Il 6 agosto 2026 il ricercatore tedesco René Pickhardt, sviluppatore Lightning Network noto nella comunità Bitcoin, ha ammesso su X di non aver mai comprato molto Bitcoin nonostante credesse nel suo potenziale.
Il motivo, per sua stessa ammissione: la paura di sbagliare nella gestione delle chiavi private. La confessione arriva a pochi giorni dal furto Coldcard, il più grave incidente di sicurezza hardware wallet nella storia di Bitcoin. Il caso riaccende un dibattito scomodo: se la paura dell’autocustodia Bitcoin frena anche chi la tecnologia la costruisce, cosa succede al resto degli utenti?
Chi è René Pickhardt e cosa ha ammesso
René Pickhardt è un ricercatore e sviluppatore tedesco specializzato nel Lightning Network (la rete di pagamenti di secondo livello costruita sopra Bitcoin per transazioni rapide ed economiche). Secondo quanto riportato da U.Today, Pickhardt ha scritto di essere stato “troppo vergognoso” per ammettere prima il vero motivo per cui non ha mai accumulato molto Bitcoin.
La frase esatta, riportata sia da U.Today sia da crypto.news, è: “nonostante il suo potenziale rialzista, non ho mai comprato molto Bitcoin perché la sicurezza e la gestione delle chiavi mi hanno sempre spaventato”.
Pickhardt ha aggiunto che anche una chiave privata generata in modo perfettamente casuale non è immune da rischi di conservazione, difetti software o futuri progressi tecnologici capaci di comprometterla.
Il contesto: la falla RNG che ha reso prevedibili le chiavi Coldcard
La confessione di Pickhardt non arriva nel vuoto. Secondo il blog tecnico di Block Engineering (la fonte primaria che ha analizzato il bug), un errore di configurazione nel firmware dei portafogli hardware Coldcard ha disattivato il generatore di numeri casuali (RNG, random number generator) hardware.
Il dispositivo ricadeva così su un generatore software deterministico chiamato “Yasmarang”. Il difetto è stato introdotto da un commit del 1° marzo 2021, e la prima release del firmware a includerlo è stata la v4.0.0, distribuita il 17 marzo 2021.
Il bug ha compromesso non solo la generazione dei semi (seed) del wallet, ma anche chiavi private per paper wallet, maschere XOR dei semi, chiavi ECDH per la clonazione del dispositivo e password delle Secure Notes, sempre secondo Block Engineering.
Su alcuni modelli (Mk2/Mk3 fino alla v4.1.9) la generazione era del tutto deterministica; sui modelli più recenti (Mk4/Q/Mk5) restava comunque limitata a “al massimo 2^32” combinazioni possibili, un numero enorme ma non impossibile da forzare con hardware dedicato.
Sull’entità dei danni, Block Engineering non fornisce cifre cumulative: sono le testate giornalistiche a stimarle. Sia U.Today sia crypto.news riportano circa 1.755 BTC sottratti in più ondate, secondo una stima di Galaxy Research citata da crypto.news. U.Today stima autonomamente il controvalore in oltre 100 milioni di dollari, cifra non presente nella stima di Galaxy Research.
Coinkite, il produttore di Coldcard, ha iniziato a confermare pubblicamente il bug il 30 luglio 2026, estendendone la portata il giorno successivo. Gli attacchi si sono però ripetuti in più ondate nelle settimane successive: è questa scia di incidenti a fare da sfondo alla confessione di Pickhardt del 6 agosto.
Le reazioni della community: tra solidarietà e scetticismo
Il post di Pickhardt ha acceso un dibattito tra gli sviluppatori Bitcoin. Secondo U.Today, il CEO di Blockstream Adam Back ha risposto che “con il grande potere del contante al portatore viene la grande responsabilità di non perdere le proprie chiavi” — una difesa classica del principio di autocustodia.
Altri utenti citati dalla stessa fonte hanno invece osservato che i timori di Pickhardt sulla crittografia sottostante sarebbero “fuori luogo”, dato che gli standard matematici attuali restano solidi.
Il punto che rende la vicenda degna di nota non è la crittografia in astratto, ma l’implementazione: il bug Coldcard non ha violato nessun algoritmo, ha semplicemente disattivato per errore la fonte di casualità che quegli algoritmi devono ricevere in input.
