Il 31 gennaio 2014 qualcuno deposita 26,96 BTC su un indirizzo Bitcoin appena creato, in un formato che oggi sembra preistorico: nessun SegWit, nessuna ottimizzazione, solo una chiave pubblica nuda da cui si genera l’indirizzo 14vMECU9ta5sUrBhbUUnPmDjtx8Vqm6Eum. Sette giorni dopo, Mt. Gox — allora il più grande exchange al mondo — sospende tutti i prelievi. Quella moneta non si muoverà più per dodici anni e mezzo.
Gennaio 2014: un Bitcoin del 2014 nato nella settimana sbagliata (o giusta)
Il 31 gennaio 2014 il prezzo di Bitcoin viaggia intorno agli 830 dollari, secondo le serie storiche di mercato dell’epoca. Chi deposita 26,9577 BTC su quell’indirizzo sta muovendo un controvalore stimato di circa 22.400 dollari — una cifra importante, ma lontanissima dai milioni che rappresenterebbe oggi.
Il dato è verificabile direttamente sulla blockchain: la transazione di finanziamento (tx 368f9496…1f1e5) è confermata il 31 gennaio 2014 e ha depositato esattamente 2.695.773.000 satoshi — 26,95773 BTC — su un indirizzo in formato legacy P2PKH, quello che inizia con “1”, lo standard originale di Bitcoin prima di ogni upgrade successivo.
Due mesi prima, il 29 novembre 2013, Bitcoin aveva toccato il suo primo vero massimo storico: 1.242 dollari su Mt. Gox. Chi depositava fondi a fine gennaio 2014 lo faceva quindi dopo un crollo di oltre un terzo dal picco — in quello che oggi riconosciamo come lo schema classico dei cicli di Bitcoin: euforia, correzione violenta, e poi anni di silenzio prima del ciclo successivo.
Il punto di svolta: Mt. Gox e dodici anni e mezzo di silenzio
Sette giorni dopo quel deposito, il 7 febbraio 2014, Mt. Gox sospende tutti i prelievi di Bitcoin, come riportato in diretta all’epoca da CoinDesk. È l’inizio della fine per l’exchange che all’epoca gestiva circa il 70% del volume mondiale di scambi: entro fine febbraio Mt. Gox sospenderà anche il trading e dichiarerà bancarotta a Tokyo, con centinaia di migliaia di bitcoin di clienti scomparsi.
Non sappiamo se chi possedeva quell’indirizzo tenesse fondi anche su Mt. Gox, né se il collasso dell’exchange abbia influenzato la decisione di non toccare più quei 26,96 BTC. Quello che la blockchain conferma è il risultato: la moneta resta ferma per 12 anni e mezzo, attraversando ogni ciclo che ha segnato la storia di Bitcoin da allora.
In quel periodo Bitcoin scende sotto i 200 dollari nel 2015, risale a circa 20.000 dollari a dicembre 2017, crolla di nuovo, tocca un nuovo massimo vicino ai 69.000 dollari a novembre 2021, scende sotto i 16.000 dollari nel 2022, e nell’estate 2026 tratta intorno ai 65.000 dollari. L’indirizzo 14vMECU9ta5sUrBhbUUnPmDjtx8Vqm6Eum non registra un solo movimento in uscita durante nessuno di questi cicli.
| Anno | Prezzo BTC (circa) | Valore della giacenza (circa) |
|---|---|---|
| 2014 (deposito) | $830 | $22.400 |
| 2017 (picco) | $20.000 | $539.000 |
| 2021 (picco) | $69.000 | $1.860.000 |
| 2022 (minimo) | $16.000 | $431.000 |
| 2026 (trasferimento) | $65.000 | $1.760.000 |
Le conseguenze: la moneta si sveglia il 10 agosto 2026
Il 10 agosto 2026, alle 07:03 UTC, l’indirizzo si muove per la prima e unica volta. Il blocco #961.845 conferma una transazione che sposta l’intero saldo — 26,9577 BTC, più una manciata di satoshi ricevuti nel 2020 — verso un nuovo indirizzo: 3B5sQNx7xoXpZGhU2DizZSXH6HWtjrh1wp, in formato Nested SegWit (quelli che iniziano con “3”), uno standard più recente e più efficiente di quello usato nel 2014.
La transazione (verificabile su mempool.space) paga una commissione di appena 176 satoshi, circa 11 centesimi di dollaro: un dettaglio che racconta da solo quanto sia cambiata l’infrastruttura di Bitcoin dal 2014, quando le commissioni erano già oggetto di dibattito nella community.
