appare ormai stabilita.

Domande Frequenti

Cos’e’ esattamente il CARF?

Il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework) e’ lo standard dell’OCSE che obbliga gli exchange e i broker crypto a raccogliere i dati fiscali dei clienti e a condividerli automaticamente con le autorita’ fiscali dei Paesi aderenti, sul modello gia’ usato per i conti bancari esteri.

Da quando l’IRS richiede il costo base sulle transazioni Bitcoin?

Dal 1° gennaio 2026 i broker statunitensi devono dichiarare all’IRS anche il costo base delle transazioni in asset digitali coperti tramite il modulo 1099-DA, dopo un 2025 di transizione in cui era richiesta solo la dichiarazione dei proventi lordi.

Il CARF si applica a chi tiene Bitcoin in un wallet personale?

No. Il CARF si applica ai fornitori di servizi centralizzati come exchange e broker. I wallet in self-custody, le transazioni peer-to-peer dirette e l’attivita’ sui DEX restano fuori dal perimetro pratico del framework, che secondo Chainalysis copre solo il 14% dell’attivita’ tassabile globale.

Quando iniziano gli scambi di dati fiscali sulle crypto tra i Paesi?

Le prime trasmissioni di dati nell’ambito del CARF sono previste nel 2027 per la maggior parte delle 75 giurisdizioni che hanno gia’ assunto un impegno politico in tal senso, con un secondo gruppo che partira’ dal 2028.

Quanto vale l’attivita’ crypto potenzialmente tassabile negli Stati Uniti?

Secondo Chainalysis, nel 2025 l’attivita’ on-chain potenzialmente tassabile negli USA ha raggiunto 112,6 miliardi di dollari, suddivisi in 17,9 miliardi di reddito, 30,1 miliardi di plusvalenze e 64,6 miliardi di pagamenti in crypto.

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Fonti: OCSE — Global Forum, CARF 2025 Monitoring and Implementation Update; IRS.gov (comunicati ufficiali); Chainalysis (analisi dati, 26 agosto 2026).

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