BitRiver, la più grande società di mining di criptovalute della Russia, ha visto il proprio fondatore Igor Runets trasferito dagli arresti domiciliari a un centro di custodia cautelare, dove resterà per almeno due mesi. L’accusa è frode su larga scala per danni superiori a 1 miliardo di rubli (circa 12,5 milioni di dollari) ai danni di una controllata di En+, il conglomerato industriale fondato da Oleg Deripaska. Il dettaglio che rende il caso rilevante ben oltre i confini russi: BitRiver è stata nel 2022 la prima società di mining di criptovalute mai sanzionata dal Tesoro statunitense, e a smontarla oggi non sono le sanzioni americane ma i tribunali di casa propria.
Cosa è successo al tribunale di Mosca
Il tribunale distrettuale Zamoskvoretsky di Mosca ha accolto la richiesta degli inquirenti di inasprire la misura cautelare nei confronti di Runets, disponendo la custodia in carcere per almeno due mesi. Secondo Bitcoin.com News, che colloca l’udienza al 29 luglio 2026, le forze dell’ordine hanno motivato la richiesta con l’entità del danno economico e con il rischio che l’imputato potesse influenzare i testimoni restando ai domiciliari. Sulla data le fonti non coincidono: Cointelegraph colloca il provvedimento di custodia cautelare al 22 luglio.
Runets è accusato ai sensi della Parte 4 dell’articolo 159 del codice penale russo, la norma che punisce la frode su larga scala commessa da un gruppo organizzato. Il proseguimento dell’inchiesta dipenderà dalle perizie fisiche sui macchinari da mining e dalle testimonianze dei rappresentanti di En+.
Il contratto al centro dell’accusa risale al 2023. Come riporta CoinDesk, citando l’agenzia giuridica russa Pravo.ru, la fornitura non onorata riguardava macchine per un valore di 8 milioni di dollari destinate a Infrastruktura Sibiri, controllata di En+, gruppo che produce il 5% dell’alluminio mondiale. Secondo Cointelegraph, a firmare quel contratto nel 2023 fu Fox, società controllata da Runets; l’acquirente versò 7,9 milioni di dollari in anticipo e le macchine non furono consegnate entro i 32 giorni pattuiti. Per la procura Runets non avrebbe mai avuto intenzione di adempiere, destinando i fondi a spese personali. Né BitRiver né i legali di Runets hanno commentato pubblicamente la decisione del tribunale, riferisce Bitcoin.com News.
Perché BitRiver non è un miner qualsiasi
BitRiver è stata la prima società di mining di criptovalute nella storia a finire nella lista delle sanzioni statunitensi. Il comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro USA del 20 aprile 2022 designa la holding svizzera Bitriver AG ai sensi dell’Executive Order 14024, insieme a dieci controllate russe del gruppo, e afferma testualmente: “Questa è la prima volta che il Tesoro designa una società di mining di valuta virtuale”. A decidere le designazioni è l’OFAC, l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni economiche statunitensi.
La motivazione del provvedimento è esplicitamente energetica e geopolitica. Nello stesso documento il Tesoro scrive che queste aziende, “gestendo vaste server farm che vendono capacità di mining di valuta virtuale a livello internazionale, aiutano la Russia a monetizzare le proprie risorse naturali”, e colloca l’industria russa del mining al terzo posto mondiale sulla base di stime riportate. BitRiver, fondata in Russia nel 2017, aveva trasferito nel 2021 la proprietà legale dei propri asset alla holding elvetica: una struttura che non le ha evitato la designazione.
Le dimensioni operative spiegano il peso del gruppo. Runets, laureato con un MBA a Stanford, ha avviato la costruzione del primo data center siberiano nel 2017 e ha poi ampliato l’operazione fino a 15 data center con oltre 175.000 server, secondo CoinDesk. L’impianto principale del gruppo si trova a Bratsk, nella regione siberiana di Irkutsk, ed è entrato in funzione nel 2019: lo riferisce Cointelegraph, citando fonti locali. È un dettaglio che diventa decisivo più avanti.
Il paradosso: le sanzioni non l’hanno fermata, i tribunali russi sì
Quattro anni dopo la designazione OFAC, il gruppo si sta disfacendo per cause interamente domestiche. A febbraio 2026 Runets era stato fermato e posto ai domiciliari su tre capi d’imputazione per evasione fiscale. Nello stesso mese un tribunale arbitrale regionale ha aperto la procedura d’insolvenza contro il gruppo Fox, che secondo CoinDesk detiene il 98% del capitale sociale di BitRiver. Bitcoin.com News stima il debito di Fox in circa 9,2 milioni di dollari e riferisce che BitRiver è attualmente in procedura fallimentare con un possibile cambio di proprietà.
