I miner Bitcoin che trasformano i propri siti in data center per l’intelligenza artificiale devono trovare circa 50 miliardi di dollari, secondo una stima VanEck di giugno ripresa il 12 ottobre da CoinTelegraph. Il conto pesa soprattutto su IREN, che da sola ha un buco di finanziamento di 21,1 miliardi. Per i miner, e per chi segue la rete, la domanda ora è quanto costerà quel denaro e chi riuscirà a ottenerlo.
Miner Bitcoin e AI: il fabbisogno da 50 miliardi
Le società minerarie quotate hanno bisogno di circa 50 miliardi di dollari a breve termine per completare i progetti di infrastruttura AI già pianificati. La cifra viene dal framework di VanEck, ripreso da Miner Weekly, la newsletter di BlocksBridge Consulting dedicata al settore.
Come spiega la stessa newsletter, una miniera di bitcoin può funzionare con edifici semplici, infrastrutture modulari e macchine ASIC (i computer specializzati nel calcolo del mining) che tollerano interruzioni rapide della corrente. Un data center per AI e calcolo ad alte prestazioni (HPC) richiede invece standard più alti di continuità elettrica, raffreddamento, ridondanza e assistenza ai clienti. Richiede molto più capitale di un sito di mining.
Quanto serve a IREN, Riot e HIVE
Secondo il grafico di Miner Weekly pubblicato da CoinTelegraph il 18 giugno, IREN ha il divario più ampio tra i miner quotati: 21,1 miliardi di dollari per sviluppare per intero i propri data center AI. Seguono Riot Platforms con 7,2 miliardi e HIVE Digital con 4,6 miliardi. Sommati, i tre arrivano a 32,9 miliardi, e IREN pesa per circa il 64%.
| Società | Divario di finanziamento AI stimato | Quota sul totale dei tre |
|---|---|---|
| IREN | 21,1 miliardi di dollari | circa 64% |
| Riot Platforms | 7,2 miliardi di dollari | circa 22% |
| HIVE Digital | 4,6 miliardi di dollari | circa 14% |
Fonte: Miner Weekly (BlocksBridge) tramite CoinTelegraph, 18 giugno 2026. Le quote sono un calcolo di BitcoinLive24 sui tre valori.
Riot è già un nome noto per chi segue questa trasformazione: a fine settembre avevamo raccontato come la società avesse ripagato 200 milioni di credito per accelerare l’espansione dei data center.
Il costo del capitale cambia da progetto a progetto: 6% e 9% in IREN
I prestatori non hanno chiuso i rubinetti, ma guardano con più attenzione ai singoli progetti. Miner Weekly osserva che le grandi banche sono diventate più selettive sui prestiti per i data center e che le decisioni dipendono sempre più da cliente, contratto e percorso verso il completamento.
Il caso IREN mostra quanto il prezzo del denaro possa variare anche dentro la stessa azienda. Il 1° giugno la società ha annunciato un pacchetto da 3,65 miliardi di dollari per le GPU del contratto cloud con Microsoft: secondo il comunicato di IREN è composto da un collocamento privato da 2,10 miliardi e un prestito a erogazione differita da 1,55 miliardi, con un costo medio (blended) del debito del 6%. The Block riporta rating A di Fitch e A(low) di DBRS, e una copertura di circa il 96% dei 5,81 miliardi di spesa per le GPU, considerando anche i pagamenti anticipati di Microsoft.
Nei risultati di agosto, invece, IREN ha comunicato un secondo finanziamento da 2,4 miliardi a tasso fisso del 9% per l’espansione di Mackenzie con raffreddamento ad aria, come riporta Miner Weekly. La newsletter avverte che i tre punti percentuali di differenza non sono un confronto alla pari, perché i due pacchetti finanziano esposizioni diverse.
| Operazione | Importo | Costo del debito dichiarato |
|---|---|---|
| IREN, GPU per Microsoft (1° giugno) | 3,65 miliardi di dollari | 6% medio (blended) |
| IREN, espansione Mackenzie (agosto) | 2,4 miliardi di dollari | 9% fisso |
| Cipher Digital, Stingray (giugno) | 810 milioni di dollari | 6% di cedola |
Fonti: comunicato IREN, The Block, Miner Weekly. Le operazioni finanziano progetti diversi e non sono direttamente confrontabili.
