Craig Wright Riesuma il Bug dei 184 Miliardi di Bitcoin del 2010

Single BTC coin warm light - Kanchanara / Unsplash

Il 3 agosto 2026 Craig Wright, l’informatico australiano che per anni ha sostenuto di essere Satoshi Nakamoto, ha pubblicato su X un post che rievoca il value overflow incident: il bug del 15 agosto 2010 che generò 184.467.440.737 bitcoin dal nulla. Wright lo cita come prova che le regole di Bitcoin “non sono scolpite nella pietra”, per rilanciare la tesi — già bocciata da un tribunale britannico nel 2024 — secondo cui il codice potrebbe essere riscritto. La storia dietro quel bug, però, racconta l’esatto contrario di quanto sostiene.

Il Tweet di Craig Wright: la Tesi sull’Immutabilità di Bitcoin

Nel suo post su X del 3 agosto 2026, Wright ricostruisce l’episodio del 2010 con dati tecnici precisi e ne trae una conclusione politica. Ha scritto testualmente:

“Reorganisation — BTC. August 2010, before any chain split, block 74638, a value-overflow defect creating 184,467,440,737.09551616 coins; patched client within five hours adding a consensus rule rejecting such outputs; the network abandoned the defective branch, the corrected…”

Dr Craig S Wright su X, 3 agosto 2026 (fonte primaria).

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Secondo la ricostruzione di U.Today, Wright usa questo precedente per sostenere che l’immutabilità di Bitcoin sia soltanto una “charming doctrine” (dottrina affascinante) che smette di valere “dopo la prima eccezione”. È lo stesso argomento — il codice può essere cambiato — che per anni ha usato nelle sue cause legali contro gli sviluppatori di Bitcoin.

Il Bug dei 184 Miliardi di Bitcoin Fantasma: Cosa Successe il 15 Agosto 2010

Il 15 agosto 2010, al blocco 74.638, un utente sconosciuto sfruttò una falla di overflow aritmetico nel codice originale di Bitcoin, oggi catalogata come CVE-2010-5139. Una transazione creò 184.467.440.737,09551616 BTC dal nulla, accreditati su due indirizzi (92,2 miliardi di bitcoin ciascuno), più uno 0,01 BTC extra finito al miner che aveva risolto il blocco. Il tetto dei 21 milioni di bitcoin, per qualche ora, semplicemente non esisteva più.

DatoValore
Data dell’exploit15 agosto 2010
Blocco con la transazione difettosa74.638
BTC fantasma creati184.467.440.737,09551616
Indirizzi beneficiari2 (92,2 miliardi BTC ciascuno) + 0,01 BTC al miner
Tempo di rilascio della patchmeno di 5 ore
Blocco in cui la catena corretta ha prevalso74.691 (53 blocchi dopo)
Identificativo vulnerabilitàCVE-2010-5139

La Correzione in Meno di 5 Ore: Come la Community Salvò Bitcoin

Satoshi Nakamoto e un piccolo gruppo di sviluppatori pubblicarono una nuova versione del client entro cinque ore dalla scoperta, con una modifica soft-fork alle regole di consenso (un inasprimento retrocompatibile: i blocchi validi secondo le nuove regole restano validi anche per i nodi non aggiornati) che rifiutava qualunque transazione con output oltre i 21 milioni di bitcoin. I nodi e i miner che aggiornarono il software abbandonarono la catena “difettosa”; la catena “corretta” superò quella compromessa al blocco 74.691, cinquantatré blocchi più tardi, quando l’intera rete accettò quella catena come storia ufficiale delle transazioni.

I 184 miliardi di bitcoin fantasma non furono quindi trasferiti, congelati o assegnati a qualcuno: smisero semplicemente di esistere, perché la transazione che li aveva creati fu cancellata dalla storia condivisa. Un episodio non troppo diverso, nello spirito, dai dibattiti più recenti su come Bitcoin dovrebbe gestire minacce impreviste al protocollo, come raccontato nel nostro approfondimento su due fork Bitcoin previsti ad agosto 2026.

Perché l’Argomento di Wright Non Regge

Come nota U.Today, la lettura di Wright si scontra con due fatti storici precisi:

  • Distruzione, non redistribuzione. Le monete fantasma furono cancellate, non trasferite a un beneficiario scelto da qualcuno — l’opposto di quanto Wright chiede nelle sue cause, cioè l’accesso forzato a wallet altrui.
  • Consenso decentralizzato, non decisione di un leader. La correzione non fu imposta dall’alto: fu una scelta collettiva di sviluppatori, miner e nodi indipendenti, ciascuno mosso dal proprio interesse economico a preservare un asset con un’offerta credibile.