Le due vicende, con ogni evidenza, convergono sullo stesso soggetto. Fox è insieme la società che ha firmato il contratto del 2023 finito sotto accusa (Cointelegraph) e l’azionista che controlla quasi per intero BitRiver (CoinDesk). Il procedimento penale per la fornitura non consegnata e il dissesto dell’azionista di controllo passano quindi per la stessa struttura societaria, ed è questo a trasformare una disputa su un contratto da 8 milioni in un problema esistenziale per l’intero gruppo di mining.
C’è poi un secondo livello di ironia. La parte lesa è una controllata di En+, il gruppo fondato da Deripaska che a sua volta è passato per le liste OFAC: il comunicato del Tesoro del 27 gennaio 2019 annuncia la rimozione di En+ dalla SDN List — l’elenco statunitense di persone ed entità con cui è vietato fare affari — dopo che la società aveva ridotto la quota azionaria diretta e indiretta di Deripaska e ne aveva reciso il controllo. Lo stesso documento precisa che “tutte le sanzioni su Deripaska restano in vigore”. In altre parole: una società uscita dalle sanzioni USA è oggi parte lesa, davanti a un tribunale russo, nel procedimento contro il fondatore della società che in quelle sanzioni è entrata per prima nel suo settore.
Il nodo energetico: divieti totali e limiti stagionali
Il contesto regolatorio russo sul mining è più articolato di quanto suggeriscano molti titoli, e vale la pena distinguere. Il governo russo ha approvato un divieto totale di mining in 10 regioni valido sei anni, dal 1° gennaio 2025 al 15 marzo 2031: riguarda Daghestan, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Caraciai-Circassia, Ossezia del Nord, Cecenia e i territori ucraini occupati di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, come riportato da Cointelegraph sulla base di una nota dell’agenzia TASS.
Le regioni siberiane dove si concentra il mining del Paese — Irkutsk, Buriazia e Zabaikalsky — non rientrano in quel divieto: ad aree determinate di quelle regioni si applicano invece restrizioni stagionali, approvate per prevenire blackout energetici. Nel 2025 la finestra di stop andava dal 1° gennaio al 15 marzo, per estendersi negli anni successivi dal 15 novembre al 15 marzo. La distinzione pesa, perché nella proposta iniziale del governo le regioni vietate erano 13 e includevano proprio Irkutsk: la versione definitiva l’ha esclusa dal divieto e le ha applicato i limiti invernali. Sempre secondo Cointelegraph, gli operatori russi del settore dipendono dall’elettricità a basso costo di quell’area.
Qui va segnalata un’incongruenza nelle ricostruzioni giornalistiche. CoinDesk attribuisce la chiusura di diversi centri di mining di BitRiver al “divieto governativo di sei anni in 10 regioni”. Ma quelle 10 regioni non comprendono la Siberia, dove il gruppo opera: le restrizioni che possono toccare i suoi impianti sono semmai quelle stagionali, e valgono per aree determinate di quelle regioni. Quale sia l’impatto effettivo resta però non documentato: interpellata da Cointelegraph all’epoca del provvedimento, BitRiver non ha voluto commentare le conseguenze delle restrizioni sulle proprie operazioni.
| Data | Evento | Dato chiave |
|---|---|---|
| 2017 | Fondazione di BitRiver; impianto di Bratsk avviato nel 2019 | Fino a 15 data center, oltre 175.000 server |
| 2021 | Trasferimento della proprietà degli asset a una holding svizzera | Bitriver AG |
| 20 aprile 2022 | Designazione OFAC del gruppo | Holding + 10 controllate russe, E.O. 14024 |
| 1° gen 2025 – 15 mar 2031 | Divieto russo di mining in 10 regioni (Irkutsk esclusa) | Siberia, aree determinate: stop 1 gen – 15 mar nel 2025, poi 15 nov – 15 mar |
| Febbraio 2026 | Arresti domiciliari per evasione fiscale e insolvenza di Fox | 3 capi d’accusa; Fox detiene il 98% del capitale |
| 29 lug 2026 (Bitcoin.com); 22 lug (Cointelegraph) | Trasferimento in custodia cautelare | Almeno 2 mesi; danni oltre 1 mld di rubli |
Cosa significa per chi segue il mining Bitcoin
La vicenda BitRiver è un caso di studio sul rischio reale dell’infrastruttura di mining: raramente è quello che i titoli anticipano. Un’azienda nata nel 2017 per monetizzare l’energia a basso costo della Siberia ha assorbito la designazione del Tesoro USA nel 2022 e ha continuato a operare per anni; a metterla in crisi sono stati invece la politica energetica interna, l’insolvenza dell’azionista di controllo e un procedimento penale nato da una fornitura a un cliente domestico.
