Blocchi Bitcoin: i Miner Anonimi al 23% di Sempre, l’1% Oggi

Single BTC coin warm light - Kanchanara / Unsplash

Il miner più prolifico nella storia di Bitcoin non ha un nome. Secondo i dati pubblici di mempool.space, l’etichetta «Unknown» copre 220.584 blocchi, il 22,97% dei 960.289 mai prodotti dalla rete: più del doppio di AntPool, il primo pool identificato in classifica. È però un primato che racconta i primi anni di Bitcoin e non il presente, perché nell’ultimo mese i blocchi senza firma sono stati 43 su 4.188, l’1,03%.

Chi è «Unknown» nella classifica dei blocchi Bitcoin

«Unknown» non è un’azienda né una persona. È l’etichetta che gli explorer assegnano a un blocco quando nel coinbase (il campo dati libero della prima transazione di ogni blocco, dove il miner può lasciare una firma) non compare nessun identificativo riconoscibile. Nessuna regola del protocollo obbliga a firmare: identificarsi è una convenzione dell’industria, non un requisito di consenso.

Secondo la ricostruzione di Bitcoin.com News, dietro l’etichetta convivono due gruppi distinti: da un lato i solo miner e le piccole operazioni che non hanno mai inserito un tag, dall’altro l’intera fase iniziale della rete, quando il mining in pool semplicemente non esisteva. In quel periodo rientrano i blocchi minati da Satoshi Nakamoto, che secondo le stime dei ricercatori citate dalla stessa testata avrebbe accumulato attorno a un milione di BTC mai movimentati.

Due explorer, due numeri: 10.186 blocchi di differenza

Il dato che circola in queste ore arriva da Cloverpool (mining pool ed explorer, ex BTC.com, a sua volta presente nella classifica che pubblica) ed è riportato da Bitcoin.com News: 230.770 blocchi «Unknown», pari al 24,03% del totale. Interrogando direttamente l’API pubblica di mempool.space (endpoint /api/v1/mining/pools/all, rilevazione del 30 luglio 2026 alle 18:15 UTC) il conteggio scende a 220.584 blocchi, il 22,97%.

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La differenza è di 10.186 blocchi, poco più di un punto percentuale, e non si spiega con i grandi pool. Confrontando le undici sigle di cui Bitcoin.com News riporta il conteggio Cloverpool con gli stessi nomi nell’API di mempool.space, gli scarti sommati in valore assoluto valgono 1.729 blocchi: un sesto della differenza su «Unknown», e in tre casi (BTC Guild, GHash.IO, Bitfury) le due fonti coincidono al singolo blocco.

Il grosso dello scarto sta quindi altrove, ed è una nostra lettura: mempool.space distingue 158 sigle diverse, di cui 123 sotto i 2.000 blocchi ciascuna per un totale di 35.944 blocchi (il 3,74% della catena). Più un explorer riesce a dare un nome alle operazioni minori, meno resta nel calderone «Unknown». L’attribuzione di un blocco è un’euristica costruita su tag nel coinbase e indirizzi di pagamento noti, non un dato di consenso: su un numero che il protocollo non certifica, il risultato dipende da chi lo etichetta.

27 novembre 2010: il blocco 94.145 e la nascita del mining in pool

Il giorno in cui slush propone il pool destinato a diventare il primo operativo è documentato al minuto. Il thread aperto su Bitcointalk porta la data del 27 novembre 2010 e nel messaggio originale l’autore spiega il problema in modo diretto: da quando le GPU sono entrate nel mining, per gli altri trovare un blocco è diventato molto difficile, e lui stesso — con tre CPU al lavoro da settimane — non ne aveva ancora trovato nessuno. La proposta era mettere in comune la potenza di calcolo. Oggi quel thread è intestato «World First Mining Pool» e il pool che ne è nato, Braiins Pool (ex Slush Pool), figura nella classifica di sempre con 41.973 blocchi, il 4,37%.

Chiedendo a mempool.space quale fosse l’altezza della catena in quel preciso momento si ottiene il blocco 94.145. Ed è qui che il conto diventa interessante: anche assumendo che ogni singolo blocco precedente a quel messaggio sia rimasto senza firma — un’ipotesi generosa, che sovrastima il periodo pre-pool — restano oltre 126.000 blocchi «Unknown» minati dopo quel messaggio. L’anonimato nei blocchi Bitcoin non è quindi solo un residuo dell’era di Satoshi: è una scelta che una parte dei miner ha continuato a fare per anni.

Oggi tre pool firmano il 60% dei blocchi

Il confronto tra la classifica di sempre e quella dell’ultimo mese misura quanto il mining sia cambiato. Nei 4.188 blocchi degli ultimi trenta giorni Foundry USA, AntPool e F2Pool insieme valgono il 60,48%, mentre nella classifica di sempre gli stessi tre nomi si fermano al 29,15%. Nello stesso periodo «Unknown» vale l’1,03%, e allargando la finestra a dodici mesi (52.444 blocchi) scende allo 0,56%.

PoolBlocchi di sempreQuota di sempreQuota ultimo mese
Unknown220.584 blocchi22,97%1,03%
AntPool109.033 blocchi11,35%18,53%
F2Pool98.303 blocchi10,24%15,66%
Foundry USA72.596 blocchi7,56%26,29%
ViaBTC52.120 blocchi5,43%9,19%
Braiins Pool41.973 blocchi4,37%1,50%
SpiderPool7.989 blocchi0,83%8,21%
BTC Guild32.935 blocchi3,43%0,00%
GHash.IO23.083 blocchi2,40%0,00%

Elaborazione BitcoinLive24 su dati mempool.space, rilevazione del 30 luglio 2026 alle 18:15 UTC (960.289 blocchi complessivi). Le quote mensili si riferiscono a una finestra mobile e cambiano a ogni blocco.