Garanzie e diluizione: il prezzo nascosto
Il tasso non racconta tutto. Miner Weekly cita il caso di Cipher Digital, la cui controllata Stingray ha collocato a giugno 810 milioni di dollari di note garantite con cedola del 6%, emesse leggermente sotto il valore nominale (è la terza riga della tabella qui sopra). In un’operazione separata di Cipher, Barber Lake (settembre 2025), Google ha garantito 1,4 miliardi di dollari di obblighi di leasing di Fluidstack e ha ricevuto in cambio warrant pari a circa il 5,4% del capitale pro forma. I warrant possono diluire gli azionisti esistenti, e questo è un costo che non compare nel tasso d’interesse.
Secondo Miner Weekly, per i prestatori contano cliente, contratto e percorso verso il completamento: per questo due finanziamenti della stessa società possono avere costi molto diversi.
Cosa cambia per il mining di Bitcoin
Per chi segue la rete, la questione riguarda la destinazione dell’energia. Nel resoconto di CoinTelegraph di giugno, Miner Weekly osserva che la spinta verso l’AI potrebbe cambiare la crescita futura dell’hashrate (la potenza di calcolo totale della rete), perché i miner assegnano più capacità elettrica ai data center e meno alla produzione di bitcoin. È un’indicazione di direzione, non una previsione numerica.
Altre società hanno già imboccato questa strada: TeraWulf ha firmato un lease da 19 miliardi con Anthropic, mentre lo stress dei miner era già ai minimi storici a luglio. La spinta verso l’AI nasce anche dalla pressione sui margini del mining tradizionale.
Sfide e prossimi passi
Il primo ostacolo è l’esecuzione: un progetto finanziato solo a metà non genera ricavi. Il secondo è la durata dei contratti rispetto a quella del debito: CoreWeave ha dichiarato che il finanziamento da 2,6 miliardi di agosto, di circa cinque anni, supera la durata media di tre anni dei contratti con i clienti, come riporta Miner Weekly. Il terzo è il cliente: secondo la newsletter, le decisioni dei prestatori dipendono dal cliente, dal contratto e dal percorso verso il completamento.
Da seguire nei prossimi trimestri: nuove emissioni di debito dei miner quotati, eventuali garanzie di grandi gruppi tecnologici e il modo in cui ogni società dichiarerà la quota di capacità ancora dedicata al mining. Su questi aggiornamenti BitcoinLive24 continuerà a pubblicare dati e fonti. Per ricevere le notizie in tempo reale, scarica l’app BitcoinLive24.
Domande frequenti
Quanti soldi servono ai miner Bitcoin per passare all’AI?
Circa 50 miliardi di dollari a breve termine per i miner quotati, secondo il framework VanEck ripreso da Miner Weekly. Il fabbisogno maggiore è quello di IREN, con 21,1 miliardi.
Perché un data center AI costa più di una miniera di Bitcoin?
Perché richiede standard più alti di continuità elettrica, raffreddamento, ridondanza e assistenza clienti, mentre una miniera può usare edifici semplici e macchine che tollerano le interruzioni, come spiega Miner Weekly.
Quanto paga IREN per il suo debito?
Dipende dal progetto: il pacchetto da 3,65 miliardi per Microsoft ha un costo medio del 6%, mentre il finanziamento da 2,4 miliardi per Mackenzie è a tasso fisso del 9%. I due non sono confrontabili direttamente.
Questo cambia il prezzo di Bitcoin?
Le fonti non indicano un effetto sul prezzo. Il tema riguarda la ripartizione dell’energia tra mining e AI e la sostenibilità finanziaria dei miner, non una previsione di mercato.
