Negli Stati Uniti la classe media perde terreno non tanto per gli stipendi, quanto per chi possiede asset e chi no. È la tesi degli analisti di The Kobeissi Letter, al centro del dibattito di questo 4 ottobre 2026: l’1% più ricco delle famiglie controlla oltre 60.000 miliardi di dollari. Il dibattito tocca da vicino anche Bitcoin, un asset scarso e accessibile, ma non una soluzione miracolosa.
Classe media USA: l’1% delle famiglie detiene oltre 60.000 miliardi
Le famiglie americane sono circa 134,8 milioni, secondo i calcoli di The Kobeissi Letter (newsletter di analisi macro e finanziaria). Di queste, circa 1,4 milioni formano l’1% più ricco e controllano oltre 60.000 miliardi di dollari di patrimonio netto. Dal 2020 la loro ricchezza è cresciuta di più di 30.000 miliardi.
La metà meno abbiente, circa 67,4 milioni di famiglie, possiede invece solo una piccola frazione di quella cifra. Per chi vuole verificare l’andamento nel tempo, i Distributional Financial Accounts della Federal Reserve sono la base pubblica di riferimento per la distribuzione della ricchezza tra le famiglie statunitensi.
| Indicatore | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Famiglie negli Stati Uniti | circa 134,8 milioni | The Kobeissi Letter |
| Famiglie nell’1% più ricco | circa 1,4 milioni | The Kobeissi Letter |
| Patrimonio netto dell’1% più ricco | oltre 60.000 miliardi $ | The Kobeissi Letter |
| Crescita del patrimonio dell’1% dal 2020 | oltre 30.000 miliardi $ | The Kobeissi Letter |
| Ricchezza totale delle famiglie USA | da circa 101.000 a 185.000 miliardi $ in sei anni | The Kobeissi Letter |
| Potere d’acquisto perso dal dollaro dal 2020 | circa 23% | The Kobeissi Letter |
| Mesi consecutivi di inflazione sopra il 2% | 60 mesi | The Kobeissi Letter |
Possedere asset o restare indietro: la tesi di Kobeissi
La ricchezza totale delle famiglie americane è passata da circa 101.000 a 185.000 miliardi di dollari in sei anni, secondo The Kobeissi Letter. La crescita però si è distribuita in modo molto diseguale. Ne hanno beneficiato soprattutto le famiglie che già possedevano azioni, aziende, immobili e altri beni che si sono rivalutati.
Il punto centrale, per gli analisti, non è il reddito ma la proprietà. Chi aveva asset ha visto salire i prezzi di ciò che possedeva; chi teneva i risparmi in contanti li ha visti erodere dall’inflazione. La conclusione di Kobeissi è netta: possedere asset o restare indietro.
Inflazione e dollaro: il 23% di potere d’acquisto perso dal 2020
Il dollaro ha perso circa il 23% del suo potere d’acquisto dal 2020, secondo le stime di The Kobeissi Letter. Chi ha visto crescere risparmi o patrimonio del 30% nello stesso periodo ha quindi ottenuto un guadagno reale modesto. Le serie ufficiali sui prezzi al consumo sono pubblicate dal Bureau of Labor Statistics.
Gli analisti sottolineano che l’inflazione è rimasta sopra l’obiettivo del 2% della Federal Reserve per 60 mesi consecutivi. Cibo, casa, trasporti e altri beni essenziali costano di più, mentre gli asset che servirebbero a difendersi, cioè soprattutto case e azioni, diventano a loro volta più cari.
Nemmeno il credito offre una via d’uscita facile. Secondo Kobeissi i tassi sui mutui si sono avvicinati di recente a circa il 7,5%, mentre i rendimenti dei titoli di Stato USA sono saliti con forza; il riferimento settimanale per i mutui è il sondaggio PMMS di Freddie Mac. Il risultato è che comprare casa diventa ancora più difficile. Il legame tra titoli di Stato e Bitcoin è al centro della nostra analisi sul rally di Bitcoin nel terzo trimestre.
Dove si colloca Bitcoin nella crisi della classe media
Bitcoin risponde bene a un punto preciso di questo ragionamento: la sua offerta non può crescere per effetto di deficit, elezioni, guerre o politica monetaria. Il protocollo fissa un limite massimo di 21 milioni di unità, una regola che lo distingue dal contante, il cui potere d’acquisto tende a calare quando la base monetaria si espande.