Secondo l’analisi di U.Today, che cita dati di Galaxy Research e Arkham Intelligence, il controvalore mosso è di circa 1,76 milioni di dollari, per un guadagno stimato del +7.975% rispetto al prezzo di acquisto ipotizzato di circa 803 dollari — una plusvalenza solo teorica finché i fondi non vengono effettivamente venduti, dato che la transazione ha semplicemente spostato le monete su un nuovo indirizzo, senza passare da alcun exchange.
Cosa ci insegna questa storia: la sicurezza conta quanto la pazienza
Il tempismo non è casuale rispetto all’attualità di BitcoinLive24: nella stessa estate 2026, la sicurezza del self-custody è finita più volte sotto i riflettori. Il bug RNG di Coldcard ha esposto le chiavi private di centinaia di utenti, una falla nella libreria CryptoJS ha permesso di svuotare wallet generati con chiavi prevedibili, e proprio oggi abbiamo raccontato il caso del clone falso del wallet Wasabi su App Store.
In questo contesto, la storia di un indirizzo del 2014 che passa — senza fretta e senza errori — a un formato più moderno è quasi l’opposto delle notizie di cronaca nera del self-custody: nessun furto, nessun bug, solo una decisione presa con calma dopo dodici anni. Che si tratti di un aggiornamento di sicurezza volontario, di un cambio di wallet o semplicemente della necessità di consolidare vecchi fondi, il messaggio per chi conserva Bitcoin da anni resta lo stesso raccontato anche a proposito del bug RNG di CryptoJS: verificare periodicamente il formato dei propri indirizzi non è paranoia, è manutenzione.
Sul piano tecnico, il percorso di quell’indirizzo racconta anche l’evoluzione degli standard Bitcoin: dal formato legacy P2PKH del 2014 (indirizzi che iniziano con “1”), passando per il Nested SegWit del 2026 (quelli con “3”, più economico e attivato nel 2017 con il soft fork SegWit), fino al Native SegWit (bech32, prefisso “bc1q”) e al più recente Taproot (bech32m, prefisso “bc1p”) ormai standard nei wallet moderni. Ogni migrazione riduce le commissioni e migliora la privacy delle transazioni: un dettaglio tecnico che chi ha fondi fermi da anni spesso ignora, finché non decide — come in questo caso — di aggiornarli.
Il quadro più ampio: perché queste storie continuano ad affascinare
Le monete che dormono per anni e poi si muovono sono diventate un piccolo genere narrativo dentro la cultura Bitcoin: ogni risveglio è una capsula del tempo che mostra quanto è cambiato il prezzo, la tecnologia e persino il linguaggio con cui si parla di Bitcoin. Un indirizzo legacy del 2014 che migra verso SegWit nel 2026 è un promemoria fisico, verificabile sulla blockchain, di quanto spesso gli standard tecnici si evolvano più in fretta delle abitudini di chi tiene i fondi fermi.
BitcoinLive24 continuerà a seguire questi movimenti on-chain di lungo periodo, distinguendo — come in questo caso — i dati verificabili sulla blockchain dalle stime di valore che dipendono dal prezzo del momento. Per restare aggiornato in tempo reale su ogni movimento rilevante, scarica l’app BitcoinLive24.
Domande Frequenti
Quanti Bitcoin sono stati spostati dall’indirizzo del 2014?
Sono stati spostati 26,9577 BTC, pari a circa 1,76 milioni di dollari al momento della transazione del 10 agosto 2026, secondo i dati on-chain verificabili su mempool.space.
Perché l’indirizzo era rimasto fermo dal 2014?
Non è noto: la blockchain conferma solo che i fondi sono stati depositati il 31 gennaio 2014 e non si sono più mossi fino al 10 agosto 2026, attraversando quindi anche la settimana in cui Mt. Gox sospese i prelievi.
Cosa significa che i fondi sono passati a un indirizzo SegWit?
Significa che il proprietario ha spostato i Bitcoin da un vecchio formato di indirizzo legacy (quelli che iniziano con “1”) a un formato Nested SegWit più recente (quelli che iniziano con “3”), tipicamente più efficiente in termini di commissioni e compatibilità con i wallet moderni.
Il proprietario dell’indirizzo ha venduto i Bitcoin?
No, i dati on-chain mostrano solo un trasferimento tra due indirizzi controllati presumibilmente dalla stessa persona, non un deposito su un exchange: il guadagno di circa 1,76 milioni di dollari resta quindi teorico finché i fondi non vengono effettivamente venduti.