Empire Market: 40 Anni a Chi Costruì un Bazar Darknet in Bitcoin

Lunedì 5 ottobre 2026, in un’aula federale di Chicago, il giudice Steven Seeger ha condannato a 40 anni di carcere Raheim Hamilton, 30 anni, di Suffolk (Virginia), co-creatore di Empire Market, uno dei più grandi bazar del dark web. A queste pene si aggiungono una multa da 5 milioni di dollari e la confisca di circa 1.230 bitcoin, come riportano Decrypt e CoinDesk. È la storia di un mercato nato per vendere droga in cambio di criptovalute, e di come lo Stato sia arrivato, con i patteggiamenti, a farsi cedere migliaia di bitcoin.

Febbraio 2018: nasce Empire Market dopo la caduta di AlphaBay

Secondo Decrypt, Empire Market apre nel febbraio 2018, pochi mesi dopo la chiusura di AlphaBay, il colosso del dark web smantellato dalle autorità. Il vuoto lasciato dai vecchi mercati è la sua occasione: Decrypt, citando l’analisi di TRM Labs, lo descrive come il leader dell’ecosistema dei mercati darknet occidentali.

A guidarlo sono due uomini: Hamilton, noto online con gli pseudonimi «Sydney» e «ZeroAngel», e Thomas Pavey, 41 anni, di Ormond Beach (Florida), conosciuto come «Dopenugget», come riferisce BleepingComputer. Per capire come funzionava, basta una regola, che il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha messo nero su bianco: «Hamilton e Pavey stabilirono che tutte le transazioni sul sito dovessero avvenire solo in criptovaluta», secondo la citazione riportata da BleepingComputer.

In pratica per entrare servivano criptovalute, e fra i beni confiscati oggi ci sono migliaia di bitcoin. Secondo CoinDesk, il DOJ sostiene che il mercato incoraggiasse anche l’uso di servizi di «mixing» per confondere il percorso dei fondi, mentre Decrypt riferisce che gli acquirenti potevano valutare i venditori anche per la bravura nel nascondere la merce.

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Quattro milioni di transazioni in due anni e mezzo

I numeri dell’accusa, riportati da BleepingComputer e CoinDesk, mostrano la scala del fenomeno. Fra il 2018 e il 2020 Empire Market ha gestito oltre 4 milioni di transazioni per più di 430 milioni di dollari, quasi 375 milioni dei quali in droghe. Ad agosto 2020, al picco, contava circa 1,68 milioni di utenti registrati, oltre 5.000 venditori e quasi 360.000 acquirenti.

DatoValoreFonte
Periodo di attività2018 – agosto 2020Decrypt
Transazionioltre 4 milioniCoinDesk, BleepingComputer
Volume totaleoltre 430 milioni di dollariCoinDesk, BleepingComputer
Vendite di drogaquasi 375 milioni di dollariBleepingComputer
Annunci di sostanze controllateoltre 166.000BleepingComputer
Utenti registrati al piccocirca 1,68 milioniBleepingComputer
Venditori / acquirenti al piccooltre 5.000 / quasi 360.000BleepingComputer
Criptovalute sequestrate al momento dell’accusa (luglio 2024)circa 75 milioni di dollariBleepingComputer

Fra le sostanze citate dal DOJ figurano almeno 13,3 chilogrammi di fentanyl, circa 447 di cocaina, 72 di metanfetamina e 103 di eroina, mentre sul mercato circolavano anche credenziali rubate, dati personali, banconote false e strumenti di hacking. Nell’agosto 2020 il sito si è spento di colpo: secondo Decrypt, gli utenti pensarono a una truffa d’uscita (exit scam) da circa 30 milioni di dollari.

Dagli acquisti sotto copertura all’accusa del 2024

Il punto di svolta è un lavoro paziente. Come riferisce BleepingComputer, gli investigatori hanno effettuato acquisti sotto copertura fra aprile 2019 e maggio 2020, fra cui almeno 143,5 grammi di metanfetamina e 105,4 grammi di eroina, e hanno intercettato un pacco con 443,5 grammi di metanfetamina. Solo nel luglio 2024 i due imputati sono stati formalmente accusati.

Hamilton si è dichiarato colpevole di associazione finalizzata al traffico di droga, come riferisce Decrypt e come annunciato dal procuratore federale di Chicago per il patteggiamento. Pavey ha fatto lo stesso l’anno scorso e la sua sentenza è attesa entro fine ottobre, davanti allo stesso giudice, secondo Decrypt.

