L’Etiopia ha tagliato del 75% la fornitura elettrica destinata alle aziende di mining Bitcoin operanti sul suo territorio, facendo scendere l’energia effettivamente erogata al 23% di quella prevista dai contratti originari. Lo ha confermato Ashebir Balcha, CEO di Ethiopian Electric Power (EEP), il 28 agosto 2026 durante un briefing annuale ad Addis Abeba: la causa è il calo delle piogge che alimentano le dighe idroelettriche da cui EEP ricava il 95% della propria energia. Per un settore che in tre anni era diventato una delle voci di ricavo più redditizie del Paese, il taglio rimette in discussione il modello che aveva trasformato l’Etiopia in un polo emergente del mining Bitcoin.
Il Traguardo (prima della battuta d’arresto)
Dal novembre 2023, quando il governo etiope ha aperto ufficialmente le porte al mining Bitcoin, il settore è cresciuto rapidamente sfruttando l’energia idroelettrica in eccedenza del Paese. Secondo CoinGeek, le aziende di mining hanno generato circa 200 milioni di dollari di ricavi complessivi, con 220 milioni nell’ultimo anno fiscale e una quota stimata del 2,25% dell’hash rate globale di Bitcoin. Secondo Ethiopian Business Review, il mining ha generato 50,37 miliardi di birr nell’anno fiscale precedente, diventando la categoria cliente più redditizia per EEP.
Come Funziona l’Accordo tra Etiopia e Miner
Il modello era semplice: EEP vende l’energia idroelettrica in eccesso ai miner esteri in valuta estera — dollari o yuan — invece che in birr, procurandosi liquidità internazionale preziosa per un’economia con accesso limitato ai mercati dei capitali. In cambio, i miner ottenevano elettricità a basso costo per alimentare i propri impianti ASIC (i computer specializzati che validano le transazioni Bitcoin). Secondo CoinGeek, tra gli investitori più rilevanti c’è la hongkonghese West Data Group, che nel febbraio 2024 ha siglato un accordo da 250 milioni di dollari, seguita a gennaio 2025 da BIT Mining con un impianto da 51 megawatt costato 14 milioni di dollari.
Chi ne Beneficia — e Chi Rischia Ora
Il sistema ha finora favorito tre soggetti: EEP, che incassa valuta estera senza investire in nuova generazione; il governo etiope, che attrae capitali stranieri in un settore ad alta intensità tecnologica; e i miner, spesso cinesi o di Hong Kong, che trovano energia a basso costo lontano dalla concorrenza normativa più severa di Stati Uniti ed Europa. Il taglio al 75% capovolge l’equazione: le aziende meno diversificate, con impianti concentrati solo in Etiopia, rischiano ora un fermo quasi totale dell’attività, dato che il mining compete quasi esclusivamente sul costo del kilowattora.
Non è un caso isolato di frizione tra mining Bitcoin e disponibilità energetica: un dinamica simile, seppur di natura politica anziché climatica, si era vista a Plattsburgh, nello Stato di New York, dove le autorità locali hanno più volte bloccato l’attività di mining per il suo impatto sulla rete elettrica cittadina.
Il Quadro Generale del Mining Bitcoin in Etiopia
Il taglio etiope arriva mentre il settore del mining globale mostra segnali diversi a seconda dei mercati: BitFuFu e CleanSpark, entrambe quotate e diversificate su più giurisdizioni, hanno registrato performance solide nello stesso periodo, a dimostrazione di come la concentrazione geografica sia oggi il principale fattore di rischio operativo per i miner.
| Data | Evento | Dato chiave |
|---|---|---|
| Novembre 2023 | Apertura ufficiale al mining Bitcoin | Avvio del settore |
| Febbraio 2024 | Ingresso West Data Group (Hong Kong) | Accordo da $250 milioni |
| Gennaio 2025 | Impianto BIT Mining | $14 milioni, 51 MW |
| Agosto 2025 | Primo annuncio di riduzione graduale | Avvio phase-out permessi |
| 28 agosto 2026 | Briefing CEO EEP Ashebir Balcha | Taglio energia al 75%, fornitura al 23% |
Sfide e Prossimi Passi
La sfida di fondo resta strutturale: solo il 50% della popolazione etiope ha accesso all’elettricità, secondo i dati riportati da Mariblock, che segnala anche lo stop ai nuovi permessi per le circa 20 aziende in lista d’attesa, a fronte delle 25 già operative — un primo segnale di stretta era arrivato già ad agosto 2025, con il primo annuncio di riduzione graduale del settore. EEP deve bilanciare l’elettrificazione interna, gli obblighi di esportazione verso Kenya e Gibuti e gli introiti in valuta pregiata garantiti dai miner. Un possibile punto di svolta è la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), che secondo Mariblock aggiungerà oltre 5.000 MW di capacità al completamento, atteso entro i prossimi due mesi: se confermato, potrebbe restituire margine di manovra sia ai cittadini sia al settore del mining Bitcoin.
Per chi segue da vicino l’evoluzione dell’ecosistema Bitcoin nei mercati emergenti, il caso etiope conferma quanto il fattore energetico resti la vera variabile di crescita del settore, più ancora della disponibilità di capitali. Le notizie e gli approfondimenti su questi sviluppi sono seguiti in tempo reale da BitcoinLive24: scarica l’app BitcoinLive24 per ricevere un aggiornamento non appena la situazione evolve.
Domande Frequenti
Perché l’Etiopia ha attirato il mining Bitcoin?
L’Etiopia dispone di ampie riserve di energia idroelettrica in eccesso rispetto al fabbisogno interno. Dal 2023 il governo ha permesso ai miner esteri di acquistarla in valuta straniera, procurando liquidità internazionale al Paese e attirando investimenti come i 250 milioni di dollari di West Data Group.
Cosa comporta in pratica il taglio del 75%?
Le aziende di mining ricevono ora solo il 23% dell’energia prevista dai contratti originari. Per un settore che compete quasi interamente sul prezzo del kilowattora, questo equivale a un rallentamento operativo quasi totale per gli impianti meno diversificati.
L’Etiopia sta vietando il Bitcoin mining?
No. Il taglio è motivato da un calo delle piogge che riduce la produzione idroelettrica, non da una scelta politica di messa al bando. Tuttavia il governo ha già sospeso il rilascio di nuovi permessi alle circa 20 aziende in lista d’attesa.
Quali sono le prospettive future?
Il completamento della diga GERD, atteso entro due mesi secondo Mariblock, aggiungerebbe oltre 5.000 MW di capacità e potrebbe alleviare la pressione sulla rete, offrendo margine sia ai cittadini etiopi sia alle aziende di mining Bitcoin.
