La quinta distribuzione dell’FTX Recovery Trust ha iniziato a versare circa 900 milioni di dollari il 31 luglio, portando i rimborsi FTX complessivi vicino ai 10 miliardi dall’inizio della procedura. Sulla carta i clienti internazionali dell’exchange arrivano a un recupero cumulato del 105% del credito ammesso, una percentuale che nelle bancarotte finanziarie si vede raramente. Convertito in Bitcoin ai prezzi di oggi, però, quello stesso assegno ricompra meno di un terzo delle monete che erano depositate sulla piattaforma.
Cosa prevede la quinta distribuzione dell’FTX Recovery Trust
I pagamenti sono partiti il 31 luglio e proseguono nei primi giorni di agosto. Hanno diritto a partecipare i titolari di crediti ammessi che avevano completato le procedure di identificazione entro la record date del 16 giugno. L’accredito passa da tre operatori convenzionati — BitGo, Kraken e Payoneer — e secondo FinanceFeeds arriva entro uno-tre giorni lavorativi.
Le percentuali non sono uguali per tutti: la procedura distingue le classi di credito, e fra la migliore e la peggiore corrono diciassette punti.
| Classe di credito | Recupero cumulato atteso |
|---|---|
| Convenience Claims (crediti minori) | 120% |
| Clienti internazionali (Dotcom) | 105% |
| Clienti USA | 105% |
| Crediti chirografari generali | 103% |
| Prestiti in asset digitali | 103% |
Percentuali cumulate attese dopo la quinta distribuzione, come riportate da CoinCentral.
C’è anche una scadenza che rischia di passare inosservata: chi non ha ancora completato l’onboarding presso uno dei tre operatori ha sei mesi dal 31 luglio per farlo, pena la decadenza dal diritto alla distribuzione. Avevamo dato conto del calendario di questa tranche quando fu annunciata, nel pezzo sulla quinta distribuzione da 900 milioni ai creditori.
Perché i rimborsi FTX si contano in dollari e non in Bitcoin
Il meccanismo che trasforma un recupero superiore al 100% in una perdita per chi deteneva criptovalute sta nella valorizzazione dei crediti. Il piano di riorganizzazione converte ogni credito in dollari usando i prezzi rilevati alla data di apertura della procedura. Quella data, riportata sul registro ufficiale del caso tenuto da Kroll, è l’11 novembre 2022.
Come scriveva Cointelegraph commentando il piano, «il valore di un credito sarà determinato convertendo in contanti l’asset crypto usando i tassi di conversione specificati in una tabella di conversione». Chi aveva un bitcoin sull’exchange, in altre parole, non vanta un credito per un bitcoin: vanta un credito per il controvalore in dollari di un bitcoin dell’11 novembre 2022.
Quanto valeva Bitcoin quel giorno è una domanda con più di una risposta, e conviene dirlo apertamente. La serie storica pubblicata da Blockchain.com — un prezzo medio giornaliero, non una chiusura — indica 17.550 dollari per l’11 novembre 2022. Cointelegraph, nello stesso articolo, cita 17.036 dollari. Circola inoltre la cifra di 16.871 dollari. La dispersione si spiega guardando la settimana: il 9 novembre il prezzo medio era 18.540 dollari, il 10 novembre 15.857, il giorno dopo 17.550. Il collasso dell’exchange stava avvenendo mentre si fissava il prezzo con cui i suoi clienti sarebbero stati risarciti.
Quanto Bitcoin ricompra oggi un rimborso al 105%
Il calcolo che segue è della redazione e non compare nei documenti della procedura: prende un credito che all’epoca corrispondeva a un bitcoin, applica la percentuale di recupero e divide il risultato per il prezzo attuale. Al momento della stesura Bitcoin scambia intorno ai 63.047 dollari secondo CoinGecko, in calo di circa il 2% nelle ventiquattr’ore.
| Valorizzazione dell’11/11/2022 | Rimborso al 105% | Bitcoin riacquistabili oggi |
|---|---|---|
| 17.550 $ (media Blockchain.com) | 18.428 $ | 0,2923 BTC — 29,2% |
| 17.036 $ (Cointelegraph) | 17.888 $ | 0,2837 BTC — 28,4% |
| 16.871 $ (cifra circolante) | 17.715 $ | 0,2810 BTC — 28,1% |
La forbice fra le tre ipotesi è poco più di un punto percentuale: qualunque sia la valorizzazione corretta, un cliente Dotcom che aveva un bitcoin su FTX rientra oggi con meno del 30% di quel bitcoin. Per le classi al 103% il risultato è il 28,7%; per i Convenience Claims al 120%, che sono i crediti di importo più contenuto, si sale al 33,4%. Il paradosso è che la classe trattata meglio dalla procedura resta comunque sotto un terzo in termini di potere d’acquisto in Bitcoin.
È lo stesso nodo giuridico che il legislatore statunitense sta provando ad affrontare per il futuro, e di cui ci siamo occupati parlando di cosa succede al Bitcoin depositato su un exchange in caso di bancarotta: se le monete dei clienti venissero qualificate come proprietà del cliente e non come credito verso l’exchange, la conversione in dollari alla data di fallimento non si applicherebbe.