Il bottino confiscato: 1.230 bitcoin, più immobili e lingotti

Con il patteggiamento Hamilton ha rinunciato a circa 1.230 bitcoin, 24,4 ether e tre proprietà in Virginia. CoinDesk stima il valore dei bitcoin intorno ai 101 milioni di dollari: il nostro calcolo, al prezzo CoinGecko di 82.812 dollari al momento della stesura, dà circa 101,9 milioni.

Pavey, da parte sua, si è impegnato a cedere circa 1.584 bitcoin (circa 131 milioni di dollari allo stesso prezzo), due scatole di lingotti d’oro da 25 once, tre automobili e due immobili in Florida. Sommando i due impegni si arriva a circa 2.814 bitcoin, cioè circa 233 milioni di dollari, importo che resta legato ai patteggiamenti e che per Pavey dovrà essere formalizzato alla sentenza.

ImputatoBitcoin confiscatiAltri beniStato
Raheim Hamilton, 30 annicirca 1.230 BTC24,4 ETH, 3 immobili in VirginiaCondannato a 40 anni, multa da 5 milioni di dollari
Thomas Pavey, 41 annicirca 1.584 BTCLingotti d’oro, 3 auto, 2 immobili in FloridaColpevole, sentenza entro fine ottobre

Cosa ci insegna questa storia

La lezione per chi segue Bitcoin è una sola, e non è nuova: la blockchain è un registro pubblico, e chi gestisce un mercato illegale in bitcoin si ritrova poi con un patrimonio che le autorità possono contestare e confiscare. Nel caso di Empire Market gli impegni di confisca dei due imputati superano insieme i 2.800 bitcoin, tutti legati a un solo mercato. CoinDesk ricorda un precedente recente: l’operatore di Incognito Market, Rui-Siang Lin, è stato condannato a 30 anni a febbraio.

Il caso racconta anche un’altra cosa, spesso confusa nel dibattito pubblico: l’uso criminale di un protocollo non ne definisce l’uso quotidiano. Empire Market ha movimentato oltre 430 milioni di dollari in due anni e mezzo, ma è la cifra di un singolo mercato illegale, non una misura dell’intero ecosistema Bitcoin, che ogni giorno serve pagamenti, risparmio e commercio del tutto leciti.

Il caso si inserisce in una serie di operazioni contro il lato oscuro dei pagamenti in criptovaluta. CoinDesk ricorda il sequestro da 400 milioni di dollari in criptovalute, immobili e contanti legato a Helix, un mixer di bitcoin del darknet che secondo il DOJ avrebbe riciclato almeno 354.468 bitcoin. I casi citati da CoinDesk mostrano che le autorità hanno colpito sia i mercati sia i mixer.

Per il lettore italiano il messaggio è doppio. Da un lato, la cronaca giudiziaria mostra che l’anonimato di Bitcoin è relativo, perché ogni transazione resta registrata. Dall’altro, ricorda che la reputazione di un asset si costruisce anche sulla capacità delle autorità di perseguire gli abusi, e che separare l’uso criminale dall’uso legittimo è una questione di regole, non di tecnologia.

Il quadro più ampio: la giustizia americana e le storie di Bitcoin

Nelle ultime settimane BitcoinLive24 ha raccontato altri capitoli di questo rapporto complicato fra Bitcoin e tribunali. C’è la vicenda di un agente NCA che rubò i bitcoin sequestrati a Silk Road 2.0, il caso di Keonne Rodriguez e la sua lettera dal carcere e il racconto di come il DOJ bloccò la grazia a Ross Ulbricht. Sono storie diverse, ma tutte mostrano come i bitcoin finiti sotto sequestro diventino una questione politica e giudiziaria.

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Domande frequenti su Empire Market

Che cos’era Empire Market?

Era un mercato del dark web attivo dal 2018 all’agosto 2020, dove si vendevano droghe, credenziali rubate e strumenti di hacking solo in criptovaluta, secondo BleepingComputer. Ha gestito oltre 4 milioni di transazioni per più di 430 milioni di dollari.

Chi è stato condannato e a quanti anni?

Raheim Hamilton, 30 anni, è stato condannato a 40 anni di carcere federale e a una multa da 5 milioni di dollari, secondo Decrypt e CoinDesk. Il co-imputato Thomas Pavey attende la sentenza entro fine ottobre.

Quanti bitcoin sono stati confiscati?

Hamilton ha rinunciato a circa 1.230 bitcoin, circa 101 milioni di dollari secondo CoinDesk, mentre Pavey si è impegnato a cederne circa 1.584. Sommati sono circa 2.814 bitcoin.

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Redazione Bitcoinlive24

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