Per il lettore italiano il punto pratico è la separazione tra rischio geopolitico e rischio giurisdizionale. Il primo è visibile, annunciato e spesso già prezzato; il secondo — tribunali locali, procedure fallimentari, limiti al consumo elettrico decisi regione per regione — agisce in silenzio e colpisce l’operatività quotidiana. Chi valuta l’esposizione a società di mining, quotate o meno, trova qui un promemoria concreto: la concentrazione geografica della capacità di calcolo è una variabile di rischio quanto il prezzo dell’energia. Su BitcoinLive24 abbiamo seguito da vicino l’evoluzione del quadro russo, dalla legge che autorizza i pagamenti anti-sanzioni alla legge cripto definitiva approvata a luglio, e continuiamo a monitorare l’uso delle sanzioni come strumento contro le infrastrutture crypto, come nel recente caso delle sanzioni OFAC a HormuzSafe.
Prospettive
Nel breve termine il procedimento resta in fase istruttoria: la custodia cautelare è fissata in almeno due mesi e l’inchiesta dipende dalle perizie sui macchinari e dalle testimonianze di En+. Sul piano societario, la procedura d’insolvenza aperta contro Fox e il possibile cambio di proprietà aprono tre scenari plausibili: una ricapitalizzazione con nuovo azionista, uno spezzatino degli asset siberiani, oppure la loro riconversione verso carichi di lavoro AI. Nessuno dei tre è oggi confermato.
Sul piano di sistema, resta da vedere se la caduta del principale operatore nazionale rallenti l’espansione del mining russo o semplicemente ne ridistribuisca la capacità verso operatori più piccoli e meno esposti mediaticamente. È un tema che vale anche fuori dalla Russia: la corsa a localizzare hashrate dove l’energia costa poco continua, come mostra il caso delle zone franche per il mining in Uzbekistan.
Domande frequenti
Di cosa è accusato il fondatore di BitRiver?
Igor Runets è accusato di frode su larga scala ai sensi della Parte 4 dell’articolo 159 del codice penale russo, per danni superiori a 1 miliardo di rubli (circa 12,5 milioni di dollari). Secondo gli inquirenti, una società da lui controllata avrebbe incassato 7,9 milioni di dollari di anticipo su un contratto da 8 milioni per la fornitura di macchine da mining a una controllata di En+, senza consegnarle entro i 32 giorni pattuiti. A febbraio 2026 era già stato posto ai domiciliari su tre capi d’imputazione per evasione fiscale.
Perché BitRiver era sotto sanzioni statunitensi?
Il Dipartimento del Tesoro USA ha designato Bitriver AG il 20 aprile 2022 ai sensi dell’Executive Order 14024, per aver operato nel settore tecnologico dell’economia russa, insieme a dieci controllate russe. Nel comunicato il Tesoro specifica che si trattava della prima designazione di una società di mining di valuta virtuale e motiva l’azione con il fatto che queste aziende aiutano la Russia a monetizzare le proprie risorse naturali vendendo capacità di mining sui mercati internazionali.
Il mining di criptovalute è vietato in Russia?
No, non su tutto il territorio. Il divieto totale riguarda 10 regioni ed è in vigore dal 1° gennaio 2025 al 15 marzo 2031, mentre nelle principali regioni siberiane di mining — Irkutsk, Buriazia e Zabaikalsky — si applicano restrizioni stagionali ad aree determinate, non un divieto permanente: nel 2025 lo stop andava dal 1° gennaio al 15 marzo, negli anni successivi dal 15 novembre al 15 marzo. Irkutsk, dove BitRiver ha il suo impianto principale, era inclusa nella proposta iniziale di divieto a 13 regioni ed è stata poi esclusa.
Che impatto ha questo caso sul prezzo di Bitcoin?
Non emergono elementi che colleghino direttamente la vicenda giudiziaria all’andamento del prezzo di Bitcoin. L’impatto è circoscritto all’infrastruttura di mining russa e alla distribuzione geografica della capacità di calcolo, non alla domanda di mercato.
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Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