Il ribasso del 2026 ha quasi raddoppiato il potere di riacquisto
Qui arriva la parte controintuitiva. Quel 29,2% non è una costante: dipende dal prezzo del giorno in cui il creditore incassa, e il 2026 lo ha spostato parecchio. Il massimo degli ultimi dodici mesi è stato 124.740 dollari, toccato il 7 ottobre 2025; da lì Bitcoin è arretrato del 49,5%.
Se la quinta distribuzione fosse stata pagata a quel massimo, i 18.428 dollari avrebbero ricomprato 0,1477 BTC, cioè il 14,8% del bitcoin originario. Ai prezzi di oggi ne ricomprano il 29,2%. Il ribasso che ha penalizzato chi le monete le aveva tenute ha quindi quasi raddoppiato — di un fattore 1,98 — ciò che il rimborso permette di riacquistare. La discesa che i creditori hanno subito da spettatori è finora l’unica cosa che ha ridotto il divario aperto dalla valorizzazione del novembre 2022.
Il contesto di mercato resta debole. Luglio si è chiuso in rialzo del 7,3% secondo i prezzi CoinGecko rilevati a inizio mese (+7,6% usando la serie di medie giornaliere di Blockchain.com: due metodologie diverse che concordano su segno e ordine di grandezza), ma nelle ultime ventiquattr’ore Bitcoin cede circa il 2% ed è tornato sui minimi delle ultime due settimane. Su dove si trovi il ciclo le letture restano distanti, come mostrava l’analisi sul ribasso del 50% dai massimi e la posizione di Grayscale.
Cosa significa per gli investitori
La vicenda FTX consegna un dato misurabile a un dibattito che di solito si svolge per slogan. «Not your keys, not your coins» qui ha un numero: nel migliore dei casi previsti dalla procedura, chi teneva Bitcoin sull’exchange rientra con circa un terzo delle monete, pur ricevendo più del 100% del proprio credito. La differenza non nasce da una gestione fallimentare inefficiente — un recupero sopra il 100% è un esito notevole — ma dalla regola contabile che congela il valore alla data di apertura della procedura.
Per chi oggi detiene criptovalute su una piattaforma centralizzata il punto pratico è che il rischio di controparte non si misura soltanto nella probabilità di non essere rimborsati, ma anche nella valuta e nella data in cui l’eventuale rimborso viene calcolato. Su BitcoinLive24 seguiamo entrambe le dimensioni, dalla solvibilità degli operatori all’evoluzione normativa che potrebbe cambiare la qualificazione giuridica dei depositi.
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Prospettive
Con circa 10 miliardi già distribuiti e le classi principali oltre il 100%, la procedura FTX entra nella fase conclusiva: restano da definire i crediti contestati e da incassare le cause di recupero ancora aperte, che alimenteranno le eventuali tranche successive. La scadenza dei sei mesi per l’onboarding è il prossimo appuntamento concreto per i creditori che non hanno ancora completato le pratiche.
Sul piano dei precedenti, il caso continuerà a essere citato ogni volta che si discuterà di come trattare le criptovalute nelle procedure concorsuali. Il numero da tenere a mente non è il 105%, ma il rapporto fra quel 105% e ciò che effettivamente ricompra: un rapporto che, per una volta, il mercato ribassista ha migliorato invece che peggiorato.
Domande frequenti
Quanto stanno ricevendo i creditori con i rimborsi FTX di agosto 2026?
La quinta distribuzione ammonta a circa 900 milioni di dollari ed è partita il 31 luglio. Porta il recupero cumulato atteso al 120% per i Convenience Claims, al 105% per i clienti internazionali e statunitensi e al 103% per crediti chirografari e prestiti in asset digitali.
Perché i creditori ricevono dollari e non Bitcoin?
Il piano di riorganizzazione converte i crediti in criptovalute in dollari usando i prezzi dell’11 novembre 2022, data di apertura della procedura registrata sul docket ufficiale. Il credito è quindi un importo in valuta, non una quantità di monete.
Quanto Bitcoin si ricompra con un rimborso al 105%?
Secondo il calcolo della redazione, un credito pari a un bitcoin nel novembre 2022 genera un rimborso fra 17.715 e 18.428 dollari a seconda della valorizzazione adottata. A 63.047 dollari per bitcoin corrisponde fra il 28,1% e il 29,2% di un bitcoin.
Il calo di Bitcoin del 2026 ha peggiorato la situazione dei creditori?
In termini di potere di riacquisto l’ha migliorata. Al massimo di 124.740 dollari del 7 ottobre 2025 lo stesso rimborso ricomprava il 14,8% di un bitcoin; ai prezzi attuali ne ricompra il 29,2%, quasi il doppio.
C’è una scadenza per incassare?
Sì. I titolari di crediti ammessi che non hanno completato l’onboarding presso BitGo, Kraken o Payoneer hanno sei mesi dal 31 luglio per farlo, con rischio di decadenza dal diritto alla distribuzione.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. I prezzi indicati sono rilevati al momento della stesura e possono variare rapidamente.
