Corea del Sud, Bitcoin Tassato al 22% dal 2027: in Italia è 33%

Corea del Sud regolamentazione crypto AML 2026 - skyline Seul con grafica Bitcoin

La Corea del Sud tasserà le plusvalenze su Bitcoin e cripto-attività dal 1° gennaio 2027 con un’aliquota complessiva del 22% sulla parte eccedente una franchigia annua di 2,5 milioni di won. Il vicepremier e ministro dell’Economia e delle Finanze Koo Yun-cheol lo ha confermato mercoledì 29 luglio 2026 davanti alla commissione parlamentare competente per bilancio e finanze, chiudendo mesi di incertezza su un ennesimo rinvio. Per chi investe dall’Italia il confronto è impietoso al contrario: sulle plusvalenze in Bitcoin realizzate dal 1° gennaio 2026 il fisco italiano applica il 33% e non prevede alcuna soglia esente.

La tassazione Bitcoin in Corea del Sud parte nel 2027: 20% nazionale più 2% locale

Koo Yun-cheol ha dichiarato in seduta plenaria che il governo procede con la tassazione a partire dall’anno prossimo secondo il calendario già fissato, e che il rinvio in corso scade comunque a fine 2026: prima si applica la norma, poi si integra ciò che va migliorato. Lo riporta l’edizione inglese del quotidiano economico coreano Seoul Economic Daily. Il prelievo è strutturato come tassazione separata e i redditi da cessione o prestito di asset digitali sono classificati come «altri redditi» (miscellaneous income) ai fini dell’imposta sui redditi coreana.

La struttura è semplice: 20% di imposta nazionale più un’addizionale locale del 2%, per un totale del 22%, applicato solo alla quota di guadagno annuo che supera i 2,5 milioni di won. Ai cambi di riferimento della Banca Centrale Europea del 29 luglio 2026 (1 euro = 1.652,77 won), quella franchigia vale circa 1.513 euro; CoinDesk la quantifica in circa 1.740 dollari.

Non si tratta di una novità normativa ma della conferma che il calendario non slitterà una quarta volta. Il prelievo doveva entrare in vigore il 1° gennaio 2022: sempre secondo CoinDesk è stato spostato al 2025 e poi al 2027 con un emendamento approvato nel dicembre 2024.

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Due tentativi di abrogazione sono ancora aperti in commissione

La conferma del governo non chiude la partita politica: in commissione restano incardinati un disegno di legge abrogativo e una petizione popolare. Il testo n. 2217609, presentato dal deputato Song Eon-seok del People Power Party (opposizione), punta secondo crypto.news a cancellare la norma della legge sull’imposta sui redditi che copre i proventi da cessione e prestito di asset digitali. Una petizione separata per l’abrogazione, sostenuta da oltre 50.000 firme, attende l’esame della sottocommissione competente.

Nella stessa seduta il deputato Kim Sang-hoon, anch’egli del People Power Party, ha contestato al governo l’assenza del riporto delle minusvalenze, conseguenza della classificazione tra gli «altri redditi». L’esempio portato in commissione, riferito dal Seoul Economic Daily: un investitore che perde 10 milioni di won quest’anno e ne guadagna 5 l’anno successivo pagherebbe comunque l’imposta su quei 5 milioni, pur restando in perdita nel complesso. Koo ha replicato che nemmeno l’investimento azionario consente il riporto delle perdite e che la classificazione tra gli «altri redditi» porta con sé benefici in termini di deduzione, aggiungendo che il punto potrà essere riesaminato dopo l’entrata in vigore, se necessario.

Koo si è mostrato cauto anche sull’ipotesi di trattare i guadagni in cripto-attività come plusvalenze di capitale: Stati Uniti, Giappone e Regno Unito lo fanno, ha osservato, ma la Corea non ha un sistema di tassazione delle plusvalenze di capitale, e una modifica andrebbe valutata per l’intero mercato dei capitali, non solo per gli asset digitali. Kim ha inoltre chiesto di rinviare il prelievo finché non sarà pienamente operativo il sistema di scambio transfrontaliero delle informazioni sulle cripto-attività, avvertendo — secondo CoinDesk — che gli investitori potrebbero spostare l’operatività su exchange centralizzati esteri, piattaforme decentralizzate e mercati peer-to-peer.

Il fisco coreano si sta comunque attrezzando: la National Tax Service ha costituito un’unità dedicata agli asset digitali, riferisce crypto.news. È lo stesso ente che, come abbiamo raccontato su BitcoinLive24, sta studiando un quadro legale per sequestrare Bitcoin detenuti in self-custody.

In Italia le plusvalenze in Bitcoin pagano il 33% dal primo euro

L’Italia applica alle plusvalenze in Bitcoin un’aliquota del 33%, superiore di undici punti a quella coreana, e senza alcuna franchigia. La norma è oggi contenuta nel Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi (decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, in vigore dal 4 luglio 2026), che ha assorbito le disposizioni delle leggi di bilancio 2025 e 2026.

L’articolo 304, comma 7, del Testo unico stabilisce che sulle plusvalenze da cripto-attività «realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2026, l’imposta sostitutiva […] è applicata con l’aliquota del 33 per cento». Lo stesso comma prevede una sola eccezione: l’aliquota scende al 26% per i token di moneta elettronica denominati in euro conformi al regolamento UE 2023/1114 sui mercati delle cripto-attività (MiCA, la cornice europea che dal 2024 disciplina emittenti e servizi crypto), cioè le stablecoin ancorate all’euro con riserve interamente in attività denominate in euro presso soggetti autorizzati nell’Unione. Bitcoin non rientra in quella eccezione e resta al 33%.