È esattamente il tipo di rischio “di conservazione e implementazione” che Pickhardt dice di aver sempre temuto, non un difetto teorico della crittografia a curva ellittica.
Le alternative che esistono già
La paura di Pickhardt non è priva di risposte pratiche, e BitcoinLive24 le ha documentate entrambe nelle scorse settimane. Il setup multisig (firma multipla) ha retto al furto Coldcard: nessun indirizzo protetto da più chiavi indipendenti risulta tra le vittime, a patto che i dispositivi coinvolti siano tutti aggiornati e sicuri, non semplicemente di marche diverse.
Allo stesso modo, i semi generati con il lancio fisico di dadi non dipendono da nessun generatore elettronico di numeri casuali, e per questo sono rimasti immuni al bug RNG che ha colpito Coldcard dal 2021.
Sono soluzioni più scomode di un singolo hardware wallet pronto all’uso, ma dimostrano che il rischio descritto da Pickhardt è mitigabile con scelte tecniche concrete.
| Metodo | Rischio principale | Chi lo usa tipicamente |
|---|---|---|
| Hardware wallet a firma singola | Falla firmware/RNG (es. bug Coldcard dal 2021) | Maggioranza degli utenti retail |
| Multisig (es. 2-di-3) | Complessità operativa; nessun singolo device basta | Utenti avanzati, aziende, fondi |
| Seed generati con dadi fisici | Scomodità d’uso, nessuna dipendenza da RNG elettronico | Utenti orientati alla sicurezza massima |
| Custodia su exchange o ETF spot | Rischio controparte, non è autocustodia reale | Investitori istituzionali e retail passivi |
Cosa significa per gli investitori
Il caso Pickhardt mostra che la convinzione nella tesi monetaria di Bitcoin non si traduce automaticamente in comodità con la sicurezza di un asset al portatore: si può credere nel prezzo di lungo periodo e restare comunque paralizzati dalla paura di perdere le chiavi.
Per chi si affaccia ora a Bitcoin, la lezione pratica è che l’autocustodia non è una scelta binaria tra “hardware wallet singolo” e “niente Bitcoin”. Multisig, generazione dell’entropia con metodi fisici e persino l’uso di ETF spot regolamentati sono gradini intermedi con profili di rischio diversi, non alternative equivalenti.
La confessione di un ricercatore Lightning Network esperto come Pickhardt non toglie credibilità a Bitcoin come tecnologia. Conferma però che il problema più difficile dell’autocustodia resta umano e operativo, non crittografico.
Con il firmware Coldcard ormai corretto e soluzioni come multisig e generazione fisica dell’entropia già testate sul campo durante l’incidente, resta aperta una domanda: riuscirà l’industria a renderle più semplici da usare, invece di lasciarle a una minoranza di utenti avanzati? BitcoinLive24 continuerà a seguire l’evoluzione del caso.
Domande Frequenti
Chi è René Pickhardt?
È un ricercatore e sviluppatore tedesco specializzato nel Lightning Network di Bitcoin, noto nella comunità per i suoi contributi tecnici alla rete di pagamenti di secondo livello.
Perché il furto Coldcard ha riacceso il dibattito sull’autocustodia?
Perché secondo Block Engineering un errore nel firmware ha disattivato il generatore hardware di numeri casuali dal 2021, rendendo prevedibili le chiavi generate su alcuni dispositivi e causando, secondo le stime di U.Today e crypto.news, il furto di circa 1.755 BTC in più ondate.
Il multisig protegge davvero da una falla come quella di Coldcard?
Sì, a condizione che i dispositivi usati nel quorum siano tutti sicuri e aggiornati: nessun indirizzo multisig risulta tra le vittime del furto Coldcard, ma la protezione viene dai dispositivi affidabili nel gruppo, non dal semplice fatto di usare marche diverse.
Quali alternative esistono per chi teme di gestire da solo le chiavi private?
Multisig, generazione del seed con dadi fisici (senza dipendere da un RNG elettronico) e, per chi accetta il rischio di controparte, ETF Bitcoin spot regolamentati: sono opzioni con compromessi diversi tra sicurezza, comodità e controllo diretto dei fondi.
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