Da allora Bitcoin ha attraversato aggiornamenti come Taproot, sempre con lo stesso schema: cambiamenti tecnici concordati da una larghissima maggioranza della rete per ragioni di sviluppo, mai per alterare il saldo di un wallet a vantaggio di un singolo attore.

La Sentenza COPA v Wright: il Contesto Dietro le sue Tesi

Il tweet del 3 agosto arriva dopo una sconfitta legale pesante. Il 20 maggio 2024 il giudice britannico James Mellor ha chiuso il processo COPA v Wright con una sentenza di 1.736 paragrafi, dichiarando che le prove erano “schiaccianti”: Craig Wright non è Satoshi Nakamoto. Secondo il testo del giudizio, riportato da Bird & Bird, che ha rappresentato la Crypto Open Patent Alliance nel processo, “è chiaro che il Dr. Wright si è dedicato alla produzione deliberata di documenti falsi per sostenere affermazioni false e usare i tribunali come veicolo per una frode”.

Prima di quella sentenza, Wright aveva usato la sua presunta identità per fare causa a sviluppatori e giornalisti che mettevano in dubbio le sue affermazioni, come ha ricostruito anche BitcoinLive24 nel nostro approfondimento su chi si nasconde davvero dietro Satoshi Nakamoto. Il richiamo al bug del 2010 sembra un modo per tenere in vita, sul piano tecnico, un argomento che i tribunali gli hanno già negato sul piano legale.

Cosa Significa per gli Investitori

Per chi possiede bitcoin, la vicenda non ha alcun impatto diretto sui fondi: nessun wallet è a rischio e non è in corso alcuna proposta tecnica concreta per modificare le regole di consenso. Il valore della storia è soprattutto informativo — capire come funziona davvero l’immutabilità di Bitcoin aiuta a distinguere tra un dibattito tecnico legittimo (un bug critico corretto per consenso collettivo) e una narrazione usata per giustificare pretese legali già respinte.

Il punto operativo per chi segue Bitcoin è un altro: episodi come questo ricordano che eventuali cambiamenti al protocollo richiedono un consenso amplissimo tra sviluppatori, miner e nodi, non la volontà di un singolo attore, per quanto rumoroso sui social.

Cosa Aspettarsi da Qui in Avanti

Wright non ha annunciato nuove azioni legali legate a questo tweet, e dopo la sentenza COPA v Wright il suo spazio di manovra giudiziaria nel Regno Unito resta molto limitato, incluso il rischio di un rinvio alla Crown Prosecution Service per falsa testimonianza. È probabile che il dibattito resti confinato ai social media, dove Wright continua a pubblicare regolarmente ricostruzioni tecniche della storia di Bitcoin per sostenere le sue tesi. BitcoinLive24 continuerà a seguire eventuali sviluppi legali o tecnici collegati al caso.

Domande Frequenti

Cos’è il “value overflow incident” del 2010 citato da Craig Wright?

È un bug scoperto il 15 agosto 2010 (CVE-2010-5139) che permise a una transazione nel blocco 74.638 di creare 184.467.440.737,09551616 bitcoin dal nulla, aggirando il tetto dei 21 milioni; fu corretto entro cinque ore con una modifica soft-fork alle regole di consenso.

Craig Wright ha ragione a dire che Bitcoin non è davvero immutabile?

No, secondo la ricostruzione storica: le monete fantasma furono cancellate, non redistribuite, e la decisione fu presa collettivamente da sviluppatori, miner e nodi indipendenti — non imposta da un singolo attore, come Wright chiede invece nelle sue cause legali.

Chi è Craig Wright e perché sostiene di essere Satoshi Nakamoto?

È un informatico australiano che dal 2016 sostiene pubblicamente di essere il creatore pseudonimo di Bitcoin, usando questa presunta identità per rivendicare diritti di proprietà intellettuale e fare causa a sviluppatori e giornalisti.

Cosa ha deciso la sentenza COPA v Wright nel 2024?

Il 20 maggio 2024 il giudice James Mellor ha stabilito, in una sentenza di 1.736 paragrafi, che Craig Wright non è Satoshi Nakamoto e che ha prodotto deliberatamente documenti falsi per sostenere questa affermazione davanti al tribunale.

Quanti bitcoin fantasma furono creati dal bug del 2010?

La transazione difettosa creò 184.467.440.737,09551616 bitcoin, accreditati su due indirizzi da 92,2 miliardi ciascuno più 0,01 BTC extra al miner che risolse il blocco; nessuna di queste monete esiste più oggi.

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