Quanto alla franchigia, la vecchia soglia di 2.000 euro non esiste più: la legge di bilancio 2025 aveva soppresso le parole «non inferiori complessivamente a 2.000 euro nel periodo d’imposta» dalla norma sui redditi diversi, e il Testo unico recepisce l’impianto senza reintrodurla. Un elemento a favore del contribuente italiano resta però l’articolo 77, comma 11: le minusvalenze eccedenti sono riportate in deduzione dalle plusvalenze dei periodi successivi, ma non oltre il quarto, a condizione che siano indicate nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui sono state realizzate.

Corea del Sud e Italia a confronto

ElementoCorea del Sud (dal 1° gen 2027)Italia (dal 1° gen 2026)
Aliquota su Bitcoin22% (20% nazionale + 2% locale)33% (imposta sostitutiva)
Franchigia annua2,5 milioni di won (~1.513 euro)Nessuna
Aliquota ridottaNon prevista26% solo su stablecoin in euro conformi a MiCA
Riporto minusvalenzeAssente: conseguenza della classificazione come «altri redditi», contestata in commissioneFino al quarto periodo d’imposta successivo
Stato della normaIn vigore, con disegno di legge abrogativo in commissioneIn vigore (D.Lgs. 117/2026, art. 304)

Un esempio numerico rende l’ordine di grandezza. Su una plusvalenza annua di 10.000 euro realizzata in Bitcoin, l’imposta italiana è di 3.300 euro (33% sull’intero importo). Applicando le stesse cifre alle regole coreane, la base imponibile scenderebbe a 8.487 euro dopo la franchigia e l’imposta sarebbe di circa 1.867 euro: meno della metà. Il calcolo è un’elaborazione di BitcoinLive24 sui testi citati, con conversione ai cambi BCE del 29 luglio 2026, ed è puramente illustrativo: la norma coreana si applica ai residenti in Corea e opera su importi in won.

Cosa significa per gli investitori italiani

Il punto pratico non è il confronto internazionale ma l’assenza di soglia. Con l’abolizione della franchigia da 2.000 euro, in Italia anche una plusvalenza di poche decine di euro genera un obbligo dichiarativo e un’imposta al 33%. La gestione delle minusvalenze e la loro indicazione in dichiarazione restano l’unica leva ordinaria per ridurre il carico, ed è una leva che si perde se non viene esercitata nell’anno in cui la perdita si realizza.

Il secondo elemento è la distinzione tra Bitcoin e stablecoin in euro introdotta dalla legge di bilancio 2026: due asset digitali detenuti sullo stesso wallet possono oggi scontare aliquote diverse, e la mera conversione tra euro e token di moneta elettronica in euro non costituisce realizzo di plusvalenza. Nessuna di queste attenuazioni riguarda Bitcoin.

Il terzo è il contesto internazionale, sempre più eterogeneo. Nel giro di poche settimane il Giappone ha riclassificato Bitcoin come asset finanziario portandolo a una tassazione al 20%, mentre l’Uzbekistan ha azzerato le imposte sul mining fino al 2035. La forbice tra le giurisdizioni si allarga proprio mentre gli standard di scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività entrano a regime.

Prospettive

Lo scenario più probabile è che il calendario coreano regga: il governo ha ribadito l’impegno in sede parlamentare e l’amministrazione fiscale ha già avviato la struttura operativa. Lo scenario alternativo passa dalla sottocommissione tributaria, dove il disegno di legge abrogativo e la petizione popolare verranno esaminati separatamente: un’abrogazione piena appare difficile, mentre le correzioni tecniche — a partire dal riporto delle minusvalenze contestato in commissione — restano l’ipotesi di intervento più discussa.

Sul fronte italiano non risultano al momento interventi in discussione sull’aliquota del 33%, appena consolidata nel Testo unico. Il tema più concreto per il 2027 resta la compliance: più le amministrazioni fiscali costruiscono unità dedicate e canali di scambio dati con gli exchange, meno rilevante diventa la differenza formale tra le aliquote e più conta la tracciabilità effettiva delle operazioni.

Domande frequenti

Quando inizia la tassazione delle crypto in Corea del Sud?

Dal 1° gennaio 2027. L’imposta si applica ai guadagni da cessione e prestito di asset digitali realizzati a partire da quella data, con aliquota complessiva del 22% sulla parte eccedente 2,5 milioni di won all’anno. Il vicepremier Koo Yun-cheol ha confermato il calendario il 29 luglio 2026 davanti alla commissione parlamentare competente.

Quanto si paga oggi in Italia sulle plusvalenze in Bitcoin?

Il 33%, senza soglia di esenzione. L’articolo 304, comma 7, del decreto legislativo 117/2026 fissa l’imposta sostitutiva al 33% sulle plusvalenze da cripto-attività realizzate dal 1° gennaio 2026. L’aliquota ridotta al 26% riguarda soltanto i token di moneta elettronica denominati in euro conformi al regolamento MiCA, non Bitcoin.

Le perdite in Bitcoin si possono recuperare in Italia?

Sì, ma entro quattro periodi d’imposta. L’articolo 77, comma 11, del Testo unico consente di portare in deduzione le minusvalenze eccedenti dalle plusvalenze degli anni successivi, non oltre il quarto, e solo se sono state indicate nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono state realizzate.

La tassa coreana può ancora essere cancellata?

È possibile ma non probabile nel breve periodo. In commissione restano un disegno di legge abrogativo dell’opposizione e una petizione con oltre 50.000 firme, entrambi da esaminare in sottocommissione; nel frattempo il governo ha confermato l’avvio e l’amministrazione fiscale ha creato un’unità dedicata agli asset digitali.

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Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.

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Redazione Bitcoinlive24

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