Bitcoin è anche più accessibile di molti asset tradizionali. Non serve l’anticipo per un mutuo né il capitale per comprare un intero bitcoin, perché ogni unità è divisibile fino a cento milionesimi (i satoshi). Come osserva CryptoPotato, per chi risparmia solo in valuta che si svaluta Bitcoin rappresenta un’altra porta verso il lato di chi possiede asset scarsi.
Il tema del rapporto tra politica economica americana e Bitcoin è tornato d’attualità anche con la proposta di Donald Trump di versare 5.000 dollari a ogni adulto, che abbiamo analizzato in un approfondimento dedicato.
I limiti di Bitcoin: volatilità e assenza di flussi di cassa
Bitcoin resta un asset molto volatile, e nelle fasi di ribasso più severe può perdere il 50% o più in pochi mesi. Per un risparmiatore alle prime armi questa caratteristica è un rischio concreto, non un dettaglio. La stessa analisi di CryptoPotato lo riconosce apertamente.
Detenere Bitcoin, inoltre, non genera flussi di cassa e aiuta poco chi ha già il reddito assorbito da affitto, cibo, sanità e debiti. Bitcoin non rende la casa più accessibile, non alza i salari reali, non riduce i costi sanitari e non redistribuisce la ricchezza esistente. Da solo, quindi, non può ricostruire la classe media americana.
| Aspetto | Cosa offre Bitcoin | Cosa non risolve |
|---|---|---|
| Offerta | Limite fisso di 21 milioni di unità | Non abbassa il costo della vita |
| Accesso | Acquistabile anche in frazioni minime | Non sostituisce un reddito adeguato |
| Rischio | Indipendente da un’autorità centrale | Cali del 50% o più in pochi mesi |
| Rendimento | Possibile rivalutazione nel lungo periodo | Nessun flusso di cassa da detenzione |
Cosa significa per i risparmiatori italiani
Il dibattito americano riguarda anche chi risparmia in euro, perché l’inflazione erode allo stesso modo i depositi in contanti. La lezione di Kobeissi è che la distanza tra chi possiede asset e chi no tende ad allargarsi quando i prezzi salgono a lungo. Bitcoin può essere uno degli strumenti con cui alcune persone scelgono di esporsi a un asset scarso.
- Diversificazione: Bitcoin è un asset, non un piano di risparmio completo. Il suo peso va valutato insieme a liquidità, immobili e investimenti tradizionali.
- Orizzonte: la volatilità rende Bitcoin poco adatto a chi potrebbe aver bisogno del capitale nel breve periodo.
- Contesto politico: le scelte di Washington pesano sul mercato, come mostra la lettura di Bitwise sul CLARITY Act e il rialzo di Bitcoin.
Prospettive: un asset in più, non una cura
La conclusione più equilibrata è che Bitcoin non salva la classe media, ma offre un’opzione in più in un’economia dove la proprietà di asset decide sempre più chi conserva e chi accresce la ricchezza. Un bene scarso, senza un’autorità centrale e acquistabile da quasi chiunque resta un caso unico tra gli strumenti disponibili ai piccoli risparmiatori.
Nei prossimi mesi conteranno l’andamento dell’inflazione, le decisioni della Federal Reserve e il costo del denaro per le famiglie. La redazione di BitcoinLive24 continuerà a seguire il rapporto tra macroeconomia e Bitcoin. Per ricevere gli aggiornamenti in tempo reale, scarica l’app BitcoinLive24.
Domande frequenti
Quanta ricchezza detiene l’1% più ricco delle famiglie americane?
Secondo The Kobeissi Letter, circa 1,4 milioni di famiglie, cioè l’1% più ricco, controllano oltre 60.000 miliardi di dollari di patrimonio netto. Dal 2020 questa ricchezza è cresciuta di più di 30.000 miliardi.
Bitcoin può proteggere dall’inflazione?
Bitcoin ha un’offerta massima fissa di 21 milioni di unità, quindi non può essere stampato come il contante. È però molto volatile e può perdere il 50% o più in pochi mesi, per cui non garantisce una protezione stabile nel breve periodo.
Bitcoin può risolvere la crisi della classe media?
No, Bitcoin da solo non può ricostruire la classe media. Non alza i salari, non abbassa il costo della casa e non genera flussi di cassa; può solo offrire un modo in più per possedere un asset scarso.
Serve molto capitale per comprare Bitcoin?
No, non serve comprare un bitcoin intero. Ogni unità è divisibile fino a cento milionesimi, i satoshi, e molte piattaforme consentono acquisti anche di pochi euro.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