La tabella mostra due storie opposte. Foundry USA è quarta nella classifica di sempre ma prima nell’ultimo mese: secondo Bitcoin.com News è nata a fine 2020 ed è cresciuta dopo il giro di vite cinese del 2021, quindi ha meno anni alle spalle degli altri. BTC Guild e GHash.IO fanno il percorso inverso: pesano ancora nel conteggio storico ma non hanno prodotto un solo blocco nell’ultimo mese, perché — sempre secondo la stessa testata — hanno chiuso rispettivamente nel 2015 e nel 2016.

Cosa significa per chi segue Bitcoin

Il numero da tenere d’occhio è il coefficiente di Nakamoto, cioè quante entità servono per superare il 50% della potenza di calcolo. Sui blocchi dell’ultimo mese ne bastano tre: Foundry USA (26,29%) e AntPool (18,53%) arrivano insieme al 44,82%, e con F2Pool si supera il 60%. Un pool non può riscrivere le regole di Bitcoin — i nodi rifiutano i blocchi non validi — ma una concentrazione così alta rende teoricamente possibili la censura di transazioni e il riordino dei blocchi più recenti.

Non è uno scenario ipotetico: secondo Bitcoin.com News, GHash.IO superò brevemente il 50% dell’hashrate nel giugno 2014, episodio che all’epoca aprì il dibattito sull’attacco del 51%. E la fragilità industriale del settore resta attuale, come mostra il caso di Poolin, che a luglio 2026 ha presentato istanza di Chapter 11 pur restando nona nella classifica di sempre con 28.373 blocchi.

C’è però un dettaglio che ridimensiona l’allarmismo: i pool aggregano miner indipendenti, che possono spostare la propria potenza di calcolo altrove in poche ore. La quota di un pool misura chi assembla i blocchi, non chi possiede le macchine. Per capire cosa succede quando due miner trovano un blocco nello stesso istante abbiamo raccontato il meccanismo dei blocchi orfani, mentre sulle origini della rete resta utile la frase di Satoshi sulla scalabilità che compie 16 anni.

Prospettive

La classifica di sempre dei blocchi Bitcoin è un archivio, non una fotografia del presente: continuerà a essere guidata da «Unknown» ancora per molti anni, perché servirebbero centinaia di migliaia di blocchi firmati per erodere un vantaggio di 220.584 unità. Il dato che si muove davvero è l’altro — quello mensile — e racconta una rete in cui l’anonimato è sceso all’1% e la produzione dei blocchi si è concentrata in poche mani identificabili. È esattamente l’opposto del sistema descritto nel thread del 2010, dove il problema era che nessuno riusciva a trovare un blocco da solo.

Domande frequenti

Cosa significa «Unknown» nelle statistiche sui blocchi Bitcoin?

Significa che il blocco non contiene un identificativo riconoscibile nel campo coinbase. Non indica un’entità unica: raggruppa solo miner che non si sono firmati, dai solo miner degli esordi alle operazioni che hanno lasciato il campo vuoto. Firmare i blocchi è una convenzione, non un obbligo del protocollo.

Quanti blocchi ha minato Satoshi Nakamoto?

Non esiste un conteggio certificato, perché i blocchi del creatore di Bitcoin rientrano nella categoria «Unknown». Le quantificazioni disponibili sono stime dei ricercatori basate sui pattern delle prime ricompense e sono espresse in BTC: secondo Bitcoin.com News indicano un patrimonio vicino al milione di bitcoin mai movimentato. Tradotta in blocchi con la ricompensa da 50 BTC in vigore all’epoca, quella stima corrisponderebbe all’ordine dei 20.000 blocchi — una conversione aritmetica, non un conteggio on-chain.

Perché Cloverpool e mempool.space danno percentuali diverse?

Perché l’attribuzione di un blocco a un pool è un’euristica, non un dato di consenso. Secondo Cloverpool, ripreso da Bitcoin.com News, i blocchi «Unknown» sono 230.770 (24,03%); per l’API di mempool.space sono 220.584 (22,97%). I 10.186 blocchi di scarto non stanno nei grandi pool, dove le due fonti divergono in tutto di 1.729 blocchi, ma nella coda lunga delle operazioni minori che i due explorer nominano in modo diverso.

Tre pool che firmano il 60% dei blocchi sono un rischio per Bitcoin?

È il motivo per cui si monitora il coefficiente di Nakamoto, oggi pari a tre sui dati dell’ultimo mese. Un pool non può creare bitcoin dal nulla o cambiare le regole, perché i nodi rifiutano i blocchi non validi, ma una concentrazione elevata rende teoricamente possibili censura delle transazioni e riorganizzazione dei blocchi più recenti.

Dove si controllano questi dati in tempo reale?

La classifica completa dei mining pool è pubblica su mempool.space nella sezione dedicata al mining, con filtri per finestra temporale (24 ore, una settimana, un mese, un anno, tutta la storia). I numeri di questo articolo sono un’elaborazione BitcoinLive24 su quella fonte, rilevata il 30 luglio 2026.

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Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.

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Redazione Bitcoinlive24

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